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Caesar primum suo, deinde omnium remotis equis ut, aequato periculo, spem fugae tolleret, cohortatus suos,...Helvetii, qui in montem sese receperant, rursus instare et proelium redintegrare coeperunt.
Cesare allontanati i cavalli, prima il suo poi quelli di tutti, uguagliato (per tutti) il pericolo, per togliere la speranza della fuga incoraggiati i suoi, si accinse alla battaglia. I soldati, lanciati dall’alto i giavellotti, distrussero facilmente la falange nemica; abbattuta quella, sguainate le spade fecero su di loro un assalto. I nemici resistettero per breve tempo; alla fine, affaticati per le ferite, iniziarono a ritirarsi e poiché vicino c'era un monte assai alto, iniziarono a rifugiarsi là. Preso il monte ed arrivati i nostri, i Boi e i Tulingi, che chiudevano lo schieramento dei nemici con 15 mila uomini, aggrediti i nostri dal fianco scoperto, li circondarono. Visto questo, gli Elvezi che si erano ritirati sul monte iniziarono a premere nuovamente e a rinnovare la battaglia.
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Primus dies quietum iter praebuit; proximus nondum quidem procellosus et tristis, sed aliquanto tamen ...Ergo, ordinibus solutis, per totum saltum errabundum agmen ferebatur nec milites signa poterant sequi vel praefectorum iussa audire.
Il primo giorno offrì un viaggio tranquillo; il successivo certamente non ancora burrascoso e sgradevole, ma tuttavia considerevolmente più oscuro del giorno precedente, non fu senza minacce di mali che aumentavano e di pericoli. Il terzo iniziarono ad apparire i fulmini da ogni parte del cielo e, con una luce ora scintillante ora continua, (iniziarono) a spaventare non solo gli occhi, ma anche gli animi dell’esercito in marcia. Il fragore del cielo era quasi continuo e dappertutto apparivano fulmini che cadevano, e la schiera di soldati in marcia stordita con le orecchie frastornate, non (si) azzarda(va) ne ad avanzare ne a fermarsi, quando una pioggia grandissima, mista a grandine si rovescia quasi come torrente. In un primo momento i soldati protetti dalle armi, avevano sopportato l’acqua; ma presto le mani intirizzite non potevano reggere le armi scivolose, e gli uomini neppure potevano decidere in quale direzione si sarebbero girati, poiché da ogni direzione la violenza della tempesta arrivava maggiore di quella che veniva evitata. Perciò, sciolte le file, la schiera di soldati in marcia vagava errando per tutto il bosco e i soldati non potevano seguire le insegne e neppure ascoltare gli ordini dei capi.
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Diocletianus diligentissimus et sollertissimus princeps fuit, sed instituit imperii formam magis regiae ...paucis comitibus adhibitis, cum, solus omnium Romanorum principum, ex tanto fastigio sponte ad privatae vitae statum remeavisset. (da Eutropio)
Diocleziano fu principe diligentissimo e assai solerte e che primo introdusse nell'impero Romano forme più degne delle usanze regali che della libertà Romana infatti si fece adorare tanto quanto un dio, indossando ornamenti di gemme alle vesti e ai calzari, trascurato il costume dei primi imperatori, il cui ornamento consisteva in una clamide di porpora. Vinti molti esterni avversari e nemici, regnò con Massimiano Erculio. Divenuto grande in età e avvicinandosi la vecchiaia, convinse il collega Erculio ad, deposte le insegne del potere, ritirarsi alla vita privata. Un Augusto dunque, condotto uno splendido trionfo in città, lasciò nello stesso giorno il potere. Diocleziano invecchiato come cittadino privato nella villa in Dalmazia in illustre ozio, scelti pochi compagni, restando il solo di tutti gli imperatori romani da tanto fastigio per sua spontanea volontà allo stato di cittadino privato.
Altro tentativo di traduzione
Diocleziano fu un imperatore molto attento ed accorto, ma istituì una forma di comando più simile al potere regale che alla libertà romana: infatti ordinò di adorarlo come un dio, fece porre su vesti e calzature ornamenti di pietre preziose abbandonando le abitudini dei primi imperatori il cui ornamento consisteva solo in un mantello di porpora. Avendo sconfitto molti nemici esterni e molti avversari, regnò con Massimiano Erculio. Con l’appesantirsi dell’età e con l’avvicinarsi della vecchiaia, persuase il collega Erculio affinché, deposte le insegne del comando, si ritirassero a vita privata. Ciascuno dei due Augusti, allora, celebrato un splendido trionfo in Roma, si dimise dal comando nello stesso giorno. Diocleziano da privato invecchiò in Dalmazia in uno splendido ozio, avendo invitato pochi amici, poiché lui solo di tutti gli imperatori romani da tanto onore era ritornato spontaneamente alla condizione di vita privata.
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Priusquam periculum faceret, Caesar in Britanniam Caium Volusenum cum navi longa praemittit... Huic imperat ut quam plurimas possit civitates adeat horteturque ut fidem populi Romani sequantur.
Prima di tentare l'impresa, Cesare manda avanti Caio Voluseno con una nave da guerra e gli comanda, esplorata ogni cosa, di tornare presso di lui il più presto possibile. Egli parte con tutte le milizie in direzione dei Morini, poiché di là la traversata per la Britannia era brevissima. Qui ordina che le navi e la flotta si riuniscano da ogni parte dalle regioni confinanti. In quel mentre dopo che il suo progetto era stato riferito ai Britanni attraverso dei mercanti, da parecchie città di quell’isola vengono da lui degli ambasciatori, per promettere (relativa finale) di dare ostaggi e di sottomettersi al comando del popolo Romano. Dopo averli ascoltati (abl. assol. con nesso relativo) facendo generose promesse (liberaliter polliceri) e esortandoli a persistere in tale risoluzione, rimanda quelli a casa e manda insieme con loro Commio Atrebate. A questo ordina di consultare quante più cittadinanze poteva per esortarle a seguire la fiducia/la promessa di protezione del popolo romano.
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Cyrus, subacta Asia et universo Oriente in potestatem redacto, Scythis bellum movit. Erat Scytharum regina Tomyris ...Nam Cyrus, his rebus cognitis, noctu reversus, eos ebrios oppressit, omnesque Scythas cum reginae filio interfecit.
Ciro, assoggettata l’Asia e sottomesso in suo potere l’intero Oriente, mosse guerra agli Sciti. Regina degli Sciti eraTomiri che, senza atterrirsi dell’arrivo dei nemici, permise loro di attraversare il fiume Oaxi, pensando che le era più agevole una battaglia nei confini del suo regno. E così Ciro, fatte passare le truppe, dopo essersi fatto avanti per qualche tempo nella Scizia e stabilì l'accampamento. Poi, fingendo timore, fuggendo via, abbandonò l’accampamento, e lasciò il vino e tutto ciò che era necessario a pubblici banchetti. Quando questo venne comunicato alla regina, ella mandò ad inseguirlo i figlio adolescente con un terzo delle truppe. Il ragazzo giunto all’accampamento di Ciro, trascurati i nemici, si diede al vino e ai banchetti con i suoi soldati: così gli Sciti furono vinti più dall'ebbrezza che dalla guerra. Infatti Ciro, sapute queste cose, tornato indietro di notte sopraffece quegli ubriachi ed uccise tutti gli Sciti con il figlio della regina.