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Στρατηγός τις, διότι τὸν στρατὸν ἐν ἀπόροις ἔβλεπε, τοῖς στρατιώταις ἔλεγε· «Καλοὺς κατελπισμοὺς ἔχομεν σωτηρίας. Ἡμεῖς μὲν γὰρ πιστοί ἐσμεν καὶ τοὺς θεοὺς σέβομεν, οἱ δὲ πολέμιοι οὐ μόνον ἀνόσιοί εἰσιν, ἀλλὰ καὶ τὴν σπονδὴν παρὰ τοὺς ὅρκους λύουσι. ...
Un certo stratega /comandante, poiché vedeva l'esercito in difficoltà, diceva ai soldati: "Abbiamo belle speranze di salvezza. Infatti, noi siamo fedeli e veneriamo gli dèi, mentre i nemici non solo sono empi, ma violano anche la tregua contro i giuramenti. Dunque, gli dèi sono ostili ai nemici, ma amici a noi. Infatti, è proprio degli dèi concedere/dare la vittoria agli uomini che sono forti e coraggiosi, e salvare invece dalle difficoltà quelli che sono nelle difficoltà della sorte. Se combattiamo (lett congiuntivo) dunque coraggiosamente contro i nemici, la vittoria è sicura. Infatti, gli dèi ammirano il valore degli uomini fedeli e coraggiosi e salvano i buoni da pericoli terribili".
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Ἐπιμελοῦ μὲν τῶν πάντων περὶ τὸν βίον, μάλιστα δὲ τὴν σαυτοῦ φρόνησιν ἄσκει· μέγιστον γὰρ ἐν ἐλαχίστῳ νοῦς ἀγαθὸς ἐν ἀνθρώπου σώματι. Πειρῶ τῷ μὲν σώματι εἶναι φιλόπονος, τῇ δὲ ψυχῇ φιλόσοφος, ἵνα τῷ μὲν σώματι ἐπιτελεῖν δύνῃ ἅττα δοκεῖ σοι καλὰ... (da Isocrate)
Abbi cura di tutte le cose riguardo la vita, ma soprattutto esercita il tuo stesso pensiero; infatti, (anche) nel più piccolo corpo di un uomo c'è una cosa più grande, una mente buona. Cerca di essere laborioso con il corpo e amante della sapienza con l'anima, affinché con il corpo tu possa compiere ciò che ti sembra bello e buono, e con l'anima tu possa prevedere le cose che sono utili. Qualunque cosa tu stia per dire, prima esaminala con il buon senso; infatti, per molti la lingua corre più veloce del pensiero. Non considerare (considera nulla) nulla delle cose umane come sicure; così infatti né sarai molto felice né eccessivamente triste. Scegli i tempi opportuni di quale momento parlare o su ciò di cui sei molto esperto, oppure su ciò di cui è necessario parlare. Infatti, solo in questi casi il discorso è migliore del silenzio, mentre in tutti gli altri è meglio tacere che parlare.
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Ἡμιόνω σάγαις ἐφορτιζέσθην καὶ ἅμα ἐπορευέσθην, ὁ μὲν κοφίνους χρυσοῦ μεστοὺς ἔφερεν, ὁ δὲ θυλάκους κριθῶν μεστούς. Ὁ μὲν ἡμίονος, ὃς χρυσὸν ἐβάσταζεν, μεγάλαυχος ἐβάδιζε καὶ τὸ κωδώνιον ἠχικὸν ἔσειεν, ὁ δὲ σχολαίως εἴπετο. Εξαπίνης δὲ λῃσταί τινες ἐφαίνοντο...
Su due asini furono caricati dei pesi e (quelli) camminavano insieme, l'uno portava cesti pieni d'oro, l'altro sacchi pieni di orzo. L'asino che trasportava oro, marciava superbo e agitava la risonante campanella, l'altro lo seguiva lentamente. All'improvviso apparivano dei ladri e assalivano l'asino con l'oro mentre risparmiavano l'altro per il carico di scarso valore. Quando i ladri se ne andavano l'asino sventurato privo del carico piangeva e diceva: "Soffro giustamente per la mia ricchezza, infatti ero arrogante e non consideravo che l'oro è causa di pericoli. Tu che sei invece povero non corri pericoli e sei salvo."
Analisi logica
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Οἱ δὲ Ἀργεῖοι τοὺς Μυκηναίους ὑπόπτευον μήποτε ἀμφισβητήσωσι αὐτοῖς διὰ τὸ παλαιὸν φρόνημα τῆς πόλεως· πάλαι μὲν ἔσπευδον ἄραι τὴν πόλιν, τότε δὲ καιρὸν εὔθετον ἔχειν ἐνόμιζον, ὁρῶντες τοὺς Λακεδαιμονίους μὴ δυναμένους τοῖς Μυκηναίοις βοηθεῖν. ...(da Diodoro Siculo)
I Greci di Argo sospettavano che i Micenei non fossero mai in disaccordo con loro a causa dell'antica nobiltà di intenti della città; un tempo aspiravano a ridurre in proprio potere la città, ma allora pensavano che fosse il momento opportuno, vedendo che gli Spartani non erano in grado di aiutare i Miceni. Avendo quindi radunato un esercito notevole da Argo e dalle città alleate, marciarono contro di loro, sconfiggendo i Micenei in battaglia dopo aver serrato la città. I Micenei, per un po' di tempo, si difendevano vigorosamente, ma dopo queste cose essendo debilitati dal combattimento e non potendo gli Spartani aiutarli per le loro guerre personali e per il disastro dei terremoti, poiché non c'erano altri alleati, venivano conquistati di forza per la mancanza di chi li aiutasse. Gli Argivi dopo aver asservito i Miceni distrussero Micene. Così questa città, prospera nei tempi antichi, che aveva grandi uomini e che aveva compiuto azioni illustri, ebbe questa distruzione e rimase disabitata fino ai nostri tempi.
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Ξέρξης, ὁ τῶν Περσῶν βασιλεύς, ἐπὶ τὰς Ἀθήνας ἐπέβαινε καὶ τὴν τῆς Ἀττικῆς κορυφὴν ἐρήμην ἐφηύρισκε· πάντες γὰρ οἱ ἔνοικοι τῶν Ἀθηνῶν, τῷ ἄρχοντι Θεμιστοκλεῖ πειθόμενοι, τὴν πόλιν ἐξέλειπον ...
Serse, il re dei Persiani, marciava contro Atene e trovava la capitale dell'Attica deserta; infatti, tutti gli abitanti di Atene, obbedendo al comandante Temistocle, abbandonavano (ἐκλείπω, imperf) la città e si rifugiavano nell'isola vicina. Rimanevano solo i sacerdoti; volevano infatti difendere i santuari. Ma il re dei Persiani, con grande arroganza ed empietà, oltraggiava non solo gli uomini, ma anche i santuari; infatti bruciava i sacri templi e uccideva i sacerdoti, non preoccupandosi dell'ira degli dèi. Gli dèi punivano subito l'empietà di Serse. Quando a Salamina respingeva nella battaglia navale la flotta degli Ateniesi, gli dèi davano (lett accostavano) la vittoria ai valorosi Ateniesi e così costringevano la flotta del grande re, sconfitta, a ritirarsi e a non combattere mai più contro i Greci.
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