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Κινύρας ό τοῦ Σκινθάρου παῖς, μέγας ὣν καί καλός, ἢρα πολύν ἢδη χρόνον τῆς Έλένης, ... άναλαμβάνοντες τήν Έλένην, ύπό σπουδῆς άνήγοντο.
Cinira il figlio di Scintaro, essendo robusto ed anche bello, già da molto tempo era innamorato di Elena, e lei non sembrava follemente amare il giovane; spesso quindi pranzavano fra di loro nel banchetto e bevevano smoderatamente e soli alzatisi andavano divagando per il bosco...
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Οι δε ανθρωποι και εις τα αλλα μεν αναγκαιω χρωνται τω πυρι, μαλιστα ες τας θυσιας οπως εχοιεν κνισαν τας αγυιας... καγω αυθις απολογησομαι.. (da Luciano)
Gli uomini anche per il resto hanno bisogno del fuoco, e specialmente per i sacrifici, per profumare le vie di odore di carni e di incensi, e bruciare ossa delle cosce delle vittime su gli altari. Io vedo che voi gioite moltissimo per il fumo, e vi aspettate questo piacevolissimo banchetto, quando l’odor delle carni sale al cielo in spirali di fumo. Questo fortissimo biasimo dunque, se avete il vostro desiderio. Mi meraviglio come non avete proibito che il sole li illumini; quantunque questo fuoco sia molto più divino ed ardente. O accusate anche lui, che sperpera la roba nostra? Ho detto. Voi, o Ermes ed Efesto, se vi pare che ho detto qualcosa di male, correggetemi, e confutatemi, ed io parlerò di nuovo in mia difesa. (by Stuurm)
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Τῇ δὲ ἐπιούσῃ τὸ μὲν ἤδη τεθνήκει, ἡμεῖς δὲ ἀνελκύσαντες τὸ πλοῖον καὶ διὰ τῶν ἀραιωμάτων διαγαγόντες καὶ ἐκ τῶν ὀδόντων ἐξάψαντες ἠρέμα καθήκαμεν ἐς τὴν θάλατταν· ἐπαναβάντες δὲ ἐπὶ τὰ νῶτα καὶ θύσαντες τῷ Ποσειδῶνι αὐτοῦ παρὰ τὸ τρόπαιον ἡμέρας τε τρεῖς ἐπαυλισάμενοι ‑ νηνεμία γὰρ ἦν ‑ τῇ τετάρτῃ ἀπεπλεύσαμεν. ἔνθα δὴ πολλοῖς τῶν ἐκ τῆς ναυμαχίας νεκροῖς ἀπηντῶμεν καὶ προσωκέλλομεν, καὶ τὰ σώματα καταμετροῦντες ἐθαυμάζομεν. καὶ ἡμέρας μέν τινας ἐπλέομεν εὐκράτῳ ἀέρι χρώμενοι, ἔπειτα βορέου σφοδροῦ πνεύσαντος μέγα κρύος ἐγένετο, καὶ ἀπ' αὐτοῦ πᾶν ἐπάγη τὸ πέλαγος, οὐκ ἐπιπολῆς μόνον, ἀλλὰ καὶ ἐς βάθος ὅσον ἐπὶ τριακοσίας ὀργυιάς, ὥστε καὶ ἀποβάντας διαθεῖν ἐπὶ τοῦ κρυστάλλου. ἐπιμένοντος δὲ τοῦ πνεύματος φέρειν οὐ δυνάμενοι τοιόνδε τι ἐπενοήσαμεν ‑ ὁ δὲ τὴν γνώμην ἀποφηνάμενος ἦν ὁ Σκίνθαρος ‑ σκάψαντες γὰρ ἐν τῷ ὕδατι σπήλαιον μέγιστον ἐν τούτῳ ἐμείναμεν ἡμέρας τριάκοντα, πῦρ ἀνακαίοντες καὶ σιτούμενοι τοὺς ἰχθῦς· εὑρίσκομεν δὲ αὐτοὺς ἀνορύττοντες. ἐπεὶ δὲ ἤδη ἐπέλειπε τὰ ἐπιτήδεια, προελθόντες καὶ τὴν ναῦν πεπηγυῖαν ἀνασπάσαντες καὶ πετάσαντες τὴν ὀθόνην ἐσυρόμεθα ὥσπερ πλέοντες λείως καὶ προσηνῶς ἐπὶ τοῦ πάγους διολισθάνοντες. ἡμέρᾳ δὲ πέμπτῃ ἀλέα τε ἦν ἤδη καὶ ὁ πάγος ἐλύετο καὶ ὕδωρ πάντα αὖθις ἐγίνετο.
