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Ἡρακλεῖ βουλομένῳ παραλαμβάνειν τὰ χρυσᾶ τῶν Ἑσπερίδων μέλα Προμηθεύς έβούλευε μὴ δρέπειν, ἀλλὰ ἀποστέλλειν αὐτὸν τὸν Ἄτλαντα, Ὁ δὲ Ἡρακλῆς παρὰ τὰς ὄχθας τοῦ Ὠκεανοῦ ἀφικνεῖτο· ἐκεῖ ἔστη ὁ κῆπος ...
Prometeo consigliava ad Eracle che progettava di prendere le mele d'oro delle Esperidi di non coglierle, ma di inviare lui stesso Atlante. Eracle arrivava alle rive dell'Oceano; lì era stato posto il giardino delle Esperidi, figlie della notte, le quali custodivano insieme al drago Ladone, le mele d'oro, dono della Terra per il matrimonio di Era e di Zeus. Zeus dunque persuadeva Atlante ed il Titano lasciava l'asse della terra ad Eracle. Dopo che Atlante coglieva le mele, ritornava da Eracle ma non voleva prendere su di sé l'asse della terra. Ma Eracle fingendo di volersi grattare la testa, persuadeva Atlante a riprendere per breve tempo l'asse della terra. Atlante veniva persuaso dalle parole di Eracle. e, ponendo le mele sulla terra, riceveva l'asse della terra. Così Eracle, prendendo le mele, si allontanava.
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Ἀλλά, ὡς λύκοι καὶ ἄρκτοι καὶ λέοντες αὐτοί, ὅσα ἐσθίουσι, φονεύουσιν, ἀναίρει δήγματι βοῦν ἢ στόματι σῦν, ἢ ἄρνα ἢ λαγωὸν διαρρήγνυ καὶ ἐσθίε προσπίπτων ἔτι ζῶντος, ὡς ἐκεῖνα. Εἰ δ' ἀναμένεις νεκρόν γίγνεσθαι τὸ ἐσθιόμενον... (Plutarco)
Ma, come lupi, orsi e leoni, essi stessi, tutto quello che mangiano, lo uccidono, lo distruggono, un bue con un morso o un cinghiale con la bocca, o squarciano e mangiano un agnello o una lepre attaccando quando sono vivi, come quelli. Se aspetti che ciò che si mangia diventi cadavere e l'anima presente ti turba a godere della carne, perché mangi contro natura ciò che è animato? Ma neanche ciò che è inanimato e morto si mangerebbe così com'è, ma lo si cuoce, lo si arrostisce, lo si trasforma col fuoco e con le droghe, alterando, trasformando e spegnendo con innumerevoli aromi l'uccisione, affinché il gusto, ingannato, accolga ciò che è estraneo. Noi così, noi viviamo nell'assassinio, al punto che chiamiamo il cibo carne, poi abbiamo bisogno di condimenti per la carne stessa, mescolando olio, vino, miele, garum, aceto con aromi siriaci e arabi, come se preparassimo per la sepoltura veramente un morto. E infatti, così, disfacendosi e ammorbidendosi (gen ass), è un lavoro sopportare la digestione, e controllata, provoca gravi pesantezze e dolorose indigestioni.
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Κατὰ τοῦτο τὸ στόμα νῆσος πρόκειται, ἣν οἱ μὲν Ἀχιλλέως νῆσον, οἱ δὲ Λευκὴν ἐπὶ τῆς χροιᾶς ὀνομάζουσιν. Ταύτην λέγεται οἰκεῖν τὸν Ἀχιλλέα. Καὶ νεώς ἐστιν ἐν αὐτῇ τοῦ Ἀχιλλέως, καὶ ξόανον τῆς παλαιᾶς ἐργασίας. Ἡ δὲ νῆσος ἀνθρώπων μὲν ἐρήμη ἐστίν, ...
