Temistocle convince i cittadini ad impiegare in modo proficuo i proventi delle miniere d'argento - P
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TEMISTOCLE CONVINCE I CITTADINI AD IMPIEGARE IN MODO PROFICUO I PROVENTI DELLE MINIERE D'ARGENTO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco TRADUZIONE dal libro Greco Nuova Edizione

Traduzione N. 1
Poichè gli Ateniesi avevano l'abitudine di distribuirsi i proventi del Laurento che provenivano dalle miniere d'argento, il solo Temistocle osò dire al popolo che bisognava, abbandonando la spartizione di questo denaro, ( con esso ) allestire delle triremi per la guerra contro gli Egineti. Questa guerra allora, soprattutto in Grecia, era al culmine, e gli abitanti dell'isola ( gli Egineti) con un gran numero di navi padroneggiavano il mare. Quindi ancora più facilmente Temistocle li convinse all'allestimento (delle navi), incitandoli non contro Dario né contro i Persiani, ma facendo appello opportunamente alla collera contro gli Egineti e al senso di competizione dei cittadini. Gli Ateniesi costruirono infatti cento triremi con quel denaro, con le quali combatterono anche contro Serse.
traduzione n. 2
Dato che gli ateniesi avevano l'abitudine di distribuirsi il guadagno del laurio dalle miniere d'argento, uno solo osò dire al popolo ke è necessario dopo aver abbandonato la spartizione ke si costruissero delle triremi tramite queste ricchezze per la guerra contro gli egineti. questa guerra era infatti allora ardemente nel pieno nell'Ellade e gli abitanti dell'isola occupavano il mare con la maggior parte delle navi perciò persino più facilmente temistocle persuadeva non tirando fuori il nome di dario né Persiano, ma utilizzando oppurtunamente per l'allestimento l'ira degli egineti e la litigiosità dei cittadini. gli ateniesi costruirono infatti cento navi da quelle ricchezze con le quali combatterono anche in mare contro serse.
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La morte di Bruto versione greco Plutarco
traduzione libro Agon versione numero 13 pagina 11
εμβαλων δε την δεξιαν εκαστω μαλα φαιδρος ηδεσθαι μεν εφη μεγαλην fine: και περιπεσων ευτελευτησεν

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TESEO E SOLOE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Taxis
Μενεκράτης δέ τις, ἱστορίαν περὶ Νικαίας τῆς ἐν Βιθυνίᾳ πόλεως ἐκδεδωκώς, Θησέα φησὶ τὴν Ἀντιόπην ἔχοντα διατρῖψαι περὶ τούτους τοὺς τόπους· τυγχάνειν δὲ συστρατεύοντας αὐτῷ τρεῖς νεανίσκους ἐξ Ἀθηνῶν ἀδελφοὺς ἀλλήλων, Εὔνεων καὶ Θόαντα καὶ Σολόεντα. τοῦτον οὖν ἐρῶντα τῆς Ἀντιόπης καὶ λανθάνοντα τοὺς ἄλλους ἐξειπεῖν πρὸς ἕνα τῶν συνήθων· ἐκείνου δὲ περὶ τούτων ἐντυχόντος τῇ Ἀντιόπῃ, τὴν μὲν πεῖραν ἰσχυρῶς ἀποτρίψασθαι, τὸ δὲ πρᾶγμα σωφρόνως ἅμα καὶ πρᾴως ἐνεγκεῖν καὶ πρὸς τὸν Θησέα μὴ κατηγορῆσαι. τοῦ δὲ Σολόεντος ὡς ἀπέγνω ῥίψαντος ἑαυτὸν εἰς ποταμόν