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Alexander ad Mareotidem paludem, proximam insulae Pharo, pervenit. Ibi quam diligentissima cura loci naturam observavit... regi dederunt. Tunc Alexander novam urbem condidit et eam Alexandriam appellavit.
Alessandro arrivò alla palude Mareotica, prossima all’isola di Faro. In questo luogo osservò con un'attenzione assai accurata la natura del luogo perché aveva deciso di fondare sull'isola una nuova città. L’isola infatti era più bella dei vicini luoghi e meno esposta agli assalti dei nemici. Avendo però osservato i più piccoli particolari con più accurata attenzione, cambiò il progetto perché l’isola si manifestò più piccola per poter contenere tutti gli edifici della nuova città.E così andò alla ricerca di un luogo più appropriato e più adatto ad una grande città. Scelse finalmente la zona fra la palude ed il mare. Mentre disegna(va) con la poltiglia di calce il tracciato delle mura, si manifestò un prodigio ed i Macedoni si spaventarono moltissimo; ma i sacerdoti, la cui esperienza di cose divine era superiore a quella dei soldati, offrirono un parere (sul prodigio) più gradito al re. Allora Alessandro fondò la nuova città e la chiamò Alessandria.
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Tertio anno postquam Thebas diruerat Alexander vere novo contraxit undique copias suas ut in Asiam traiceret ...Ubi cum omni exercitu Alexander intra vigesimum diem ad Troadis oram (costa) pervenit, tres dies ibi constitit ut Manibus Hectoris et Achillis victimas immolaret.
Tre anni dopo che Tebe era stata distrutta, in primavera Alessandro riunì da ogni parte nuovamente le sue milizie per passare nell'Asia. L’esercito macedone era più forze per la forza (vir roboris) che per il numero. Parmenione, fedelissimo amico del re guidava trentamila e seicento fanti: tredicimila erano Macedoni, cinquemila mercenari. Gli alleati avevano inviato la rimanente grande quantità. Gli Illirici ed i Traci inviarono cinquemila uomini e gli Agriani aggiunsero mille arcieri. Filota guidava la cavalleria dei Macedoni, mille e ottocento uomini con duemila cavalli ed altrettanti erano arrivati dalla Tessaglia. Da tutto il resto della Grecia arrivarono in tutto seicento cavalieri: Cassandro conduceva la colonna con novecento soldati di avanguardia. Quando Alessandro giunse con tutto l’esercito entro il ventesimo giorno alla costa della Troade, si fermò tre giorni per sacrificare delle vittime ai Mani di Ettore ed Achille.
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In omnibus rebus tanta fuit industria Catonis ut et agricola sollers et peritus iuris et magnus imperator.... In iisdem libris exposuit, quae in Italia et in Hispaniis gesta essent, tanta industria et diligentia ut nihil falsum vel futile in iis inveniatur.
Fu in tutte le cose così grande l'attività di Catone da mostrarsi esperto agricoltore ed esperto di legge e grande generale e oratore degno di approvazione e appassionatissimo della scienza. Da anziano, intraprese lo studio delle lettere, ma vi fece tali progressi che difficilmente si puo trovare qualcosa che gli fosse sconosciuto né delle cose greche, né italiche. Compose orazioni dalla fanciullezza. Da anziano decise di scrivere racconti. Di questi ci sono sette libri. Il primo contiene le azioni dei re del popolo romano, il secondo ed il terzo le origini di ciascuna nazione italica. Nel quarto, poi, vi è la prima guerra punica, nel quinto la seconda. Trattò allo stesso modo le rimanenti guerre finché la sua narrazione non giunse alla prefettura di Servio Galba. E in queste storie non nominò i comandanti delle guerre, ma scrisse le vicende senza nomi. Nei libri medesimi descrisse quali avvenimenti ci fossero in Spagna ed i Italia con tale abilità ed accuratezza che non vi si trova nulla di falso o futile.
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Cum Romanos apud Cannas profligavisset et urbi appropinquavisset neque ullus hostium exercitus resisteret, ...et cum omnibus copiis fugavit. Tiberium Gracchum quoque, consulem, in Lucanis cum in insidias induxisset et repentino impetu aggressus esset, concidit.
Dopo aver sbaragliato i Romani a Canne e poiché nessun esercito dei nemici gli faceva resistenza mentre si avvicinava alla città (di Roma), Annibale si fermò sui monti vicini alla città. Dopo aver disposto in questo luogo gli accampamenti per alcuni giorni ed essendo ritornato a Capua da dove era partito, si incontrò nella campagna del Falerno con Quinto Fabio Massimo dittatore. Qui, poichè era chiuso dalla strettezza dei territori, di notte, senza danno per il suo esercito, sfuggì dagli agguati, e riuscì ad eludere l’assedio di Fabio, comandante molto astudo. Infatti a metà della notte della notte legò rami secchi alle corna delle giovenche e le incendiò e spedì quella mandria impazzita verso i nemici. Così fu introdotto il più grande terrore nell’esercito romano e nessun soldato osò uscire dal vallo. E non molti giorni dopo attirò in combattimento con un tranello Marco Minucio Rufo, comandante della cavalleria, e lo mise in fuga con tutta la milizia. Annientò anche Tiberio Gracco, console, avendolo attirato con tranelli in Lucania ed aggredito con un attacco improvviso.
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Cum Polycrati, Samiorum tyranno, omnia optime procederent et fortuna faveret, Amasis, sapientissimus Aegyptiorum rex, ...et occisus est a quodam praefecto Persarum regis, qui insulam Samum invaserat ut eam in potestatem Persarum redigeret.
Poiché a Policrate, tiranno di Samo, tutto procedeva in maniera ottimale e la fortuna lo favoriva, il sapientissimo re degli Egizi Amasi scrisse a lui una lettera in cui si leggevano queste parole: “Conobbi una fortuna in nulla seconda alla tua; perciò, poiché gli dei sono invidiosi della felicità umana, tu mescola le cose buone con le cattive e procurati qualche perdita, affinché l’ira e l’invidia degli dei sia volta altrove”. Policrate, spinto da queste parole, gettò in mare un anello assai prezioso che gli era molto caro. Dopo qualche giorno un certo pescatore, poichè aveva pescato un pesce di straordinaria dimensione, lo donò al tiranno. Quando il ventre del pesce fu aperto dai servi fu ritrovato l’anello di Policrate. Egli allora, poichè aveva recuperato l’anello fu preso da grande letizia. Ma Amasi, saputa la cosa, gli predisse un'amara sorte e, in vero, avvenne (proprio) così. Infatti poco tempo dopo Policrate fu catturato ed ucciso da un tale (che era il) prefetto del re Persiano, che aveva invaso l’isola di Samo per metterla sotto la podestà dei Persiani.