- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Greco di Luciano
- Visite: 4
Η τε γαρ θαλαττα ευθυς ακυμων εγενετο και την γαληνην επισπασαμενη λειαν παρειχεν εαυτην ... ημεις δε επεσοντες αλλο αλλος του πελαγους μερος διεκυμαινομεν.
Il mare diventava subito placido (sterile) e presentava una bonaccia che lo rendeva (ἐπισπάω) piatto, noi tutti cercanti (che cercavamo) la quiete seguivamo (παρακολουθέω) nient'altro che spettatori, desiderosi di fuggire oltre il mare, gli Amorini volavano solo poco sopra le onde sfiorando l'acqua con i piedi insigni, tenendo in mano lucenti fiaccole, cantavano un imeneo, le Nereidi, che emergevano seminude, erano in groppa ai delfini applaudivano, la specie dei Tritoni e tutta quella temibile da vedere dei mari, tutte danzavano intorno alla fanciulla. Perfino Nettuno, montato sul cocchio, avendo di fianco Anfitrite, avanzava lietamente indicando la via al fratello che nuotava; dietro tutti due Tritoni portavano Afrodite che sedeva in una conchiglia spargendo tanti fiori davanti alla ninfa. Tutte queste cose accadevano dalla Fenicia fino a Creta. Quando giunse (ἐπιβαίνω) nell'isola non comparve il toro, Giove presala per mano portò Europa che arrossiva e teneva gli occhi in terra nell'antro Ditteo: aveva infatti in orecchio cosa sarebbe accaduto. Essi, amandosi l'un l'altro, smossero una parte del mare. (by Geppetto)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Greco di Luciano
- Visite: 4
Come fummo dentro la balena, dapprima era buio, e non vedevamo niente; ma dipoi avendo essa aperta la bocca, vediamo una immensa caverna larga e alta per ogni verso, e capace d'una città di diecimila abitanti. Stavano sparsi qua e là pesci minori, molti altri animali stritolati, e alberi di navi, e ancore, e ossa umane, e balle di mercanzie. Nel mezzo era una terra con colline, formatasi, come io credo, dal limo inghiottito; sopra di essa una selva con alberi d'ogni maniera, ed erbe e ortaggi, e pareva coltivata; volgeva intorno un duecento quaranta stadi, e ci vedevamo anche uccelli marini, come gabbiani e alcioni, fare i loro nidi su gli alberi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Greco di Luciano
- Visite: 4
Εὐδαμίδας Κορίνθιος Ἀρεταίῳ τῷ Κορινθίῳ καὶ Χαριξένῳ τῷ Σικυωνίῳ φίλοις ἐκέχρητο εὐπόροις οὖσι πενέστατος αὐτὸς ὤν· ἐπεὶ δὲ ἀπέθνησκε, διαθήκας ἀπέλιπε τοῖς μὲν ἄλλοις ἴσως γελοίους, σοὶ δὲ οὐκ οἶδα εἰ τοιαῦται δόξουσιν ἀνδρὶ ἀγαθῷ καὶ φιλίαν τιμῶντι καὶ περὶ τῶν ἐν αὐτῇ πρωτείων ἁμιλλωμένῳ· ἐγέγραπτο γὰρ ἐν αὐταῖς, . "Ἀπολείπω Ἀρεταίῳ μὲν τὴν μητέρα μου τρέφειν καὶ γηροκομεῖν, Χαριξένῳ δὲ τὴν θυγατέρα μου ἐκδοῦναι μετὰ προικὸς ὁπόσην ἂν πλείστην ἐπιδοῦναι παρ' αὑτοῦ δύνηται" ‑ ἦν δὲ αὐτῷ καὶ μήτηρ πρεσβῦτις καὶ θυγάτριον ὡραῖον ἤδη γάμου ‑ "ἢν δέ τι ἅτερος αὐτῶν ἐν τοσούτῳ πάθῃ, τὴν ἐκείνου μερίδα," φησίν, "ἐχέτω ὁ ἕτερος." τούτων ἀναγνωσθεισῶν τῶν διαθηκῶν οἱ τὴν πενίαν μὲν εἰδότες τοῦ Εὐδαμίδα, τὴν φιλίαν δὲ ἣ πρὸς τοὺς ἄνδρας ἦν αὐτῷ ἀγνοοῦντες ἐν παιδιᾷ τὸ πρᾶγμα ἐποιοῦντο καὶ οὐδεὶς ὅστις οὐ γελῶν ἀπηλλάττετο, "Οἷον Ἀρεταῖος καὶ Χαρίξενος οἱ εὐδαίμονες κλῆρον διαδέξονται," λέγοντες, "εἴπερ ἀποτίσουσιν Εὐδαμίδᾳ καὶ ζῶντες αὐτοὶ κληρονομήσονται ὑπὸ τοῦ νεκροῦ." Οἱ κληρονόμοι δὲ οἷς ταῦτα κατελέλειπτο, ὡς ἤκουσαν, ἧκον εὐθὺς διαιτῶντες τὰ ἐκ τῶν διαθηκῶν.