τινα καὶ διαφθαρέντος, ᾐσθημένον τότε τὴν αἰτίαν καὶ τὸ πάθος τοῦ νεανίσκου τὸν Θησέα βαρέως ἐνεγκεῖν, καὶ δυσφοροῦντα λόγιόν τι πυθόχρηστον ἀνενεγκεῖν πρὸς ἑαυτόν· εἶναι γὰρ αὐτῷ προστεταγμένον ἐν Δελφοῖς ὑπὸ τῆς Πυθίας, ὅταν ἐπὶ ξένης ἀνιαθῇ μάλιστα καὶ περίλυπος γένηται, πόλιν ἐκεῖ κτίσαι καὶ τῶν ἀμφ᾽ αὐτόν τινας ἡγεμόνας καταλιπεῖν. ἐκ δὲ τούτου τὴν μὲν πόλιν, ἣν ἔκτισεν, ἀπὸ τοῦ θεοῦ Πυθόπολιν προσαγορεῦσαι, Σολόεντα δὲ τὸν πλησίον ποταμὸν ἐπὶ τιμῇ τοῦ νεανίσκου
TRADUZIONE
Un certo Menecrate il quale ha pubblicato na storia di Necea di Bitinia afferma che teseo stette quanche tempo con Antiope nei paraggi. Per caso c'erano con lui tre giovani fratelli di Atene che avevano partecipato alla sua spedizione sic hiamavano Eunea Toante e Soloente. Quest'ultimo innamoratosi di Antiope di nascosto daglia altri svelò il segreto a uno dei suoi amici più intimi. Questi mise al corrente della cosa Antiope ma questa respinse sdegnosamente quell'approccio sopportando però la cosa con saggezza e discrezione senza dir nulla a teseo. quando Soloente ebbe perduto ogni speranza si gettò nelle acque di un fiume e vi morì
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Τὰ δὲ τοιαῦτα λήματα καὶ τὰς φιλοτιμίας αὐτὸς ἀνέθρεψε καὶ κατεσκεύασε Καῖσαρ, πρῶτον μὲν τῷ χαρίζεσθαι καὶ τιμᾶν ἀφειδῶς, ἐνδεικνύμενος ὅτι τὸν πλοῦτον οὐκ εἰς τρυφὴν ἰδίαν οὐδ’ ἰδίας ἡδυπαθείας ἐκ τῶν πολέμων ἀθροίζει, κοινὰ δ’ ἆθλα τῆς ἀνδραγαθίας παρ’ αὐτῷ φυλασσόμενα ἀπόκειται καὶ μέτεστιν ἐκείνῳ τοῦ πλουτεῖν ὅσα τοῖς ἀξίοις τῶν στρατιωτῶν δίδωσιν· ἔπειτα τῷ πάντα μὲν κίνδυνον ἑκὼν ὑφίστασθαι, πρὸς μηδένα δὲ τῶν πόνων ἀπαγορεύειν. τὸ μὲν οὖν φιλοκίνδυνον οὐκ ἐθαύμαζον αὐτοῦ διὰ τὴν φιλοτιμίαν· ἡ δὲ τῶν πόνων ὑπομονὴ παρὰ τὴν τοῦ σώματος δύναμιν ἐγκαρτερεῖν δοκοῦντος ἐξέπληττεν, ὅτι καὶ τὴν ἕξιν ὢν ἰσχνός, καὶ τὴν σάρκα λευκὸς καὶ ἁπαλός, καὶ τὴν κεφαλὴν νοσώδης, καὶ τοῖς ἐπιληπτικοῖς ἔνοχος, ἐν Κορδύβῃ πρῶτον αὐτῷ τοῦ πάθους ὡς λέγεται, τούτου προσπεσόντος, οὐ μαλακίας ἐποιήσατο τὴν ἀῤῥωστίαν πρόφασιν, ἀλλὰ θεραπείαν τῆς ἀῤῥωστίας τὴν στρατείαν, ταῖς ἀτρύτοις ὁδοιπορίαις καὶ ταῖς εὐτελέσι διαίταις καὶ τῷ θυραυλεῖν ἐνδελεχῶς καὶ ταλαιπωρεῖν ἀπομαχόμενος τῷ πάθει καὶ τὸ σῶμα τηρῶν δυσάλωτον.
TRADUZIONE
Cesare stesso favoriva e alimentava nei suoi soldati questa fermezza e questo spirito di emulazione, innanzitutto accattivandoseli e ricompensandoli con abbondanti elargizioni di denaro e riconoscimenti, dando così l'impressione di non voler ricavare dalle guerre vantaggi economici per sé o soddisfare i suoi lussi e i suoi capricci privati, ma che tutti quei soldi servivano quale premio agli atti di valore compiuti e che se lui ne usufruiva era perché quel denaro veniva dato appunto ai meritevoli. Si accattivava poi l'animo dei soldati partecipando personalmente e spontaneamente ad ogni azione pericolosa e senza sottrarsi ad alcuna fatica.
