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Caesar, nondum hieme confecta, quattuor coactis legionibus, de improviso in fines Nerviorum contendit...Confines erant hi Senonibus civitatemque cum eis coniunxerant. Hac re cognita, eodem die cum legionibus in Senones Caesar proficiscitur. (da Cesare)
Cesare, quando l’inverno non era ancora trascorso, raccolte quattro legioni, all'improvviso si diresse ai confini dei Nervi e, catturato un grande numero di uomini e di mandrie e lasciata tale preda ai soldati e aver devastati i campi li costrinse alla resa e a consegnare a lui ostaggi. Conclusa velocemente quell’attività, ricondusse le legioni negli accampamenti invernali. Indetta l’Assemblea della Gallia, come aveva stabilito, poiché erano giunti tutti i rimanenti fuorché i Senoni, i Carnuti ed i Treveri, pensando che questo fosse l’inizio della guerra e della ribellione, spostò l’assemblea a Lutezia capitale dei Parisi. Questi erano confinanti con i Senoni ed avevano unito la città con loro. Cesare, sapute queste cose, nello stesso giorno partì con le legioni contro i Senoni
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Hannibal, Hamilcaris filius, puer novem annorum, a patre sacrificante ad aras admotus, odium perenne in Romanos iuravit.... ille, hausto veneno, mortuus est et positus in arca lapidea, in qua scriptum legimus: «Hannibal hic situs est».
Annibale, figlio di Amilcare, ragazzo di nove anni, condotto verso gli altari dal padre sacrificante, giurò odio perenne contro i Romani. Successivamente soldato fu soldato per qualche anno con il padre negli accampamenti in Spagna. . Morto il padre, cercando motivo di guerra, assalì e distruse Sagunto, città alleata con i Romani. Allora, dopo che furono superate le Alpi con le truppe e gli elefanti, arrivò in Italia. (Annibale) Sconfisse Publio Scipione presso Ticione, Sempronio il Longo presso Trebia, Paolo e Varrone presso Canne. E, avendo posto l'accampamento presso Roma, scacciato dalle tempeste, per primo (frustatus) da Fabio Massimo infine cacciato da Valerio Flacco e da Marcello, fu chiamato dai Cartaginesi in Africa e qui da Scipione fu sconfitto in battaglia. Allora andò da Antioco, re della Bitinia, chiedendo ospitalità. Essendo giunti dallo stesso re i luogotenenti del senato e avendo chiesto che fosse consegnato ai Romani, quello, ingerito un veleno, morì e fu posto in una (arca) di pietra, nella quale leggiamo scritto: "Qui è posto Annibale".
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Qui fugiunt periculum, quod pro re publica subeundum est, stulte faciunt....et pro amicis et parentibus et ceteris necessariis periculum adire, pro re publica in discrimen venire nolle.
Quelli che evitano pericolo, che bisogna affrontare a favore dello Stato, si comportano in modo sciocco. Infatti non possono evitare i danni e sono ritenuti degli ingrati dalla cittadinanza; ma quelli che a proprio rischio impediscono i pericoli della patria, questi bisogna considerarli saggi, poiché rendono quell’onore che devono allo Stato e preferiscono morire per il bene di molti piuttosto che insieme a molti. Ed infatti è assai ingiusto non restituire alla patria la vita che, acquisita dalla natura, hai conservato (perfetto) per merito della patria e, quando potresti morire per la patria con massimo valore ed onore, preferire vivere con vergogna e viltà e non voler affrontare il pericolo per gli amici amici, per i parenti e per tutti gli altri congiunti, e non voler andare in battaglia favore dello stato
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Nunc mihi de Iuliano dicendum est, qui fuit imperator et philosophiae studiosissimus.... et e vita decessurus esset, cum amicis de immortalitate animi disputavit.
Ora devo dire di Giuliano, che fu imperatore e assai studioso della filosofia. Con il consenso dei soldati, quando stava per invadere l’Illiria per sedare le rivolte dei Barbari, fu eletto Augusto, Di costui è da elogiare più la virtù che la fortuna. Infatti, cito la guerra contro i Parti, assai contrari al popolo romano, che doveva essere da lui intrapresa. In questa guerra espugnò molte città e molte fortezze ma, quando stava già per ritornare in patria, mentre si gettava nella battaglia, fu ucciso da mano nemica durante il settimo anno del suo impero. Fu un uomo ammirevole, che stava per dirigere lo Stato in maniera giusta ma le sorti gli furono avverse. Fu generoso verso gli amici, verso gli abitanti delle province molto onesto, avido di gloria e molto esperto nelle arti liberali. Tuttavia non si deve tacere che egli fu persecutore del culto cristiano, ma si astenne dagli spargimenti di sangue. Quando giaceva ferito nella tenda e stava per morire, discusse con gli amici sull’immortalità dell’anima.
Altro tentativo di traduzione
Ora devo dire di Giuliano, che fu imperatore e studiosissimo di filosofia. Con l’appoggio dei soldati, quando stava per invadere l’Illiria per spegnere le rivolte dei barbari, fu nominato Augusto e di lui fu più da citare il valore che la fortuna. Infatti ben presto dovette intraprendere una guerra contro i Parti, i più ostili al popolo romano. In questa guerra espugnò molte città e fortificazioni, ma, quando ormai stava per ritornare in patria vincitore, mentre imprudentemente si lanciava in battaglia, fu ucciso da mano nemica nel settimo anno del suo impero. Fu uomo illustre, che avrebbe governato lo stato in maniera straordinaria, ma il destino fu avverso. Fu liberale con gli amici, giustissimo con i governatori delle provincie, avido di gloria, coltissimo nelle discipline liberali. Tuttavia non si deve tacere che egli fosse un persecutore della religione cristiana, ma si astenne dalle uccisioni. Mentre giaceva ferito nella tenda e stava per abbandonare la vita, discusse dell’immortalità dell’anima.
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In libro, quem de Officiis inscripsit, Marcus Tullius Cicero docet quae viro honesto facienda et quae vitanda sint....ut servo vel liberto: omnia cum amicis et hospitibus liberaliter communicanda sunt. Haec cum fecerimus, omnibus laudandi erimus nec ullam invidiam divitiis nostris in nosmetipsos movebimus.
Marco Tullio Cicerone, nel libro che intitolò “I doveri”, insegna quello (le cose, ) che un uomo rispettabile deve fare e quello (le cose) che deve evitare. Infatti gli uomini conseguono l’onestà se evitano comportamenti turpi e se conseguono quelli onesti. Scrive quindi Cicerone per gli uomini, nati in un ambiente libero, devono essere evitate tutte quelle cose che non siano da uomini liberi, ma piuttosto propri di schiavi o servi. Quando infatti comincia a parlare del commercio, scrive così: “Il commercio, se è scarso, bisogna ritenerlo spregevole; se invece è grande e ricco, e distribuisce senza vanità o avarizia molte cose a molti, non bisogna biasimarlo affatto”. Infatti l’uomo, se dona in modo generoso, può ottenere una buona fama ed essere utile a molti, nel mostrare un animo non da schiavo ma generoso. Infatti un uomo libero non deve vivere come un liberto o come uno schiavo: ogni cosa deve essere condivisa con amici o ospiti in modo generoso. Quando faremo queste cose, tutti ci dovranno lodare e non provocheremo alcuna invidia verso noi stessi per le nostre ricchezze.