Luciano, Toxaris o l'amicizia 22
Eudamide di Corinto aveva due amici, Areteo di Corinto e Carisseno di Sicione, che erano ricchi, ed egli (era) poverissimo. Quando morì lasciò un testamento che agli altri forse sembrerà ridicolo, ma non credo a te che sei un prode uomo, onori l’amicizia, e contendi per averne il primato. Nel testamento c'era così scritto: «Lascio ad Areteo la madre mia, per nutrirla ed avere cura della povera vecchia: e (lascio) a Carisseno la mia figlia, per maritarla con la dote maggiore che può darle (aveva egli una madre vecchia e una figlia già da marito): se uno dei due avrà qualche disgrazia, l’uno abbia il lascito dell’altro.» Letto questo testamento, quelli che conoscevano la povertà di Eudamide, ma non l’amicizia che egli aveva con quei due, presero la cosa a scherzo, e non finivano di ridere, dicendo: Bella eredità avranno Areteo e Carisseno! beati loro se faranno onore ad Eudamide! Un morto sarà erede di due vivi! Ma quegli eredi come seppero dei lasciti avuti, tosto corsero ed eseguirono il testamento.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Greco di Luciano
- Visite: 4
Οἱ κληρονόμοι δὲ οἷς ταῦτα κατελέλειπτο, ὡς ἤκουσαν, ἧκον εὐθὺς διαιτῶντες τὰ ἐκ τῶν διαθηκῶν.. ὁ μὲν οὖν Χαρίξενος πέντε μόνας ἡμέρας ἐπιβιοὺς ἀπέθανεν, ὁ δὲ Ἀρεταῖος ἄριστος κληρονόμων γενόμενος τήν τε αὑτοῦ καὶ τὴν ἐκείνου μερίδα παραλαβὼν τρέφει τε τοῦ Εὐδαμίδα τὴν μητέρα καὶ τὴν θυγατέρα οὐ πρὸ πολλοῦ ἐκδέδωκεν, ἀπὸ ταλάντων πέντε ὧν εἶχεν δύο μὲν τῇ ἑαυτοῦ θυγατρί, δύο δὲ τῇ τοῦ φίλου ἐπιδούς, καὶ τὸν γάμον γε αὐταῖν ἐπὶ μιᾶς ἡμέρας ἠξίωσε γενέσθαι.
Ma quegli eredi come seppero dei lasciti avuti, tosto corsero ed eseguirono il testamento. Carisseno sopravvisse soli cinque giorni, e morì: ed Areteo diventato erede universale, ed accettando anche il lascito fatto a questo, nutrì la madre di Eudamide ed poi dopo poco maritò la fanciulla: e di cinque talenti che aveva, ne diede due ad una figlia sua, e due alla figlia dell’amico, e volle che entrambe celebrassero le nozze nello stesso giorno.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Greco di Luciano
- Visite: 4
Ἄκουε, σίγα. ὅσοι φιλόσοφοι εἶναι λέγουσιν καὶ ὅσοι προσήκειν αὐτοῖς οἴονται τοῦ ὀνόματος, ἥκειν εἰς ἀκρόπολιν ἐπὶ τὴν διανομήν. δύο μναῖ ἑκάστῳ δοθήσονται καὶ σησαμαῖος πλακοῦς· ὃς δ' ἂν πώγωνα βαθὺν ἐπιδείξηται, καὶ παλάθην ἰσχάδων οὗτός γε προσεπιλήψεται. κομίζειν δ' ἕκαστον σωφροσύνην μὲν ἢ δικαιοσύνην ἢ ἐγκράτειαν μηδαμῶς· οὐκ ἀναγκαῖα γὰρ ταῦτά γε, ἢν μὴ παρῇ· πέντε δὲ συλλογισμοὺς ἐξ ἅπαντος· οὐ γὰρ θέμις ἄνευ τούτων εἶναι σοφόν. κεῖται δ' ἐν μέσσοισι δύο χρυσοῖο τάλαντα, τῷ δόμεν, ὃς μετὰ πᾶσιν ἐριζέμεν ἔξοχος εἴη. Βαβαί, ὅσοι· πλήρης μὲν ἡ ἄνοδος ὠθιζομένων ἐπὶ τὰς δύο μνᾶς, ὡς ἤκουσαν μόνον· παρὰ δὲ τὸ Πελασγικὸν ἄλλοι καὶ κατὰ τὸ Ἀσκληπιεῖον ἕτεροι καὶ παρὰ τὸν Ἄρειον πάγον ἔτι πλείους, ἔνιοι δὲ καὶ κατὰ τὸν Τάλω τάφον, οἱ δὲ καὶ πρὸς τὸ Ἀνακεῖον προσθέμενοι κλίμακας ἀνέρπουσι βομβηδὸν νὴ Δία καὶ βοτρυδὸν ἑσμοῦ δίκην, ἵνα καὶ καθ' Ὅμηρον εἴπω· ἀλλὰ κἀκεῖθεν εὖ μάλα πολλοὶ κἀντεῦθεν μυρίοι, ὅσσα τε φύλλα καὶ ἄνθεα γίνεται ὥρῃ.
Silenzio, ascoltate. Tutti quelli che dicono di essere filosofi, e quelli che credono di meritare questo nome, vengano sulla cittadella dove si fa un donativo. Si daranno a ciascuno due mine, e una schiacciata di giuggiolena. Chi ci porterà una gran barba avrà per giunta un pane di fichi secchi. Nessuno ci porti né modestia, né giustizia, né temperanza; che non sono necessarie se non ci sono. Ma cinque sillogismi sono indispensabili, che senza sillogismi non ci sono filosofi. E ci sono in mezzo due talenti d'oro, che si daranno a chi fra tutti il vanto del più valente battagliero riporti. Oh, oh! che folla monta a furia, solo perché hanno udito le due mine! Quelli per il Pelasgico, questi per il tempio di Esculapio, molti per l'Areopago, altri salgono per il sepolcro di Talo, ed alcuni mettono le scale al tempio di Castore e Polluce. Come s'arrampicano! che ronzio! Come s'affollano a mo' di sciame d'api, per dirla con Omero! Di qua sono proprio molti, e di là nessuno li conterebbe, che sono quante Le foglie e i fiori che primavera porta.