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Εν εσχατω τω πεδιω η Αφροδιτη βλεπει Αινειαν τον υιον εν κινδυνω· ο Διομηδης γαρ τον Αινειαν κτεινειν βουλεται...
1. In una remota pianura Afrodite guarda il figlio Enea in pericolo: Diomede infatti vuole uccidere Enea.
2. Afrodite vuole salvare il figlio ed Enea copre (καλύπτω regge dat) il volto con il velo, ma Diomede vede la dea e la colpisce (ἐποίχομαι) con la lancia.
3. Diomede in mezzo al tumulto sorprende (κιχάνω) Afrodite, si allunga ( ἐπορέγω) e ferisce (οὐτάζω) il delicato braccio; la lancia infatti trapassa (διαπείρω) il divino velo e subito (αἱμάσσω) [lo] macchia di sangue.
4. La dea grida (ἰάχω) per la sofferenza dolorosa e fugge. Ella (ἥ) infatti si tormenta (τείρω) terribilmente (αἰνῶς è avverbio); ma Diomede chiama a gran voce ( αὔω) la dea: "Lascia andare (εἷκε = imperatvivo perf ἵημι ma si traduce col l'imperativo presente ) la guerra o Afrodite!" Il tuo onore non è nella guerra ma è negli inganni. Tu infatti con la tua arte inganni (ἠπεροπεύω) gli uomini."
5. Afrodite presso la pianura trova il fratello Ares e supplica (λίσσομαι) il dio: "Dammi i tuoi cavalli, patisco cose terribili e soffro (ἄχθομαι ) molto ( λίαν. ); voglio andare sull'Olimpo". Ares gli da i cavalli. La dea va sul carro e corre (πέτομα) verso il sommo Olimpo.
7. Afrodite così giunge dalla madre Dione e dice: "Soffro (= πάσχω κακῶς) " e piange. Dione accoglie affettuosamente (ἀσπάζομαι) Afrodite e dice: "Figlia mia sopporta (ἀνέχω imperativo) questa disgrazia. Gli dei vengono feriti spesso dagli uomini (τιτρώσκω).
(By Vogue)
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Άμφιτρύων έδιδάξατοΉρακλέα μέν άρματηλατεῖν, παλαίειν δε Αύτόλυκος, τοξεύειν δέ Εὒρυτος, όπλομαχεῖν δέ Κάστωρ, κιθαρῳδεῖν δέ Λίνος. Οὗτος δέ ἧν αδελφός Όρφέως· άφικνείτο δέ εις Θήβας καί Θηβαίος έγίγνετο, ἒνθα Ηρακλής τῇ κιθάρᾳ αυτόν άπέκτεινε· έπιπλήξαντα γάρ αυτόν ό ἢρως διά τήν οργήν άπέκτεινε. Δίκην δέ έπαγόντων τινῶν αύτῷ φόνου, έσημηνε νόμον 'Ραδαμάνθυος λέγοντας: «Ὄς ἃν άμύνηται τόν χειρῶν άδικων κατάρξαντα, άθῷός έστι». Καί οὒτως άπελύθη. Φοβούμενος δέ Αμφιτρύων μή πάλιν τι ποιήσῃ τοιοῦτον, ἒπεμψεν αὐτόν είς τά βουφόρβια. Κάκεῖ τρεφόμενος μεγέθει τε καί ρώμῃ πάντων διέφερε. Ἦν δέ φανερός ὂτι Διός παῖς ἧν· τετραπηχυαῖον μέν γάρ εἶχε τό σῶμα, πυρός δ’έξ όμμάτων ἒλαμπεν άἳγλην. Ούκ ήστόχει δέ οὒτε τοξεύων οὒτε άκοντίξων.
Anfitrione erudì Eracle a guidare un carro, Autolico a fare la lotta, Eurito a tirare con l'arco, Castore ad usare le armi, Lino a cantare usando la cetra. Questi era fratello di Orfeo; se ne andava a Tebe e diventava un tebano, qui Eracle lo uccideva co una cetra: l'eroe infatti lo uccideva a causa della collera perché era stato da lui rimproverato (ἐπιπλήσσω). Poiché alcuni gli infliggevano (ἐπάγω) una pena a causa del delitto, contestò (σημαίνω) citando la legge di Radamanto: "Colui che si sia difeso da uno che è il primo ad intervenire (κατάρχω) con atti di mano violenti non sia punito". E così fu assolto. Anfitrione, temendo che non lo facesse di nuovo, lo assegnò alle mandrie di bestiame. E allora, cresciuto moltissimo, superava tutti in forza. Era evidente che era figlio di Zeus: infatti aveva il corpo di quattro cubiti, un bagliore di fuoco brillava dagli occhi. Mai falliva il bersaglio (ἀστοχέω) tirando con l'arco o col giavellotto.
