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O fortunam longe disparem, M. Fontei, si deligere potuisses ut potius telis tibi Gallorum quam periuriis intereundum esset! Tum enim vitae socia virtus, mortis comes gloria fuisset; nunc vero qui est dolor victoriae te atque imperi poenas ad eorum arbitrium sufferre qui aut victi armis sunt aut invitissimi paruerunt! A quo periculo defendite, iudices, civem fortem atque innocentem; curate ut nostris testibus plus quam alienigenis credidisse videamini, plus saluti civium quam hostium libidini consuluisse, graviorem duxisse eius obsecrationem quae vestris sacris praesit quam eorum audaciam qui cum omnium sacris delubrisque bella gesserunt. Postremo prospicite, iudices, id quod ad dignitatem populi Romani maxime pertinet, ut plus apud vos preces virginis Vestalis quam minae Gallorum valuisse videantu
O fortuna di Manio Fronteio molto dissimile, se tu avessi potuto eleggere di più piuttosto che morire per le armi che per gli spergiuri dei Galli! Allora della vita ti sarebbe stata compagna la virtù e compagna della morte la gloria: ora quel dolore è il tuo di dover patire le pene della tua vittoria e del tuo imperio ed arbitrio di coloro che furono da te vinti con le armi e costretti ad obbedirti? Da quel pericolo, difendete o giudici un valoroso ed innocente cittadino: provvedete di far che sembi di aver pià creduto alle deposizioni dei nostri che a quelle degli stranieri di aver avuto più riguardo per la salute dei cittadini che alla malvagia volontà dei nemici di aver reputate più gravi le preghiere di colui che è posto alla cura delle vostre sacre amministrazioni, che l'audacia di coloro che a tutte le vostre cerimonie e templi guerreggiarono. Finalmente giudici abbiate considerazione per quello che più alla dignità del popolo romano appartiene, in modo che egli veda, che presso di voi abbiano avuto maggior forza le preghiere di una vergine vestale che le minacce dei galli
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Omnis auctoritas philosophiae consistit in beata vita comparanda. Beate enim vivendi cupiditate omnes incensi sumus. Quare videndum est possitne nobis hoc ratio philosophorum dare. Pollicetur certe. Nisi enim id faceret, cur Plato Aegyptum peragravisset ut a sacerdotibus barbaris numeros et caelestia acciperet? Cur postea Tarentum ad Archytam et Locros ad Pythagoreos venit ut, cum Socratem audivisset, Pythagoreorum disciplinam addisceret? Cur ipse Pythagoras Aegyptum lustravit et Persarum magos adiit? Cur tantas regiones barbarorum pedibus obit et tot maria transmisit? Cur haec eadem fecit Democritus? Qui dicitur oculis se privasse ut quam minime a cogitationibus abduceretur. Idem, qui patrimonium neglexit, agros suos deseruit incultos, quid quaerebat aliud nisi beatam vitam? Qui, cum eam in rerum cognitione ponebat, ex illa investigatione naturae consequi volebat ut bono esset animo
Tutta l’importanza della filosofia risiede nella realizzazione di una vita felice. Noi tutti, infatti, siamo accesi dal desiderio di vivere felicemente. Bisogna, perciò, comprendere se il ragionamento dei filosofi ci possa garantire ciò. Sicuramente ce lo promette. Se ciò non fosse possibile, infatti, perché Platone avrebbe attraversato l’Egitto, per apprendere da sacerdoti stranieri l’aritmetica e l’astronomia? Per quale motivo giunse, in seguito, a Taranto presso Archita ed a Locri presso i Pitagorici per addottrinarsi all’insegnamento dei Pitagorici, dopo aver ascoltato Socrate? Per quale ragione lo stesso Pitagora visitò l’Egitto e consultò sacerdoti persiani? Perché raggiunse, a piedi, così numerosi territori stranieri ed attraversò tanti mari? Perché mai Democrito fece queste stesse cose? Si dice che egli si sia privato della vista per essere distolto il meno possibile dai suoi pensieri. Lui stesso, che trascurò il patrimonio ed abbandonò i suoi campi incolti, a cos’altro aspirava se non ad una vita felice? Egli, poiché la riponeva nella conoscenza delle cose, voleva derivare da quella ricerca della natura il fatto di essere d’animo nobile.
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Servio Tullio diventa re senza deliberazione del popolo
versione di latino di Cicerone
Versione dal libro LINGUA LATINA 2
inizio: Servius Tullius primus iniussus populi regnavisse traditur quem ferunt ex serva Tarquiniensi natum cum esset ex quodam regis cliente conceptus.
