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Gymnasmata pagina 411 numero 1
Δημαδης οτε τας προσοδους ειχεν υφ'εαυτω της πολεως, μετηγε την σπουδην του δημου επι το χρειωδες· .... τον αποστολον, ελυε το προς Αλεξανδρον εγκκλημα του δημου.
Demade, poiché aveva in potere di sé stesso le entrate della città, cambiava il sostegno del demo in necessità; infatti i cittadini volendo mandare le triremi ausiliarie ai quelli che si allontanavano da Alessandro e ordinando di consegnare denaro, Damade: «E’ per voi» disse, « il denaro; infatti facevo i preparativi necessari alle Choe, così da ricevere ciascuno di voi mezza mina; se decidete meglio per queste cose essi stessi si servono dei propri». E in questo modo, per non privarli della ripartizione, mandavano un messaggero, dissolveva l’accusa del demo contro Alessandro.
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Afrodite e il mercante Plutarco Moralia 303c-d
‘Τίς ἡ αἰτία, δι’ ἣν ἐν Σάμῳ τὴν Δεξικρέοντος Ἀφροδίτην καλοῦσι; ’ πότερον ὅτι τὰς γυναῖκας αὐτῶν ὑπὸ τρυφῆς καὶ ὕβρεως ἀκόλαστα ποιούσας Δεξικρέων ἀνὴρ ἀγύρτης καθαρμῷ χρησάμενος ἀπήλλαξεν· ἢ ὅτι ναύκληρος ὢν ὁ Δεξικρέων ἔπλευσεν εἰς Κύπρον ἐπ’ ἐμπορίαν καὶ μέλλοντα γεμίζειν τὴν Ἀφροδίτην κελεύειν ὕδωρ ἐμβαλόμενον καὶ μηδὲν ἄλλο πλεῖν τὴν ταχίστην· πεισθεὶς δὲ καὶ πολὺ ὕδωρ ἐνθέμενος ἐξέπλευσεν, εἶτα νηνεμίας καὶ γαλήνης ἐν τῷ πελάγει κατασχούσης, διψῶσι τοῖς ἄλλοις ἐμπόροις καὶ ναυκλήροις ὕδωρ πιπράσκων ἀργύριον πολὺ συνήθροισεν, ἐκ δὲ τούτου κατασκευάσας τὴν θεὸν ἀφ’ ἑαυτοῦ προσηγόρευσεν; εἰ δὴ τοῦτ’ ἀληθές ἐστι, φαίνεται οὐχ ἕνα πλουτίσαι, πολλοὺς δὲ σῶσαι δι’ ἑνὸς ἡ θεὸς θελήσασα.
Qual è la ragione per cui a Samio chiama Afrodite di Dessicreone? Perché il mago Dessicreone, facendo un rito di purificazione, liberò le donne di Samo dalla sfrenata licenziosità nella quale indugiavano a causa della grande lussuria e dissolutezza? O è perché Dessicreonte fu un capitano e navigò a Cipro per fini commerciali e, mentre stava caricando le merci sulla nave, Afrodite gli ordinò di caricare acqua e null’altro, e iniziare la navigazione il più presto possibile? Lui obbedì e, mettendo moltissima acqua nella nave, salpò; dopo un po’ di tempo il vento smise di soffiare e la nave fu abbonacciata in mare aperto. Egli vendette così l’acqua agli altri mercanti e capitani della nave che erano assetati, e così accumultò molto denaro. Pertanto egli modellò una statua di Afrodite e le diede il suo nome. Se questo è realmente vero, è possibile che la dea non abbia voluto far arricchire l’uomo, ma salvare le vite di molti uomini attraverso uno.
