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Μετα δε ταυτα ου πολλαις ημεραις υστερον ηλθεν εξ Αθηνων Θυμοχαρης εκων ναυς ολιγας... εγενετο προς την Αβυδον.
Dopo queste cose, non molti giorni appresso, per ultimo giunse da Atene, avendo poche navi, Timocare: e subito Spartani ed Ateniesi attaccarono di nuovo battaglia navale, vinsero gli Spartani, essendo comandante Agesandrido. Dopo poco questo, Dorieo, figlio di Diagoro, al sopravvenire dell'inverno, nello stesso navigò da Rodi verso l'Ellesponto con 14 navi. Riconoscendolo (καθοράω), la sentinella degli Ateniesi inviò in messaggio agli strateghi. Essi riportarono (ἀνάγω) da lui 20 navi: Dorieo per sfuggire a queste fuggiva verso terra e tirava in secco le sue triremi presso Roiteo. Essendo nelle vicinanze gli Ateniesi, combatterono dalle navi e da terra fino a Madito presso l'altro accampamento, senza nulla ottenere. Mindaro che aveva assistito alla battaglia, sacrificando ad Atena, portava aiuto per mare e, dopo aver messo in mare (καθέλκω) le sue triremi, prendeva il mare dopo ave preso quelle di Dorieo.
(By Geppetto)
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Ελατη τη αγρια μυρσινη εριζει και λεγει· "Εγω μεν καλη ειμι και υψηλη και χρησιμευω εις την των οικιων οικοδομιαν... αι δε τας μεν ελατας κοπτουσι, τας δε μυρσινας ου καταβαλλουσι". (Versione greco da Esopo)
Un abete è a diverbio con un mirto selvatico e dice: "Io sono bello e alto e sono utile alla costruzione delle case, tu sei misero, povero e non sei utile (dai vantaggio)". Il mirto selvatico ribatte: "Non dici il vero: sono povero, ma stimato: le fanciulle intrecciano per sé il mirto ed offrono alla dea Afrodite il mirto unito al melograno. Ricordati bene le scuri: quelle tagliano gli abeti, non toccano i mirti!"
(By Geppetto)
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Λεων περι ετυχγανε λαγωω κοιμωμενω και τουτο εμελλε κατεσθιειν· μεταξυ δε ορων ελαφρον ποριουσαν, αφιει τον λαγωον και εκεινην εδιοχε... διωκοντες ελπιδας προιασι τα εν χερσι.
Un leone si imbatteva in una lepre che dormiva (κοιμάω part pres mp), e per questa ragione (τοῦτο) si apprestava a mangiarla; nel frattempo, vedendo un cervo che si avvicinava, abbandonava (ἀφίει impf ind 3a sg ἀφίημι) la lepre e correva dietro a quella. Ma la lepre, (ἠγείρετο imperf mp ἀγείρω 3a sing) si svegliava per il frastuono e fuggiva. Ma il leone inseguiva per molto tempo il cervo, (e) dato che non riusciva a prenderla ritornava sulla lepre ( ἐπανήρχετο, ἐπανέρχομαι imperf 3a pl) ma non la trovava (ηὕρισκε imperf 3a sing εὑρίσκω). Ma il leone diceva (ἔφη, imperf 3a sing φημί): "Io subisco cose giuste, perchè lasciando andare text-align: justify;"- (ἀφιείς part pres ἀφίημι) il cibo tra le zampe preferivo (προὔκρινον, imper ind. προκρίνω) una speranza ghiotta. Così alcuni non si accontentano (ἀρκοῦνται ἀρκέω pres ind mp 3a pl, regge il dativo) di (κέρδεσι = κέρδος, εος n neut dat pl) guadagni moderati, inseguendo speranze lasciano andare ( προιᾶσι προιᾶσι, προίημι pres ind act 3a pl) quelle (sott. che hanno) nelle le mani.
(by Vogue)
Consigli del traduttore: Per tradurre bene questa versione RIPASSA L'IMPERFETTO
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ἐπεὶ δὲ κατ' αὐτὴν ἤδη τὴν σελήνην ἐγεγόνειν πάμπολυ τῶν νεφῶν ἀποσπάσας, ᾐσθόμην κάμνοντος ἐμαυτοῦ... οἱ δικαζόμενοι, τὰ γύναια, τὰ θηρία
Dopo che ero già giunto sopra quella luna staccatomi (part. ἀποσπάω) moltissimo dalle nuvole, compresi (αἰσθάνομαι aor. 1a sing) di essere stanco. Dopo essermi spinto avanti (προσελαύνω) e sedutomi su questa, mi fermavo (imperf. διαναπαύω) guardando giù sulla terra come quel Giove di Omero, ora scorrendo con lo sguardo (καθοράω) quella dei cavalieri dei Traci, ora quella quella dei Misii. poco dopo invece se mi sembrò giusto (δόξειε— δοκέω aor ott act 3a sing), la Grecia, la Persia e l'India...
Da tutte queste cose mi riempivo (imp. ἐμπίμπλημι) di un certo profondo piacere. E per prima cosa mi sembra(va) molto piccola veder la terra molto più esigua della luna che io volgendomi improvvisamene a grande distanza non sapevo (Imperf. ἀπορέω 1a sing) dove fossero questi monti o questo mare; e se non ho visto ( ἐθεᾱσάμην aor. θεάομαι) il Colosso di Rodi e la Torre sul Faro, sappi bene che mi sarebbe sfuggita (διαλανθάνω) interamente anche la terra. Dopo che fissai la vista attentamente mi apparve immediatamente tutta la vita umana, non solo le nazioni e le città ma, in modo chiaro, anche quelli stessi che navigavano, quelli che facevano la guerra, quelli che coltivavano i campi, quelli che decidevano, le donne e le bestie.
(By Vogue)
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Ανθρωπος παρα ποταμω ξυλευεται και την εαυτου αξινην αποβαλλει· Η δε γαρ αυτω ολισθανει εις ποταμον... αλλ'ουδε την οικειαν αποδιδωσι.
Un uomo fa della legna presso un fiume e la sua scure gli sfugge: questa infatti va a finire nel fiume. Egli si siede sulla sponda e si lamenta. Appare il dio Ermes e viene a sapere il motivo del lamento ed ha compassione dell'uomo: scende nel fiume e riporta sù una scure d'oro. Il dio dice all'uomo: "Uomo, è questa la tua scure?". L'uomo dice di no (ἀρνέομαι); il dio scende di nuovo nel fiume e porta sù una scure d'argento. L'uomo dice ancora che quella non è la sua. Il dio scende di nuovo e porta sù la sua scure. L'uomo riconosce la sua scure. Ermes loda la sua onestà e gliele lascia tutte. L'uomo racconta i fatti agli amici; uno di questi, un avido, decide di rifare le stesse cose e va verso il fiume e, come prima cosa, getta di proposito la sua scure, poi si siede e si lamenta. Riappare Ermes sebbene conosce lo scopo del lamento: il dio scende nel fiume e, come prima, porta sù una scure d'oro. L'avido dice con gioia: "Questa è davvero la mia scure!". Il dio si adira e non solo si tiene quella, ma non gli dà neanche la sua.
(By Geppetto)