- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ESPERIA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Οιον εγω ποτε μεμνημαι ιδων ποιουντα αρχηστην ευδοκιμουντα προτερον, συνετον μεν τα αλλα και θαυμαζεσθαι ως αληθως αξιον, ουκ οιδα ε ητινι τυχη εις ασχημονα υποκρισιν ... μιμησιν του παθους τα τοιαυτα οιομενοι ειναι. (Da Luciano Sulla Danza)
Traduzione libera
Così una volta mi ricordo di aver veduto fare un mimo, che prima era bravo, giudizioso, e veramente degno di ammirazione, poi, non so come, per voler troppo imitare, era caduto nello strano. Rappresentando una volta Aiace, che vinto nella gara impazzisce, trasmodò tanto che parve a taluno, non già di rappresentare una pazzia, ma d’impazzire egli proprio. Che ad uno di quelli che battono le nacchere col piede egli lacerò la veste; ad uno dei flautisti che l’accompagnavano, strappò di mano il flauto; e spaccò il capo ad Ulisse, che gli stava vicino tutto gonfio e pettoruto per la vittoria: e se non fosse stato il cappello che gli parò alquanto la botta, il povero Ulisse sarebbe morto sotto i colpi d’un mimo uscito dei gangheri. Ma tutto il teatro era impazzito con Aiace, battevano i piedi, gridavano, si stracciavano le vesti; non pure il popolazzo, che è ignorante, e non intende di convenienza, né distingue il meglio dal peggio, credeva che quella fosse un' imitazione perfettissima della passione; ma la gente colta che capivano la bruttezza della cosa, e ne provavano vergogna, eppure non la disapprovavano tacendo, ma coi loro applausi anch’essi nascondevano la stoltezza dello spettacolo, benché vedessero benissimo che non era la pazzia d’Aiace ma del mimo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ESPERIA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Esperia pagina 393 numero 2
Inizio: Ευρυσθευς ενατον αθλον Ηρακλει επετασσε ζωστηρα κομιζειν τον Ιππολυτης. Αυτη δε εβασιλευεν Αμαζων ... Fine: Ιππολυτην κτεινει και τον ζωστηρα αφαιρειται.
Euristeo imponeva ad Eracle come nona fatica ad Eracle di prendere la cintura di Ippolita. Ella regnava sulle Amazzoni, che abitavano presso il fiume Termodonte, popolo grande nelle cose riguardanti la guerra; esercitavano infatti una vita da uomini, allevavano solo le femmine, e comprimevano la mammella destra, per non essere impedite nel lanciare dardi, mentre lasciavano la (mammella) sinistra per allattare. E Ippolita aveva la cintura di Ares, come segno di avere una posizione di primato. Eracle fu inviato a prendere questa cintura, poiché la bella figlia di Euristeo, Admete, la voleva. Prendeva con sé dei combattenti volontari (lett. che lo volevano) e viaggiava per mare velocemente su una sola nave. Infine approdava al porto di Temiscira ed Ippolita gli chiedeva perché fosse venuto. Ma Era prese le sembianze di una delle Amazzoni, frequentava il popolo, per dire (lett. dicendo) che gli stranieri rapivano la regina. ...(continua)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ESPERIA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Esperia 2 pagina 238 numero 2
Δεινυται δ' εν τω τεμενει ταφος Νεοπτολεμου, κατα χρησμον γενομενος, Μαχαιρεως Δελφου ανδρος ανελοντο αυτον. Εκει γαρ Νεοπτολεμος εφαφη. ... ο ναυαρχος του δευτερου Πτολεμαιου.
Nel recinto sacro si mostra la tomba di Neottolemo nato/eretto per il comando dell'oracolo. Machereo uomo di Delfi lo sconfisse/uccise. Là infatti Neottolemo fu sepolto. Dicono che Branco, un discendente da Machereo, fu colui che fu a capo del tempio di Didime. Il certame antico a Delfi era di citaredi, i quali cantavano il peana in onore del Dio. Lo avevano istituito i Delfii. Dopo la guerra Crisa gli Amfizioni in memoria delle imprese di Euriloco istituirono un certame equestre e ginnastico il cui promio fosse una corona e lo denominarono Pizio. Ai citaredi aggiunsero anche i suonatori di flauto, ed i citaristi che senza cantare modulavano una certa melodia detta nomo Pizio. Dunque compose i canti Timostene, capitano di nave del secondo Tolomeo. .
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ESPERIA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Esperia 2 pagina 196 numero 2
Αλεξανδρος απαγαγων τας ναυς εγνω διαβαινειν τον Ιστρον επι τους Γετας τους περαν του Ιστρου ωκισμενους .... και την λειαν πασαν οσην οι Γεται υπελιποντο.(versione greco Arriano)
Alessandro, dopo aver portato via le navi, ritenne di attraversare il Danubio verso i Geti che abitavano dalla parte opposta del Danubio, perché lo prese il desiderio di passare oltre il Danubio. Egli stesso salì sulle navi: così, comandate le numerosissime navi, traghettava con quelle, quanto più era possibile l’esercito in tale regione. E quelli che passarono insieme ad Alessandro sono 1500 cavalieri, 4000 fanti. Passarono di notte dove la distesa di grano era larga: e certamente molto ne lasciarono procedendo lungo la sponda. Così Alessandro si comportava lungo la distesa. . E i Geti non accolsero di buon grado il primo passaggio dei cavalieri: infatti inaspettata sembrò loro la temerarietà di Alessandro, perché così agevolmente aveva attraversato in una sola notte il Danubio, il più grande dei fiumi non attraversabile a guado, i pericoli e il violento schieramento della falange. Alessandro conquista la città ed i Geti lasciarono tutto quanto il bottino. (by Geppetto)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ESPERIA - versioni greco tradotte
- Visite: 5
Esperia 1 numero 3 pagina 340
Απο δε Θορνακος προελθοντι εστιν η πολις Σπαρτη μεν ονομαζομενη εξ αρχης, ανα χρονον ... Καισαρος, ο δε Αυγουστου, παιδος εκεινου. (da Pausania)
Per chi viene (part. aor. di προέρχομαι) da Tornace, si presenta la città di Sparta così chiamata inizialmente, col tempo anche Lacedemone: fino ad allora questo nome fu dato al territorio. Per quelli dei Lacedemoni che abitarono Sparta, c’è una piazza pregevole da vedere; nella piazza ci sono le sedi sia di una sala del senato sia di una degli Efori sia di una dei magistrati e una dei Bidiei. Il più importante della piazza è il portico persiano, fatto con le prede dei Medi. Sulle colonne ci sono figure in pietra bianca di Persiani e Mardonio figlio di Gobri. Davanti alla piazza ci sono celle, quella di Cesare. di Augusto e del figlio di quello. (By Geppetto)