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Un poeta visita la grande fattoria di un agricoltore. L'agricoltore ha nelle stalle molte caprette, e pianta ulivi e vigne. Nelle aie ci sono la galline e le colombe. La terra genera le verdure e offre abbondanza di spighe. La vita dell'agricoltore è felice, perché egli può sempre riposarsi all'ombra dei boschi. Al contrario, il poeta trascorre la vita nelle corti dei potenti, piene di discordie e di lusinghe, e il suo animo è sempre pieno d'invidia. L'agricoltore esclama: La mia vita non è felice! Spesso ci sono epidemie che colpiscono le caprette. Spesso la mancanza di acqua (lett. : "di acque") inaridisce la terra. I lavori non producono ricchezza, e la nostra vita è costantemente dedita alla fatica. Migliore è la vita del poeta! Infatti il poeta è sotto la tutela delle Muse, e sempre vive nelle grandi regge, e poi nel banchetto ci sono molti poeti che rallegrano i convitati. Ma il poeta risponde: Questo è vero. Forse il marinaio ha una vita serena. Il saggio contadino risponde: i marinai sono famosi per audacia e abilità. Il commercio procura loro molta ricchezza: ma la loro vita è piena di tribolazioni. Di tanto in tanto le tempeste fracassano le piccole imbarcazioni e i marinai perdono la vita.
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Agamennone aveva portato via ad Achille la prigioniera Briseide. Perciò Achille, a causa della collera, si ritirò dal combattimento, e, nella tenda, si esercitava a tempo perso con la cetra. Poi consegnò le proprie armi all'amico Patroclo, ma Ettore uccise Patroclo. A questo punto, Achille ritornò in amicizia con Agamennone, e Agamennone restituì Briseide ad Achille. La madre Teti ottenne da Vulcano delle armi per Achille: Achille cominciò a combattere di nuovo, ed uccise Ettore. E così l'uccisore di Patroclo era stato vendicato da Achille, e la guerra di Troia era stata mandata avanti.
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Gli Elvezi, poiché pensavano di possedere un territorio ristretto e volevano ardentemente conquistare nuove sedi, decisero di uscire dal proprio territorio. Perciò, dopo aver promesso grandi ricompense, ottennero dalle popolazioni confinanti che fosse loro permesso di marciare attraverso il territorio di esse. Però Cesare, quando seppe che gli Elvezi, avversari del popolo Romano, provavano a compiere quel percorso e che la loro partenza poteva danneggiare la provincia Romana, stabilì di togliere l'accampamento e partire contro di loro. Gli Elvezi, che si gloriavano di essere forti, si sforzarono di sottomettere i Romani; ma, dopo numerose disfatte, supplicarono l'indulgenza di Cesare, che li accettò in resa.
Furius Camillus oppidum Falerios obsidebat; tunc ludi magister multos nobiles pueros extra moenia se
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Furio Camillo assediava la città di Faleri; allora, un maestro di scuola portò con sé, al di fuori delle mura, molti fanciulli nobili. Da lì, per mezzo di chiacchiere e discorsi, proseguì il cammino, e, poco alla volta, portò gli allievi tra le sentinelle, e alla fine nell'accampamento dei nemici, e li consegnò al console; egli sperava dal console una grande ricompensa. Il maestro indegno pensava in questa maniera: i padri e le madri dei figli nobili, che io ho consegnato ai nemici, chiederanno immediatamente una tregua e la pace, e accoglieranno le truppe Romane all'interno delle mura. Ma Camillo disapprovò la scellerataggine e il tranello del maestro, e disse così: Impugnamo le armi non contro gli inermi, ma contro i nemici armati; ed immediatamente consegnò il traditore ai fanciulli. I fanciulli percossero il maestro, e lo riportarono in città. Allora i Falisci immediatamente aprirono le porte ai Romani con grande gioia.
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O fanciulli, oggi narrerò la piacevole favola sull'asino e sul lupo. Un asino, mentre vagabonda ozioso per il centro di un campo, all'improvviso vede un lupo famelico. Allora l'asino si ferma, osserva tranquillamente il lupo, poi zoppica per finta, e versa molte lacrime. Il lupo si avvicina lentamente all'asino, e dice: Salve, o amico! Perché sei tanto triste e piangi? Non vedo infatti nessun segno di ferite. Risponde l'asino: Sento una spina aguzza sulla sommità del calcagno, e non posso camminare. Estraila, o lupo, e io ti renderò grazie! Il lupo annuisce con piacere, perché già considera l'asino una sua preda: ma, mentre cerca attentamente la spinta nel calcagno, improvvisamente l'asino non soltanto scalcia con forza, ma rompe per giunta le mascelle del lupo. Il lupo fugge sanguinante, e l'asino giunge al sicuro. Spesso, infatti, la vita è salva grazie ad un tranello.
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