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Sempre sulla breccia: indomabile Appio Claudio Cieco
Autore: Cicerone
Quattuor robustos filios, quinque filias, tantam domum, tantas clientelas Appius regebat et caecus et senex, intentum enim animum tamquam arcum habebat nec languescens succumbebat senectuti. Tenebat non modo auctoritatem, sed etiam imperium in suos: metuebant servi, verebantur liberi, carum omnes habebant; vigebat in illa domo mos patrius et disciplina. Ita enim senectus honesta est, si se ipsa defendit, si ius suum retinet, si nemini emancipata est, si usque ad ultimum spiritum dominatur in suos. Ut enim adulescentem in quo est senile aliquid, sic senem in quo est aliquid adulescentis probo; quod qui sequitur, corpore senex esse poterit, animo numquam erit.
Quattro figli nel fiore degli anni, cinque figlie, una grande casa, una numerosa clientela: ecco su chi dominava Appio Claudio, ed era cieco e vecchio. Teneva infatti l'animo teso come un arco e non soccombeva alla vecchiaia cedendo all'inerzia. Conservava non solo l'autorità, ma anche il comando sui suoi; i servi lo temevano, i figli lo rispettavano, tutti lo avevano caro; in quella casa vigeva la tradizione e la disciplina dei Padri. La vecchiaia è infatti rispettata soltanto se sa difendersi da sola, se mantiene inalterati i propri diritti, se non si rende schiava di nessuno, se sino all'ultimo respiro esercita il dominio sui suoi. Come infatti approvo il giovane in cui ci sia qualcosa di senile, così il vecchio in cui ci sia qualcosa di giovanile; chi si attiene a tale norma potrà essere vecchio di corpo, ma non lo sarà mai di spirito.
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Cedendum vero in hoc, quod et prior fuit et ex magna parte Ciceronem quantus est fecit. Nam mihi videtur M. tullius, cum se totum ad imitationem Graecorum contulisset, effinxisse vim Demosthenis, copiam Platonis, iucunditatem Isocratis. Nec vero quod in quoque optimum fuit studio consecutus est tantum, sed plurimas vel potius omnes ex se ipso virtutes extulit inmortalis ingenii beatissima ubertas. Non enim pluvias, ut ait Pindarus, aquas colligit, sed vivo gurgite exundat, dono quodam providentiae genitus in quo totas vires suas eloquentia experiretur. Nam quis docere diligentius, movere vehementius potest, cui tanta umquam iucunditas adfuit? - ut ipsa illa quae extorquet impetrare eum credas, et cum transversum vi sua iudicem ferat, tamen ille non rapi videatur sed sequi. Iam in omnibus quae dicit tanta auctoritas inest ut dissentire pudeat, nec advocati studium sed testis aut iudicis adferat fidem, cum interim haec omnia, quae vix singula quisquam intentissima cura consequi posset, fluunt inlaborata, et illa qua nihil pulchrius auditum est oratio prae se fert tamen felicissimam facilitatem. Quare non inmerito ab hominibus aetatis suae regnare in iudiciis dictus est, apud posteros vero id consecutus ut Cicero iam non hominis nomen sed eloquentiae habeatur. hunc igitur spectemus, hoc propositum nobis sit exemplum, ille se profecisse sciat cui Cicero valde placebit.
Per la verità, se in un punto bisogna cedere, è nel fatto che Demostene precedette Cicerone nel tempo e che in gran parte contribuì a renderlo tanto grande quanto è. In sostanza a me pare che Marco Tullio, dedicatosi completamente e di proposito ad imitare i Greci, abbia assimilato e riprodotto la vigoria di Demostene, la copia di Platone, la piacevolezza di Isocrate. Nè per altro egli si limitò soltanto ad imitare con lo studio quel che di meglio era in ciascuno dei predetti oratori, ma la ricchissima vena del suo divino talento riuscì ad esprimere da se stessa moltissime, per non dire ttute, le virtù dell'eloquenza. Egli infatti "non raccoglie", come dice Pindaro, "le acque piovane, ma di linfa fresca e genuina trabocca", generato per dono divino della Provvidenza, che volle in lui sperimentare tutte le possibilità dell'oratoria. Chi saprebbe, infatti, informare più accuratamente, chi commuovere con più impeto? Chi mai fu tanto amabile? sì che crederesti che quanto egli ottiene con la forza l'abbia ottenuto con preghiere, e sebbe si tiri dietro il giudice dove vuole, pare che questi non sia trascianto, ma lo segua spontaneamente. E poi tutto quello che dice è così autorevole, che si prova vergogna a contraddirlo, né egli persuade col suo zelo di avvocato, ma facendo apparire attendibile il testimone e acquistandosi il credito del giudice: e, intanto, tutte quste virtù, che altri potrebbe conseguire a stento singolarmente e col massimo impegno, vengono fuori senza sforzo; e la sua eloquenza, incomparabile per bellezza, mostra chiaramente una divina facilità di espressione. Perciò, ben a ragione i suoi contemporanei dissero che egli era il re dei tribunali, e presso i posteri col nome di Cicerone di identificò non un uomo, ma l'eloquenza stessa. A lui, dunque, guardiamo, sia lui il modello da tener presente, sappia di aver profittato colui, al quale Cicerone piacerà incondizionatamente.