(By Geppetto)
ULTERIORE TENTATIVO DI TRADUZIONE
Anfitrione fece istruire Eracle a guidare un carro, Autolico a lottare, Eurito a tirare con l'arco, Castore ad usare le armi, Lino a suonare la citara. Costui era fratello di Orfeo; giungeva a Tebe e divenne Tebano, qui Eracle lo uccideva con la citara; infatti l'eroe dopo averlo rimproverato lo uccise per collera. Poiché alcuni gli infliggevano la pena del delitto, indicò la legge di Radamanto che diceva: "Chi difendesse quello che ha cominciato atti ingiusti, è impunito". E così fu assolto. Anfitrione temendo che potesse di nuovo compiere cose del genere, lo mandò alle mandrie di bestiame. E qui cresciuto in robustezza e forza superava tutti. Era evidente che fosse figlio di Zeus; aveva infatti una statura di quattro cubiti, dagli occhi brillava un bagliore di fuoco. Non falliva un bersaglio né tirando con l'arco né lanciando un giavellotto.
(By Stuurm)
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Τῆς θερινῆς ὥρας περὶ τὴν μεσημβρίαν, ὅτε ὁ ἥλιος τὴν γῆν καῖε, ὁδοιπόροι, ὅτι ὑπὸ τοῦ θερμοῦ ἡλίου ἐτρύχοντο, ὡς ἔβλεπον πλάτανον, ἐκεῖ κατέφευγον... (Versione di greco tratta da Esopo)
Nell'ora estiva, intorno a mezzogiorno, durante la stagione estiva, quando il sole infiamma la terra, dei viandanti, poiché erano oppressi dal calore del sole, quando vedevano un platano, si rifugiavano là e si riposavano nell'ombra...(CONTINUA)
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Αλωπηξ και πιθηκος δια της αυτης οδου επορευοντο και περι της ευγενειας ηριζον... οταν τους ελεγΧειν δυναμενους μη εχωσιν.
Una volpe e una scimmia passavano (imperf πορεύω) per la stessa strada e rivaleggiavano per la nobiltà. Ciascuno dei due diceva molte parole su se stesso quando erano sopra il luogo, là la scimmia guardava e gemeva (ἀναστενάζω). La volpe chiedeva il motivo, la scimmia le mostrava (ἐπιδείκνῡμι) i monumenti e diceva: "Ma (come) non posso piangere quando vedo le stele dei padri affrancati e schiavi?" E quella le rispondeva: "Ma non dire (ψεύδου — ψεύδω pres imperat mp 2a sg) queste cose false!" Nessuno infatti di questi si alza (ἀνίστημι)e ti smentisce (confuta) (ἐλέγχω). Così anche fra gli uomini i bugiardi talvolta si vantano (κατᾰλαζονεύομαι) qualora non abbiano chi non può [ lett. coloro che non possono] smentirli.
(By Vogue)
Ulteriore proposta di traduzione
Una volpe ed una scimmia andavano per la stessa strada e discutevano con ostentazione circa la nobiltà d'animo. Ognuno dei due esprimeva molte doti su se stesso quando giungevano in un posto dove la scimmia si incantava e si commuoveva. La volpe chiedeva (ἔρομαι) il motivo, la scimmia le indicava (ἐπιδείκνυμι) dei monumenti e diceva: "Ma non posso che piangere quando vedo i monumenti dei miei padri liberti e schiavi?". E l'altra le rispondeva: "Ma (perché) dici cose false: infatti nessuno di quelli si alza in piedi e ti dà una prova convincente (ἐλέγχω)". Così talvolta anche gli uomini che affermano il falso esagerano perché non possono convincere i più forti.
(By Geppetto)
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ἐντεῦθεν τοῦ Κύρου τῶν στρατιωτῶν προϊόντων ἐφήνατο ἴχνια ἵππων καὶ κόπρος· εἰκάζετο δ᾽ εἶναι ὁ στίβος ὡς δισχιλίων ἵππων...
Avanzando (πρόειμι part pres gen pl) i soldati di Ciro da qui, apparvero (φαίνω) orme di cavalli e sterco; si arguiva che era l'orma di duemila cavalieri inviati da Artaserse. Questi procedendo (part πρόειμι) davano fuoco sia al foraggio sia a qualunque altra cosa era utile. Oronta, uomo persiano parente del re che era definito (λεγόμενος) fra i migliori dei Persiani nelle cose di guerra (τὰ πολέμια) voleva (lett pres "vuole) tendere un tranello a Ciro. Egli riferì (aor φράζω) a Ciro un infido espediente: se Ciro gli avesse dato mille cavalieri, Oronta dopo aver(gli) teso un'agguato text-align: justify;"-(part aor ἐνεδρεύω) avrebbe ucciso i mille cavalieri di Artaserse che prima avevano appiccato il fuoco (part. προκατακαίω). A Ciro che ascoltava, ciò sembrava vantaggioso. Ma Oronta che aveva l'intenzione di tradire (προδίδωμι) Ciro scrisse una lettera nella quale annunciò (sottinteso "al Re Artaserse") in modo chiaro il suo progetto. Ma Ciro trovò per caso la lettera e la lesse (letteralmente "leggendola" ἀναγιγνώσκων part pres nom sing di ἀναγιγνώσκω). Dopo queste cose su ordine di Ciro (letteralmente: genitivo assoluto "ordinandolo Ciro") tutti i fedelissimi fra i sostenitori di Ciro uccisero Oronta.
(By Vogue)