Denique post aliquot annos Veientani rebellaverunt. Dictatorem contra illos Romani miserunt Furium .
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Infine, dopo un certo numero di anni, gli abitanti di Veio ripresero la guerra. In qualità di dittatore i Romani inviarono contro di loro Furio Camillo, che prima li sconfisse sul campo, poi, assediandola a lungo, conquistò anche la città, la più antica e la più ricca d'Italia. Dopo di quella, conquistò anche i Falisci, popolazione non meno prestigiosa. Però alcuni cittadini provocarono ostilità nei suoi confronti, poiché aveva mal ripartito il bottino (di guerra): per quella ragione fecero condannare Furio e lo fecero espellere dalla città. Immediatamente i Galli Senoni occuparono Roma molto facilmente, e i Romani non difesero nulla all'infuori del Campidoglio. A quel punto intervenne Camillo, che era in esilio in una vicina città, e vinse i Galli in modo molto pesante.
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A quel punto Ulisse giunge presso le Sirene, le figlie della Musa Melpomene. Le Sirene avevano l'aspetto di una gallina, ed una lunga chioma, ornata con una corona. Sull'isola c'erano molti animali mostruosi, e cantavano sempre con grande abilità. I marinai, attraverso le onde, giungevano sulle coste dell'isola, ascoltavano le straordinarie cantilene, e spesso, a causa delle cantilene delle Sirene, morivano (lett. : "uscivano dalla vita"). Ma Ulisse, per mezzo della cera, tappa le orecchie dei marinai, ed evita l'agguato.
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I coloni coltivano i terreni con grande gioia. Gli agricoltori del Lazio consacrano boschi sacri al dio Silvano. Il padre di famiglia annuncia così ai figli e alle figlie: O fanciulli e fanciulle, adornate gli altari del buon dio; il dio sarà favorevole. Egli, più tardi, prega il dio: O Silvano, buon dio, proteggi i vasti campi e le piccole fattorie, scaccia le malattie. Poi l'agricoltore ritorna allegro nel villaggio.
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La volpe invitò la cicogna per la cena, e mise un brodo liquido in un piatto, che la cicogna non riuscì a mangiare in alcun modo, per via del collo lungo. Quando la cicogna rinvitò a cena la volpe, le servì una bottiglia piena di cibo tritato. In questa (bottiglia) la cicogna infilò il becco e si saziò, ma afflisse la commensale con la fame. La volpe, invano, leccò il collo della bottiglia e si lamentò: Perché mi invitasti? L'uccello rispose in questa maniera: È stato di esempio per te, di ciò che tu hai fatto a me, quando mi invitasti: chi arreca offese, riceve offese.
Nisus, Martius filius, vel, ut alii tradunt, Deionis filius, rex Megarensium, in capite purpureum cr
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Niso, figlio di Marte, oppure, come altri riportano, figlio di Deione, re dei Megaresi, aveva sul capo un capello vermiglio. A costui, da Apollo fu dato il responso che, custodendo quel capello, egli era destinato a regnare molto a lungo. Dopo che ad attaccare costui fu giunto Minosse, il figlio di Giove, egli (- Minosse) fu amato dalla figlia di Niso, Scilla, su incitamento di Venere; al fine di rendere costui vittorioso, Scilla tagliò al padre, mentre dormiva, il capello del destino. Perciò Niso fu vinto da Minosse. Mentre però Minosse faceva ritorno a Creta, Scilla arrivò a chiedere soccorso: gli chiese infatti che la portasse con sé, sulla base della parola data. Costui disse che la sacra Creta non avrebbe accolto una tale perfidia. Costei si buttò in mare. Più tardi Niso, mentre dava la caccia alla figlia, fu tramutato in aquila marittima, e Scilla (fu tramutata) nel pesce che chiamano "ciri". Quell'uccello, quando scorge un pesce che nuota, afferratolo con gli artigli, lo strazia.
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