Fine: Sed cum tarquinius insidiis anci filiorum interisset, servius regnare coepit, non iussu, sed voluntate atque concessu civium.
traduzione: Si tramanda che servio tullio avesse regnato primasenza ordine del popolo, lo indicano come nato da una serva Tarquinia, essendo concepito da qualche cliente del re. questi assistendo ai pranzi del re fu educato nella categoria dei servi, non si nascose alla scintilla dell'ingegno, che già allora risplendeva nel fanciullo; così era abile in tutto sia nel dovere sia nella conversazione. e così tarquinio, che allora aveva figli assai piccoli, apprezzava così servio, affinché fosse ritenuto dal popolo suo figlio e lo educò con grandissima diligenza a tutte quelle arti che aveva appreso, secondo il raffinatissimo costume dei greci. ma essendo morto tarquinio per l'agguato dei figli di anco marzio, servio cominciò a regnare, non per comando, ma per volontà e concessione dei cittadini.
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Nuntium optatissimum accepi, te qaestorem in mea provincia factum esse. Spero te diutius mecum fore: magni enim mihi videtur interesse ad eam necessitudinem quam nobis sors tribuit consuetudinem quoque accedere. Quod ad me Curius, consobrinus tuus, mihi, ut scis, maxime necessarius, quod item C. Vergilius, propinquus tuus, familiarissimus noster, de te accuratissime scripsit, ego magni facio, sicut magni haberi debet hominum amicissimorum diligens commendatio; sed tuae litterae de tua praesertim dignitate et de nostra coniunctione maximi sunt apud me ponderis. Quaecumque a me ornamenta in te venire poterunt, venient, ut omnes intelligant a me habitam esse rationem tuae maiorumque tuorum dignitatis. Sed id facilius consequar si ad me in Ciliciam veneris; quod ego et mea et rei pubblicae et maxime tua interesse arbitror.
Ho ricevuto una notizia molto attesa, che tu sei stato nominato questore nella mia provincia. Spero che tu starai più a lungo con me: infatti mi sembra che sia di grande importanza (magni interesse) che anche (quoque) la frequentazione stretta (consuetudinem) si aggiunga (accedere) a quella vicinanza che il sorteggio ci ha assegnato. Quello che mi ha scritto Curio, tuo cugino, come sai a me molto strettamente legato, allo stesso modo quello che mi ha scritto di te in modo molto accurato Caio Vergilio, tuo congiunto, nostro intimo amico, io lo tengo in grande considerazione, così come deve essere considerata molto la puntuale raccomandazione di uomini molto amici; ma sono di grandissimo peso per me le tue lettere specialmente riguardanti la tua carica e la nostra collaborazione. Tutti gli onori che potranno venire da me verso di te, verranno, affinché tutti comprendano che ho tenuto in considerazione il tuo prestigio e quello dei tuoi antenati. Ma otterrò ciò più facilmente se verrai da me in Cilicia; giudico che questo sia importante sia per me sia per lo stato sia specialmente per te.
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Quoniam officia non eadem disparibus aetatibus tribuuntur aliaque sunt iuvenum, alia seniorum, aliquid etiam de hac distinctione dicendum est. Est igitur adulescentis maiores natu vereri exque iis deligere optimos et probatissimos, quorum consilio atque auctoritate nitatur; ineuntis enim aetatis inscitia senum constituenda et regenda prudentia est. Maxime autem haec aetas a libidinibus arcenda est exercendaque in labore patientiaque et animi et corporis, ut eorum et in bellicis et in civilibus officiis vigeat industria. Atque etiam cum relaxare animos et dare se iucunditati volent, caveant intemperantiam, meminerint verecundiae. Senibus autem labores corporis minuendi, exercitationes animi etiam augendae videntur, danda vero opera, ut et amicos et iuventutem et maxime rem publicam consilio et prudentia quam plurimum adiuvent.
Poiché alle diverse età non sono attribuiti gli stessi doveri, alcuni sono dei giovani, altri degli anziani, bisogno anche dire qualcosa su questa distinzione. E', allora, dovere dell'adolescente venerare gli anziani e prediligere fra loro i più apprezzati e stimati, e dal consiglio e dall'autorità dei quali tragga appoggio. Infatti, l'inesperienza della prima giovinezza, va sorretta e guidata con la saggezza degli anziani. Poi bisogna soprattutto tenere lontano questa gioventù dalla libidine, ed istruirli nel lavoro e nella sofferenza dell'animo e del corpo, affinché l'operosità fiorisca sia nella chiamata alle armi che nei servizi civili. E anche quando vorranno rilassare gli animi e abbandonarsi alla letizia, che badino all'arroganza, e si ricordino del pudore. Quanto ai vecchi, sembrano dover diminuire i lavori del corpo e anche aumentare gli esercizi dell'animo, e dover impegnarsi veramente, affinché aiutino gli amici, la gioventù e ancor di più la repubblica con determinazione e saggezza.
da altro libro