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ὅ γε μὴν πόλεμος χειμάρρου δίκην πάντα σύρων καὶ πάντα παραφέρων μόνην οὐ δύναται παιδείαν παρελέσθαι. καί μοι δοκεῖ Στίλπων ὁ Μεγαρεὺς φιλόσοφος ἀξιομνημόνευτον ποιῆσαι ἀπόκρισιν, ὅτε Δημήτριος ἐξανδραποδισάμενος τὴν πόλιν εἰς ἔδαφος κατέβαλε καὶ τὸν Στίλπωνα ἤρετο μή τι ἀπολωλεκὼς εἴη. καὶ ὅς "οὐ δῆτα, " εἶπε, "πόλεμος γὰρ οὐ λαφυραγωγεῖ ἀρετήν. " σύμφωνος δὲ καὶ συνῳδὸς καὶ ἡ Σωκράτους ἀπόκρισις ταύτῃ φαίνεται. καὶ γὰρ οὗτος ἐρωτήσαντος αὐτόν μοι δοκεῖ Γοργίου ἣν ἔχει περὶ τοῦ μεγάλου βασιλέως ὑπόληψιν καὶ εἰ νομίζει τοῦτον εὐδαίμονα εἶναι, "ευ γιγνωσκω'," ἔφησε, "πῶς ἀρετῆς καὶ παιδείας ἔχει," ὡς τῆς εὐδαιμονίας ἐν τούτοις, οὐκ ἐν τοῖς τυχηροῖς ἀγαθοῖς ουσης .
Certamente la guerra che come un torrente tutto travolge e tutto trascina non può distruggere solo l’educazione. E mi sembra che il filosofo Stilpone di Megara abbia dato una riposta memorabile quando Demetrio, dopo aver assoggettato la città, (la) rase al suolo e domandò a Stilpone se avesse perso qualcosa. Ed egli disse: “No di certo, infatti la guerra non saccheggia la virtù”. Concorde e consona a questa appare anche la risposta di Socrate. E infatti questi, quando Gorgia gli domandò quale opinione avesse riguardo al Gran Re e se ritenesse che egli fosse felice, disse: “Non so quanta virtù e quanta educazione abbia”, poiché la felicità è in questi e non nei beni di fortuna.
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Μετά δέ τήν τοῦ πατρός τελευτήν μεγα και θαυμαστόν ἒργον εις νοῦν βαλλόμενος Θησεύς συνώκιζε εις ἒν ἃστυ τούς τήν Αττικήν κατοικούντας, και μιᾶς πόλεως ἒνα δῆμον άπέφαινε. Έπιών οὗν κατά δῆμους και γένη, Θησεύς ἒπειθε τούς ανθρώπους* oι μέν πένητες ταχύ τήν παράκλησιν αύτοῦ ένεδέχοντο, τοῖς δε δυνατοίς ἒπειθε, προτείνων άβασίλευτον πολιτείαν και δημοκρατίαν, έν ᾗ αύτός μεν ήν μόνον αρχών πολέμου και φύλαξ νόμων, ἃπασι δέ τοῖς ἃλλοις ίσομοιρίαν τε και ισονομίαν διεσφάλιζε. Κατέλυε οὗν τά παρ’ έκάστοις πρυτανεῖα και βουλευτήρια και άρχάς, ἒν δέ έποίει ενταῦθα πρυτανεῖον καί βουλευτήριον ὂπου νῦν ΐδρυται τό ἃστυ, τήν τε προσηγόρευε Άθηνας.
Dopo la morte del padre ricordando la grande e meravigliosa impresa Teseo riuniva in una città quelli che abitavano l’Attica e faceva diventare un popolo di una sola città. Distribuendo dunque secondo demi e classi, Teseo persuadeva gli uomini; mentre i poveri accettavano subito la sua esortazione, confidava invece nei potenti, proponendo un amministrazione della città senza guida e democrazia in cui egli stesso era il solo capo della guerra e il custode delle leggi, a tutti gli altri assicurava saldamente parità di diritti e uguaglianza politica. Aboliva dunque presso ciascuno pritania e consigli e cariche, uno solo faceva qui il pritano e il consigliere dove ora fondava la città, chiamava la città Atene.