Di fronte a questo stretto è presente (πρόκειμαι) un'isola, che alcuni chiamano isola di Achille, altri Leuca (Bianca) per il colore. Si dice che l'abiti (abiti questa) Achille. E c'è in essa un tempio di Achille, e una statua di antica lavorazione. L'isola è priva di uomini, ma ci pascolano poche (lett: non molte) capre. E queste si dice che siano offerte (ἀνατίθημι, inf pres) sempre ad Achille da coloro che vi approdano (προσίσχω, part pres). E infatti anche molte altre offerte votive si dedicano (ἀνάκειμαι) nel tempio, come sacrificio di ringraziamento ad Achille. E si dedicano anche iscrizioni, elogi di Achille. Vivono molti uccelli nell'isola, gabbiani, folaghe e corvi marini, in numero incalcolabile (non calcolabile). Questi stessi uccelli rispettano il tempio di Achille. Al primo albeggiare ogni giorno volano giù (καταπέτομαι) nel mare; poi, dal mare, dopo aver bagnato (bagnati) le ali, volano di nuovo (εἰσπέτομαι) di nuovo in fretta sul tempio, e spruzzano (ῥαίνω) il tempio. E qualora sia bene (favorevole), questi puliscono (ἐκκαλλύνω) inoltre il pavimento con le ali.
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Και τις ουκ αν ἐπῄνεσε την των βαρβαρων σοφιαν; Ει γε μηδεις αυτων ες αθεοτητα εξεπεσε, μηδε αμφιβαλλουσι περι θεων αρα γε εισιν η ουκ εισιν, και αρα γε ημων φροντιζουσιν η ου. Ουδεις γουν εννοιαν ελαβε τοιαυτην, οιαν Ενιμερος ο Μεσσηνιος ...
Chi non elogerebbe la saggezza dei barbari? Certamente nessuno di loro cadde nell'empietà, né dubita effettivamente a proposito degli dei se esistono o non esistono o se si prendono cura di noi o meno. Nessuno infatti ha concepito un tale ragionamento come Enémero di Messene, o Diogene di Frigi, o Ippone, o Diagora, o Sosia, o Epicuro, né un Celtico, né un Egiziano. Quelli detti prima fra i barbari dicono anche che gli dei esistono e che provvedono a noi e che preannunciano il futuro attraverso gli uccelli, i simboli, le viscere e altri insegnamenti e dottrine. Queste cose sono quindi per gli uomini insegnamenti (derivanti) dalla previdenza degli dei verso di loro. E dicono che molte cose vengono mostrate prima anche attraverso i sogni e le stesse stelle. E avendo una forte fede per queste cose, sacrificano puramente e si mantengono puri santamente, celebrano riti e osservano la legge dei sacrifici, e fanno tutte le altre cose dalle quali si concorda che venerano e onorano gli dei con forza.
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Η τε γὰρ ἀναχώρησις τῶν Ἑλλήνων ἐξ Ιλίου, χρονία γιγνομένη, πολλὰ ἐπε όχμωσε, καὶ στάσεις ἐν ταῖς πόλεσιν ὡς ἐπὶ πολὺ ἐγίγνοντο, ἀφ᾽ ὧν οἱ ἐκπίπτοντες τὰς νέας πόλεις ἔκτιζον. ... (da Tucidide)
La partenza dei Greci da Troia, che si verificò dopo molto tempo, causò (il verbo nella foto mandataci non si legge bene quindi controllate il significato siamo andati a senso) molte difficoltà per le quali per lungo tempo ci furono sedizioni nelle città, a causa delle quali gli esiliati fondarono nuove città. I Beoti, infatti che oggi chiamiamo così, sessant'anni dopo la caduta di Troia, cacciati da Arne dai Tessali, si stabilirono nella terra che ora è chiamata Beozia, ma che in passato era chiamata Cadmea. I Dori, invece, conquistarono il Peloponneso con gli Eraclidi ottant'anni dopo. Solo dopo molto tempo la Grecia, godendo finalmente di una pace stabile e non più scossa da rivolte, inviò colonie e gli Ateniesi fondarono molte (città) nell'area ionica e in numerose isole, mentre i Peloponnesiaci colonizzarono la maggior parte dell'Italia e della Sicilia, e anche alcune zone del resto della Grecia. Tutte queste città furono fondate dopo la guerra di Troia.