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Ημεραν ουν και νυκτα ουριω πλεοντες, ετι της γης υποφαινομενης, ου σφοδρα βιαιως ανηγομεθα της επιουσης ημερας δε αμα ηλιω ανισχοντι ο τε ανεμος επεδιδου και ... Διονυσου, το μικροτερον το δε ετερον Ηρακλεους.
Navigando dunque con vento prospero per un giorno e per una notte, mentre ancora la terra era visibile, procedevamo non molto forte, ma il giorno successivo al sorgere del sole il vento si rinforzava e l'onda cresceva e sopraggiungeva oscurità e non era più possibile neppure ammainare la vela. Affidandoci dunque al vento che soffiava per sessantanove giorni eravamo tormentati dalla tempesta, all'ottantesimo, comparso ad un tratto il sole, vedevamo non lontano un'isola alta e selvosa e infatti il grosso della tempesta era cessato. Dunque approdando e sbarcando prima giacevamo a terra dopo sceglievamo trenta di noi stessi per rimanere come sentinelle della nave e venti venivano con me per l'esplorazione delle cose dell'isola. Andando avanti per tre stadi dal mare per la selva e vediamo una colonna di bronzo scon delle lettere greche e appena leggibili e rose che dicevano fin qui erano arrivati Ercole e Dioniso. C'erano ancora li vicino due orme di piedi sopra una pietra la prima d'un iugero l'altra meno e credetti questa di Bacco, l'altra di Ercole. C'erano vicino su una pietra due (orme)l'una della misura di un plettro l'altra minore (più piccola) la più piccola di Dioniso, l'altra di Eracle
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"Αλλα σε, κακιστε αλεκτρυων, ειθε ο Ζευς αυτος επιτριβοι φθονερον ουτω και οξυφωνον οντα· ... οναρ πλουτουντα, ανεγειρομενον λιμωττειν." (da Luciano)
"Ma oh se Zeus stesso ti distruggesse, bruttissimo gallo, che sei invidioso e hai una voce così acuta; infatti io essendo ricco e sperimentando una meravigliosa felicità, gridando mi hai svegliato dal dolcissimo sogno, affinché neanche di notte in ogni caso possa sfuggire alla povertà, molto più ripugnante di te." E il gallo avendo ascoltato il padrone riversandosi su di lui rispose:" Padrone mio Micillo, che alzandoti di buon mattino porti a termine tanti dei lavori, procurandoti i cibi quotidiani. Se ritieni di dormire più dolcemente, io allora sono in procinto di tacere e essere più muto dei pesci; il pericolo è che tu, essendo ricco in sogno, soffri risvegliandoti" (By dolseal. jpg)
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Φημὶ τοίνυν τὸν ἄριστα ἱστορίαν συγγράφοντα δύο μὲν ταῦτα κορυφαιότατα οἴκοθεν ἔχοντα ἥκειν, σύνεσίν τε πολιτικὴν καὶ δύναμιν ἑρμηνευτικήν, τὴν μὲν ἀδίδακτόν τι τῆς φύσεως δῶρον, ἡ δύναμις δὲ πολλῇ τῇ ἀσκήσει καὶ συνεχεῖ τῷ πόνῳ καὶ ζήλῳ τῶν ἀρχαίων προσγεγενημένη ἔστω.
Io dico dunque che l’ottimo autore di storia deve essere in possesso dei due seguenti requisiti principali: intelligenza politica e capacità espressiva. La prima non viene insegnata ma è un dono di natura, la capacità espressiva invece uno se la deve acquisire con molto esercizio e continua fatica e imitazione degli antichi.
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Τοιοῦτος οὖν μοι ὁ συγγραφεὺς ἔστω ‑ ἄφοβος, ἀδέκαστος, ἐλεύθερος, παρρησίας καὶ ἀληθείας φίλος, ὡς ὁ κωμικός φησι, τὰ σῦκα σῦκα, τὴν σκάφην δὲ σκάφην ὀνομάσων, οὐ μίσει οὐδὲ φιλίᾳ τι νέμων οὐδὲ φειδόμενος ἢ ἐλεῶν ἢ αἰσχυνόμενος ἢ δυσωπούμενος, ἴσος δικαστής, εὔνους ἅπασιν ἄχρι τοῦ μὴ θατέρῳ τι ἀπονεῖμαι πλεῖον τοῦ δέοντος, ξένος ἐν τοῖς βιβλίοις καὶ ἄπολις, αὐτόνομος, ἀβασίλευτος, οὐ τί τῷδε ἢ τῷδε δόξει λογιζόμενος, ἀλλὰ τί πέπρακται λέγων.
Tale dunque deve essere, a mio avviso, lo storico: senza paura, imparziale, libero, amante della libertà di parola e della verità; come dice il comico, che chiami «fico» il fico e «barca» la barca; uno che né per odio né per amicizia concede o tralascia qualcosa, che non ha compassione o vergogna o timore, un giudice giusto, benevolo con tutti ma solo finché non si conceda più del dovuto a una delle parti; nei suoi libri straniero e senza città, indipendente, senza re; uno che non sta a fare i conti su cosa penserà questo o quell’altro, ma che dice quanto è accaduto.
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Οιον εγω ποτε μεμνημαι ιδων ποιουντα αρχηστην ευδοκιμουντα προτερον, συνετον μεν τα αλλα και θαυμαζεσθαι ως αληθως αξιον, ουκ οιδα ε ητινι τυχη εις ασχημονα υποκρισιν ... μιμησιν του παθους τα τοιαυτα οιομενοι ειναι. (Da Luciano Sulla Danza)
Traduzione libera
Così una volta mi ricordo di aver veduto fare un mimo, che prima era bravo, giudizioso, e veramente degno di ammirazione, poi, non so come, per voler troppo imitare, era caduto nello strano. Rappresentando una volta Aiace, che vinto nella gara impazzisce, trasmodò tanto che parve a taluno, non già di rappresentare una pazzia, ma d’impazzire egli proprio. Che ad uno di quelli che battono le nacchere col piede egli lacerò la veste; ad uno dei flautisti che l’accompagnavano, strappò di mano il flauto; e spaccò il capo ad Ulisse, che gli stava vicino tutto gonfio e pettoruto per la vittoria: e se non fosse stato il cappello che gli parò alquanto la botta, il povero Ulisse sarebbe morto sotto i colpi d’un mimo uscito dei gangheri. Ma tutto il teatro era impazzito con Aiace, battevano i piedi, gridavano, si stracciavano le vesti; non pure il popolazzo, che è ignorante, e non intende di convenienza, né distingue il meglio dal peggio, credeva che quella fosse un' imitazione perfettissima della passione; ma la gente colta che capivano la bruttezza della cosa, e ne provavano vergogna, eppure non la disapprovavano tacendo, ma coi loro applausi anch’essi nascondevano la stoltezza dello spettacolo, benché vedessero benissimo che non era la pazzia d’Aiace ma del mimo.