Και ημερας μεν τινας πλεομεν ευκρατω αερι χρωμενοι, επειτα βορεου σφοδρου πνευσαντος μεγα κρυος εγενετο ... και υδωρ παντα αυθις εγινετο.
Navigavamo da qualche giorno in un clima temperato ma poi, sotto le raffiche di una violenta tramontana, venne un freddo terribile, tanto che il mare gelò tutto, non soltanto in superficie ma fino a circa trecento braccia di profondità: e così, sbarcati, ci mettemmo a scorrazzare sul ghiaccio. Siccome però il vento durava, e noi non eravamo in grado di resistere a quelle temperature, escogitammo questo stratagemma - fu Scintaro, per la verità, a lanciare l'idea -: scavata un'enorme caverna nel ghiaccio, rimanemmo lì dentro al riparo per trenta giorni, riattizzando il fuoco di continuo, e nutrendoci dei pesci che trovavamo scavando nel mare gelato. Ma quando i viveri furono esauriti, usciti dal nostro rifugio, disincagliammo la nave prigioniera dei ghiacci, e spiegammo le vele: così scivolando con estrema facilità sulla superficie levigata del ghiaccio, filavamo come se navigassimo. Dopo quattro giorni tornò il caldo, cominciò il disgelo e a poco a poco tutto ridivenne acqua.