Ex tuis litteris quid ageres et ubi esses cognivi, quando autem te visuri essemus nihil sane ex litteris potuit suspicari. In spem tamen venio appropinquare tuum adventum, qui mihi utinam solacio sit, etsi tot tantisque rebus urgemur ut nullam adlevationem quisquam, nisi stultissimus, sperare debeat; sed tamen aut tu potes me aut ego te fortasse aliqua re iuvare. Scito enim me, posteaquam in urbem venerim, in gratiam redisse cum veteribus amicis, idest cum libris, etsi eorum usum dimiseram non quod iis succenserem, sed quod eorum me suppudebat. Videbatur enim mihi, cum me in res turbulentissimas infidelissimis sociis demisissem, praeceptis illorum non satis paruisse. Quamvis me paccasse sentiant, ignoscunt mihi, revocant in consuetudinem pristinam teque, quod in ea permanseris, sapientiorem quam me dicunt fuisse. Quam ob rem, quoniam placatis iis utor, video sperare debere, si te viderim, et ea quae premant, et ea quae impendeant me facile laturum.

Dalla tua lettera ho appreso che cosa facevi e dove eri; dalla lettera però non ho potuto affatto arguire quando ti vedrò. Tuttavia nutro la speranza che si avvicini il tuo arrivo, il quale possa essermi di conforto, sebbene io sia tormentato da tante e tanto grandi cose che nessuno, se non molto insensato, deve sperare alcun sollievo; ma nondimeno o tu puoi giovare a me o io a te forse in qualche cosa. Infatti sappi che io, dopo che sono arrivato in città, (mi) sono riconciliato con vecchi amici, cioè con i libri, anche se avevo messo da parte la loro consuetudine, non perché fossi sdegnato con loro ma perché provavo nei loro confronti una certa vergogna. Mi sembrava infatti, essendomi cacciato in mezzo ad una situazione molto spinosa con alleati sleali, di non aver obbedito abbastanza ai loro insegnamenti. Sebbene si accorgano che ho sbagliato, mi perdonano, mi richiamano all'antica consuetudine e dicono che tu, poiché sei rimasto legato ad essa, sei stato più saggio di me. Per questo motivo, dal momento che li frequento pacificati con me, sembra che io debba sperare che sopporterò facilmente, se ti vedrò, sia le cose che mi opprimono, sia quelle che mi sovrastano.