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Ἐκ δὲ τούτου τῆς Σύλλα δυνάμεως ἤδη μαραινομένης καὶ τῶν οἴκοι καλούντων αὐτόν, ἔπλευσεν εἰς Ῥόδον ἐπὶ σχολὴν πρὸς Ἀπολλώνιον τὸν τοῦ Μόλωνος, οὗ καὶ Κικέρων ἠκρόατο, σοφιστεύοντος ἐπιφανῶς καὶ τὸν τρόπον ἐπιεικοῦς εἶναι δοκοῦντος. λέγεται δὲ καὶ φῦναι πρὸς λόγους πολιτικοὺς ὁ Καῖσαρ ἄριστα καὶ διαπονῆσαι φιλοτιμότατα τὴν φύσιν, ὡς τὰ δευτερεῖα μὲν ἀδηρίτως ἔχειν, τὸ δὲ πρωτεῖον, ὅπως τῇ δυνάμει καὶ τοῖς ὅπλοις πρῶτος εἴη μᾶλλον, ἀσχοληθείς ἀφεῖναι, πρὸς ὅπερ ἡ φύσις ὑφηγεῖτο τῆς ἐν τῷ λέγειν δεινότητος, ὑπὸ στρατειῶν καὶ πολιτείας, ᾗ κατεκτήσατο τὴν ἡγεμονίαν, οὐκ ἐξικόμενος. αὐτὸς δ’ οὖν ὕστερον ἐν τῇ πρὸς Κικέρωνα περὶ Κάτωνος ἀντιγραφῇ παραιτεῖται, μὴ στρατιωτικοῦ λόγον ἀνδρὸς ἀντεξετάζειν πρὸς δεινότητα ῥήτορος εὐφυοῦς καὶ σχολὴν ἐπὶ τοῦτο πολλὴν ἄγοντος.
Dopo questo, volgendo ormai al tramonto la potenza di Siila e visto che i suoi insistevano perché tornasse a Roma, salpò per Rodi, dove frequentò la scuola di Apollonio, figlio di Molone, retore famoso e stimato per la sua morigeratezza, di cui era stato discepolo anche Cicerone. Cesare, a quanto dicono, aveva un'ottima disposizione naturale per l'oratoria politica, una dote che coltivò con tale diligenza da diventare senza alcun dubbio il secondo fra gli oratori romani: aveva rinunciato al primo posto solo perché il suo intento principale era quello di conseguire il primato nell'attività politica e militare, e furono proprio le campagne di guerra e le lotte politiche, attraverso le quali giunse al potere, ad impedirgli di raggiungere nell'arte oratoria quella supremazia a cui lo portava la natura. Egli stesso, più tardi, in risposta al Catone di Cicerone, obiettò che non si possono mettere a confronto l'eloquio di un soldato e l'abilità di un oratore, il quale, già versato per natura nell'arte dell'eloquenza, l'ha praticata per parecchio tempo.
Altra proposta di traduzione (più letterale)
Dopo questo, svanendo ormai la potenza di Silla e i suoi chiamandolo in patria, salpò per Rodi, alla scuola di Apollonio, figlio di Molone, che insegnava notevolmente come sofista e che era considerato essere un modello di morigeratezza, del quale era stato discepolo anche Cicerone. Si dice che Cesare aveva un'ottima disposizione naturale per l'oratoria politica, dote che coltivò con diligenza da essere incontrastabimente il secondo, essendo stato occupato ad abbandonare il primo posto perché l’attività principale era più al potere e alle armi, proprio per questo non raggiungendo, a causa delle campagne militari e delle attività politiche, attraverso cui ottenne il potere, nell’arte oratoria la supremazia a cui la natura lo portava. Egli allora poi in risposta al Catone di Cicerone si scusa che non si possono mettere a confronto l’eloquio di un soldato con l’abilità di un oratore naturalmente disposto e che ha praticato la scuola per parecchio tempo. (by Stuurm)