Ciò che stupiva i soldati non era il suo amore per il rischio, dal momento che essi sapevano quanto grande fosse in lui il desiderio di gloria, erano la sua resistenza alle fatiche e gli sforzi portati al limite delle sue possibilità fisiche, tanto più perché era magro di costituzione, aveva un colorito bianco e delicato, soffriva spesso di emicrania ed era soggetto ad attacchi di epilessia (sembra che il primo l'abbia avuto a Cordova). Tuttavia egli non trasse mai da questa sua debolezza un pretesto per adagiarsi o farsi coccolare, al contrario, fece della vita militare un antidoto contro quel male, compiendo lunghissime marce, consumando pasti frugali, dormendo sempre all'aperto, affrontando ogni genere di disagi, e così riuscì a rendere e a mantenere il corpo inattaccabile ad ogni genere di infermità.
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TESEO E SOLOENTE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Μενεκράτης δέ τις, ἱστορίαν περὶ Νικαίας τῆς ἐν Βιθυνίᾳ πόλεως ἐκδεδωκώς, Θησέα φησὶ τὴν Ἀντιόπην ἔχοντα διατρῖψαι περὶ τούτους τοὺς τόπους· τυγχάνειν δὲ συστρατεύοντας αὐτῷ τρεῖς νεανίσκους ἐξ Ἀθηνῶν ἀδελφοὺς ἀλλήλων, Εὔνεων καὶ Θόαντα καὶ Σολόεντα. τοῦτον οὖν ἐρῶντα τῆς Ἀντιόπης καὶ λανθάνοντα τοὺς ἄλλους ἐξειπεῖν πρὸς ἕνα τῶν συνήθων· ἐκείνου δὲ περὶ τούτων ἐντυχόντος τῇ Ἀντιόπῃ, τὴν μὲν πεῖραν ἰσχυρῶς ἀποτρίψασθαι, τὸ δὲ πρᾶγμα σωφρόνως ἅμα καὶ πρᾴως ἐνεγκεῖν καὶ πρὸς τὸν Θησέα μὴ κατηγορῆσαι. τοῦ δὲ Σολόεντος ὡς ἀπέγνω ῥίψαντος ἑαυτὸν εἰς ποταμόν τινα καὶ διαφθαρέντος, ᾐσθημένον τότε τὴν αἰτίαν καὶ τὸ πάθος τοῦ νεανίσκου τὸν Θησέα βαρέως ἐνεγκεῖν, καὶ δυσφοροῦντα λόγιόν τι πυθόχρηστον ἀνενεγκεῖν πρὸς ἑαυτόν· εἶναι γὰρ αὐτῷ προστεταγμένον ἐν Δελφοῖς ὑπὸ τῆς Πυθίας, ὅταν ἐπὶ ξένης ἀνιαθῇ μάλιστα καὶ περίλυπος γένηται, πόλιν ἐκεῖ κτίσαι καὶ τῶν ἀμφ᾽ αὐτόν τινας ἡγεμόνας καταλιπεῖν. ἐκ δὲ τούτου τὴν μὲν πόλιν, ἣν ἔκτισεν, ἀπὸ τοῦ θεοῦ Πυθόπολιν προσαγορεῦσαι, Σολόεντα δὲ τὸν πλησίον ποταμὸν ἐπὶ τιμῇ τοῦ νεανίσκου
TRADUZIONE
Un certo Menecrate il quale ha pubblicato na storia di Necea di Bitinia afferma che teseo stette quanche tempo con Antiope nei paraggi. Per caso c'erano con lui tre giovani fratelli di Atene che avevano partecipato alla sua spedizione sic hiamavano Eunea Toante e Soloente. Quest'ultimo innamoratosi di Antiope di nascosto daglia altri svelò il segreto a uno dei suoi amici più intimi. Questi mise al corrente della cosa Antiope ma questa respinse sdegnosamente quell'approccio sopportando però la cosa con saggezza e discrezione senza dir nulla a teseo. quando Soloente ebbe perduto ogni speranza si gettò nelle acque di un fiume e vi morì