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Testo latino: cum Brutus a rege Tarquinio avunculo suo omnem nobilitatis indolem excerpi interque ceteros etiam fratrem suum, ...
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Cicerone non si allontanerà mai da Roma
Autore: Cicerone
Deinde sententiam meam tu facillime perspicere potuisti iam ab illo tempore cum in Cumanum mihi obviam venisti. non enim te celavi sermonem T. Ampi. vidisti quam abhorrerem ab urbe relinquenda, cum audissem. nonne tibi adfirmavi quidvis me potius perpessurum quam ex Italia ad bellum civile exiturum? quid ergo accidit cur consilium mutarem? nonne omnia potius ut in sententia permanerem? credas hoc mihi velim, quod puto te existimare, me ex his miseriis nihil aliud quaerere nisi ut homines aliquando intellegant me nihil maluisse quam pacem, ea desperata nihil tam fugisse quam arma civilia. huius me constantiae puto fore ut numquam paeniteat.
In seguito hai potuto conoscere molto facilmente la mia opinione già da quel periodo quando mi venisti incontro nel territorio di Cuma. Non ti nascosi infatti il discorso di T. Ampio. Hai visto quanto io fossi contrario ad abbandonare la città, dopo averlo sentito. Non è forse vero che ti confermai che avrei accettato qualunque cosa piuttosto che partire dall'Italia per una guerra civile? Dunque che cosa accadde per cui cambiassi opinione? Forse non sarebbe stato preferibile tutto piuttosto che io restassi della mia idea? Vorrei che tu mi credessi in questo, e credo che tu lo pensi, che non chiedo nient'altro da questi tormenti se non che gli uomini un giorno comprendano che niente ho preferito alla pace, e che, dopo aver perso la speranza in essa, non ho evitato niente quanto gli scontri civili. Credo che di questa coerenza non mi pentirò mai.
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I complotti di Clodio contro la res publica e contro Milone versione latino Cicerone latino laboratorio
P. Clodius, cum statuisset omni scelere in praetura vexare rem publicam, animadvertit ita tracta esse comitia anno superiore ut non multos menses praeturam arbitrio suo gerere posset. Cum autem L. Paulum conlegam effugere cuperet, singulari virtute civem, et annum integrum ad dilacerationem rei publicae quaereret, subito reliquit annum suum seseque in proximum transtulit, ut haberet, sic ipse dicebat, ad praeturam plenum annum atque integrum. Satis constabat debilem praeturam esse suam futuram consule Milone, quem porro, summo consensu populi Romani, consulem fore pro certo habebat. Contulit se ad eius competitores, quasi petitionem ipse solus, etiam invitis illis, gubernaret, et tota comitia suis, ut dictitabat, umeris sustineret Etenim, cum vidit homo ad omne facinus paratus Milonem certum fore consulem, dictitabat palam consulatum Miloni eripi non posse, vitam posse. Significavit hoc saepe in senatu, dixit in contione; etiam M. Favonio, egregio viro, quaerenti ex eo qua spe fureret Milone vivo, respondit triduo illum aut summum driduo e vita excessurum esse.
P. Clodio, avendo deciso di vessare lo stato nella pretura con ogni scelleratezza, si rese conto che i comizi nell'anno precedente erano stati trascinati a tal punto che per molti mesi non potè esercitare la pretura secondo il proprio arbitrio. Ma desiderando evitare il collega L. Paolo, cittadino di singolare virtù, e cercando un anno intero (integro) per la lacerazione dello stato, abbandonò subito il proprio anno e posticipò la sua candidatura all'anno successivo per avere, come egli stesso diceva, un anno pieno ed integro (intero) per la pretura. Era abbastanza evidente che la sua pretura sarebbe stata debole sotto il console milone, che poi, con la somma approvazione del popolo Romano, considerava (sapeva) per certo che sarebbe diventato console. Si presentò ai competitori di costui, come se solo lui stesso, anche a dispetto di quelli (contro il volere di quelli), governasse guidasse (governasse) la petizione, e sostenesse, sulle sue spalle, come andava dicendo gli interi comizi e veramente, quando l'uomo preparato ad ogni misfatto vide che Milone sarebbe diventato sicuramente console, andava dicendo apertamente che il consolato non poteva essere strappato a Milone, che poteva essere strappata la vita. Rese noto ciò spesso in senato, lo disse in assemblea; anche a M. Favonio, uomo egregio, che gli chiedeva con quali aspettative s'infuriava essendo vivo Milone, rrispose che quello sarebbe morto in tre o al massimo in quattro giorni.