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Alterum genus est eorum, qui quamquam premuntur aere alieno, dominationem tamen expectant, rerum potiri volunt, honores, quos quieta re publica desperant, perturbata se consequi posse arbitrantur. Quibus hoc praecipiendum videtur, unum Scilicet et idem quod reliquis omnibus, ut desperent se id, quod conantur, consequi posse; primum omnium me ipsum vigilare, adesse, providere rei publicae; deinde magnos animos esse in bonis viris, magnam concordiam , magnas praeterea militum copias; deos denique inmortalis huic invicto populo, clarissimo imperio, pulcherrimae urbi contra tantam vim sceleris praesentis auxilium esse laturos. Quodsi iam sint id, quod summo furore cupiunt, adepti, num illi in cinere urbis et in sanguine civium, quae mente conscelerata ac nefaria concupiverunt, consules se aut dictatores aut etiam reges sperant futuros? Non vident id se cupere, quod si adepti sint, fugitivo alicui aut gladiatori concedi sit necesse?
La seconda categoria si compone di individui che, per quanto oberati dai debiti, mirano al potere, vogliono arrivare in alto e si illudono di poter conquistare con la rivoluzione quelle cariche cui non aspirerebbero in una situazione di pace interna. È mio dovere dar loro un consiglio, lo stesso che, naturalmente, darei a tutti gli altri: non sperino di poter realizzare la loro impresa. Per prima cosa, ci sono io a vigilare, a intervenire, a provvedere allo Stato. In secondo luogo, nei cittadini onesti è grande il coraggio, grande l'unanimità, grandissimo il loro numero e grandi, inoltre, le milizie. Infine, gli dèi immortali verranno in aiuto di questo popolo invitto, di questo impero glorioso, di questa città straordinaria contro l'immane violenza del male presente. Se poi riuscissero a ottenere quel che desiderano in un'estrema esaltazione, sperano forse di diventar consoli, dittatori o addirittura re sulle ceneri di Roma e sul sangue dei cittadini, come hanno bramato nella loro mente scellerata e perversa? Non si accorgono di aspirare a un potere che, se lo ottenessero, dovrebbero inevitabilmente cedere a un qualsiasi schiavo fuggitivo o a un gladiatore?
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Intuendi nobis sunt non solum oratores sed etiam actores, ne mala consuetudine ad aliquam deformitatem pravitatemque veniamus. Exercenda est etiam memoria ediscendis ad verbum quam plurimis scriptis. Legendi etiam poëtae, cognoscendae historiae, omnium bonarum artium doctores atque scriptores eligendi et peruolutandi et exercitationis causa 1audandi, inter pretandi, corrigendi, uituperandi, refellendi; isputandumque de omni re in contrarias partis et, quicquid erit in quaque re, quod probabile uideri possit, eliciendum, atque dicendum. Perdiscendum ius ciuile, cognoscendae leges, percipienda omnis antiquitas, disciplina rei publicae, iura sociorum, foedera, pactiones; libandus est etiam facetiarum lepos, quo tamquam sale perspergatur omnis oratio.
Deve ssere conosciuta la storia i maestri e gli autori di tutte le buone arti devono essere scelti e voluti fortemente, e, a scopo di esercitazione, devono essere lodati, interpretati, corretti, criticati confutati sia per cercare argomenti a favore e contro su ogni cosa sia, e qualunque cosa ci sarà in qualunque situazione, che possa sembrarti verisimile, per dedurre e parlare. Per conoscere bene il diritto civile, conoscere le leggi, per comprendere il passato in ogni suo aspetto, la costituzione dello stato, le leggi degli alleati, alleanze e accordi; Si deve saggiare anche la grazia delle facezie che è come il sale per condire tutto il discorso.
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Quare secedant inprobi, secernant se a bonis, unum in locum congregentur, muro denique, id quod saepe iam dixi, secernantur a nobis; desinant insidiari domi suae consuli, circumstare tribunal praetoris urbani, obsidere cum gladiis curiam, malleolos et faces ad inflammandam urbem comparare; sitdenique inscriptum in fronte unius cuiusque, quid de re publica sentiat. Polliceor hoc vobis, patres conscripti, tantam in nobis consulibus fore diligentiam, tantam in vobis auctoritatem, tantam in equitibus Romanis virtutem, tantam in omnibus bonis consensionem, ut Catilinae profectione omnia patefacta, inlustrata, oppressa, vindicata esse videatis. Perciò se ne vadano i colpevoli! Si separino dagli onesti!
Si raccolgano in uno stesso luogo! Un muro, infine, li divida da noi, come ho detto più volte! Smettano di attentare alla vita del console nella sua casa, di accalcarsi intorno al palco del pretore urbano, di assediare, armi un pugno, la Curia, di preparare proiettili e torce per incendiare la città! Insomma, ciascuno porti scritta in fronte la sua opinione politica! Questo vi prometto, padri coscritti: ci sarà tanto impegno in noi consoli, tanta autorità in voi senatori, tanto valore nei cavalieri, tanta unanimità in tutti i cittadini onesti che, con la partenza di Catilina, vedrete ogni cosa svelata, messa in luce, repressa, punita.