Il giorno dopo, la balena - finalmente - era morta. Allora trainammo fuori la nave, facendola passare attraverso gli interstizi tra un dente e l'altro, e, calandola con delle funi fissate ai denti stessi, la deponemmo con cautela, dolcemente, sulla superficie del mare. Saliti poi sul dorso del cetaceo e offerto un sacrificio a Poseidone lì vicino al trofeo, restammo fermi per tre giorni - era bonaccia - e al quarto riuscimmo a salpare. Nelle acque circostanti ci capitò di urtare - e di... arenarci - contro molti cadaveri dei guerrieri caduti durante la battaglia navale, e, constatando le dimensioni di quei corpi, restammo strabiliati. Navigavamo da qualche giorno in un clima temperato ma poi, sotto le raffiche di una violenta tramontana, venne un freddo terribile, tanto che il mare gelò tutto, non soltanto in superficie ma fino a circa trecento braccia di profondità: e così, sbarcati, ci mettemmo a scorrazzare sul ghiaccio. Siccome però il vento durava, e noi non eravamo in grado di resistere a quelle temperature, escogitammo questo stratagemma - fu Scintaro, per la verità, a lanciare l'idea -: scavata un'enorme caverna nel ghiaccio, rimanemmo lì dentro al riparo per trenta giorni, riattizzando il fuoco di continuo, e nutrendoci dei pesci che trovavamo scavando nel mare gelato. Ma quando i viveri furono esauriti, usciti dal nostro rifugio, disincagliammo la nave prigioniera dei ghiacci, e spiegammo le vele: così scivolando con estrema facilità sulla superficie levigata del ghiaccio, filavamo come se navigassimo. Dopo quattro giorni tornò il caldo, cominciò il disgelo e a poco a poco tutto ridivenne acqua.
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ἕωθεν ἀνήχθημεν οὐ σφόδρα βιαίῳ πνεύματι. Περὶ μεσημβρίαν δὲ οὐκέτι τῆς νήσου φαινομένης ἄφνω τυφὼν ἐπιγενόμενος καὶ περιδινήσας τὴν ναῦν καὶ μετεωρίσας ὅσον ἐπὶ σταδίους τριακοσίους οὐκέτι καθῆκεν εἰς τὸ πέλαγος, ἀλλ' ἄνω μετέωρον ἐξηρτημένην ἄνεμος ἐμπεσὼν τοῖς ἱστίοις ἔφερεν κολπώσας τὴν ὀθόνην. ἑπτὰ δὲ ἡμέρας καὶ τὰς ἴσας νύκτας ἀεροδρομήσαντες, ὀγδόῃ καθορῶμεν γῆν τινα μεγάλην ἐν τῷ ἀέρι καθάπερ νῆσον, λαμπρὰν καὶ σφαιροειδῆ καὶ φωτὶ μεγάλῳ καταλαμπομένην· προσενεχθέντες δὲ αὐτῇ καὶ ὁρμισάμενοι ἀπέβημεν, ἐπισκοποῦντες δὲ τὴν χώραν εὑρίσκομεν οἰκουμένην τε καὶ γεωργουμένην. ἡμέρας μὲν οὖν οὐδὲν αὐτόθεν ἑωρῶμεν, νυκτὸς δὲ ἐπιγενομένης ἐφαίνοντο ἡμῖν καὶ ἄλλαι πολλαὶ νῆσοι πλησίον, αἱ μὲν μείζους, αἱ δὲ μικρότεραι, πυρὶ τὴν χρόαν προσεοικυῖαι, καὶ ἄλλη δέ τις γῆ κάτω, καὶ πόλεις ἐν αὑτῇ καὶ ποταμοὺς ἔχουσα καὶ πελάγη καὶ ὕλας καὶ ὄρη. ταύτην οὖν τὴν καθ' ἡμᾶς οἰκουμένην εἰκάζομεν.
Di buon mattino con un vento poco forte salpammo. Verso mezzo giorno improvvisa mente arrivato un tifone e fatto roteare la nave e sollevata quasi tremila stadi in alto non più la depose in mare, ma sollevata in alto appesa un vento che invadeva le vele la portava. Sette giorni ed uguali notti corremmo per l’aria, all’ottavo vedemmo una grande terra nell’aria come un isola, splendente sferica ed illuminata da una grande luce; essendoci avvicinati ad essa e approdati scendemmo, guardando il paese lo trovammo abitato ed anche coltivato....(continua)
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Ηδη δε και επι το πυρ, ει δοκει, μετειμι και την επονειδιστον ταυτην κλοπην. ... την αμβροσιαν μητε φωτος επιτεχνητου δεομενοι. (da Luciano)
TRADUZIONE LIBERA
Ma basti questo sugli uomini, passiamo ora a parlare del fuoco, a quel bruttissimo delitto che voi mi attribute. Deh, per gli Dei, non ti dispiaccia rispondermi: Avete perduto voi qualche parte del fuoco, dacchè l’hanno anche gli uomini? No, certamente: perché tale è la natura di questa cosa, che non diminuisce, se ne dai, chè fuoco accende fuoco, e non si spegne. È dunque schietta invidia la vostra di non volerne dare a chi ne ha bisogno, quando voi non ne avete danno. Eppure voi che siete Dei, dovreste essere buoni, generosi, e lontanissimi da invidia. Se vi avessi rubato anche tutto il fuoco e portatolo sulla terra, senza lasciarvene neppure una scintilla, io non vi avrei fatto grande danno, perché esso non vi è utile a niente, voi non avete freddo, non vi cuocete l'ambrosia, non avete bisogno di luce artificiale.