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Intuendi nobis sunt non solum oratores sed etiam actores, ne mala consuetudine ad aliquam deformitatem pravitatemque veniamus. Exercenda est etiam memoria ediscendis ad verbum quam plurimis scriptis. Legendi etiam poëtae, cognoscendae historiae, omnium bonarum artium doctores atque scriptores eligendi et peruolutandi et exercitationis causa laudandi, inter pretandi, corrigendi, uituperandi, refellendi; disputandumque de omni re in contrarias partis et, quicquid erit in quaque re, quod probabile uideri possit, eliciendum, atque dicendum. Perdiscendum ius ciuile, cognoscendae leges, percipienda omnis antiquitas, disciplina rei publicae, iura sociorum, foedera, pactiones; libandus est etiam facetiarum lepos, quo tamquam sale perspergatur omnis oratio.
Noi non dobbiamo osservare attentamente solo gli oratori, ma anche gli attori, perché per l’abitudine di parlare male noi non trascuriamo qualsiasi difetto. Deve ssere conosciuta la storia i maestri e gli autori di tutte le buone arti devono essere scelti e voluti fortemente, e, a scopo di esercitazione, devono essere lodati, interpretati, corretti, criticati confutati sia per cercare argomenti a favore e contro su ogni cosa sia, e qualunque cosa ci sarà in qualunque situazione, che possa sembrarti verisimile, per dedurre e parlare. Per conoscere bene il diritto civile, conoscere le leggi, per comprendere il passato in ogni suo aspetto, la costituzione dello stato, le leggi degli alleati, alleanze e accordi; Si deve saggiare anche la grazia delle facezie che è come il sale per condire tutto il discorso.
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Mandate hoc memoriae, iudices. Spero multa vos liberosque vestros in re publica bona esse visuros: in eis singulis ita semper existimabitis, vivo P. Clodio nihil eorum vos visuros fuisse. In spem maximam, et (quem ad modum confido) verissimam sumus adducti, hunc ipsum annum, hoc ipso summo viro consule, compressa hominum licentia, cupiditatibus fractis, legibus et iudiciis constitutis, salutarem civitati fore. Num quis est igitur tam demens, qui hoc P. Clodio vivo contingere potuisse arbitretur? Quid? ea quae tenetis, privata atque vestra, dominante homine furioso quod ius perpetuae possessionis habere potuissent? Non, timeo, iudices, ne odio inimicitiarum mearum inflammatus libentius haec in illum evomere videar quam verius. Etenim si praecipuum esse debebat, tamen ita communis erat omnium ille hostis, ut in communi odio paene aequaliter versaretur odium meum. Non potest dici satis, ne cogitari quidem, quantum in illo sceleris, quantum exiti fuerit.
Ricordatevelo, giudici. Io spero che voi e i vostri figli assisterete a molti avvenimenti felici nella repubblica; in ognuna di quelle gioiose circostanze, sempre penserete che, vivo Publio Clodio, non avreste avuto nessuna di quelle gioie. Visto che quest'uomo eccezionale sarà console, che è stata frenata la dissolutezza degli uomini, che si sono infrante le loro passioni, che si sono creati leggi e tribunali, abbiamo una speranza grandissima e, io credo, fondata che questo stesso anno sarà salutare per la città. C'è forse qualcuno tanto stupido da credere che sarebbe stato lo stesso se Publio Clodio fosse ancora vivo? E che? Quale certezza di continuare a possedere i beni, strettamente personali e vostri, avreste potuto avere, con un pazzo furioso come lui a fare il bello e il cattivo tempo? Io non temo, giudici, di sembrare uno che, acceso dal risentimento per inimicizie personali, vomita parole di fuoco contro di lui, più per soddisfazione mia che per amore della verità. Infatti, anche se in me era l'odio personale a prevalere, egli era comunque un nemico di tutti, tanto che i miei sentimenti ostili si riflettevano, quasi con la stessa intensità, nell'odio comune. Non è possibile spiegare a parole con sufficiente chiarezza, neppure immaginare, quanta scelleratezza fosse in lui, quanta capacità distruttiva.