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Le colombe per molti anni rifuggivano il nibbio, e, grazie alla velocità delle penne, evitavano l'uccisione. Allora il predatore, che in fatto di acutezza d'ingegno superava di gran lunga le colombe, indirizza la mente all'inganno e, per mezzo di un tranello, raggira la specie indifesa. Disse: "Perché trascorrete una vita preoccupata? Il mio parere è nel vostro interesse: se mi farete re, voi, tranquille, non riceverete alcun torto. Il nibbio inganna le colombe ingenue; e così, all'inizio della primavera esse si consegnavano sotto la sua protezione, e facevano re il predatore. Ma lo scellerato esercitava il potere per mezzo degli artigli crudeli e, per tutta l'estate, dilaniava numerose colombe. Allora una delle rimanenti grida: Scontiamo pene giustamente, perché abbiamo affidato la nostra vita ad un delinquente.
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Un tempo, gli abitanti dell'Italia non sospettavano l'agguato dei pirati, ma vivevano nella concordia e praticavano la giustizia: guidavano piccole imbarcazioni, ma giungevano su spiagge lontane. Di tanto in tanto, tuttavia, ai marinai non mancavano le tempeste. Dunque, la vita dei marinai era piena di tribolazioni. L'acqua infatti è letale e, talvolta, uccide i marinai.
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Ti ricordi che il dodicesimo giorno prima delle Calende di Novembre ho detto in senato che C. Manlio, guardia ed aiutante del tuo atto temerario, sarebbe stato in armi un giorno stabilito, il quale giorno sarebbe stato il sesto giorno prima delle Calende di Novembre? Forse che mi è sfuggito, o Catilina, non soltanto il fatto, tanto grande, tanto atroce e tanto incredibile, ma addirittura, ciò che è ancora più stupefacente, il giorno? Io medesimo ho detto in senato che tu avevi spostato la strage dei nobili al quinto giorno prima delle Calende di Novembre, allorquando molti dei più illustri della città scapparono da Roma, non tanto per preservare sé stessi, quanto per ostacolare i tuoi propositi.
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I Galli, dopo una rapida vittoria, si affrettano verso Roma, e sconfiggono e mettono in fuga i cittadini. Da lì stringono d'assedio il Campidoglio, la rocca di Roma. Il Campidoglio viene mantenuto con insigne coraggio da pochi cittadini dei Romani. Nella notte, mentre la guarnigione difensiva dei Romani, calma, si dà al riposo, un soldato Gallo arriva, grazie a delle scale, sulla scoscesa rupe del Campidoglio, ma le oche veglianti, sacre alla dea Giunone, con un forte starnazzare, e con lo scuotimento delle ali, risvegliano dal sonno M. Manlio, il guardiano del Campidoglio. L'eroe Romano respinge il nemico, e lo butta giù dalla rupe. E così, le dimore degli dèi dei Romani vengono salvate dalle oche sacre di Giunone. Successivamente, la cittadinanza Romana collocherà sul Campidoglio un'oca d'argento, e assegnerà a M. Manlio il soprannome di "Capitolino".
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Gli uomini spesso ricevono un favore, ma successivamente dimostrano un animo non riconoscente, e discreditano l'autore del favore. Infatti, l'animo del cacciatore viene considerato non riconoscente verso il platano, come mostra la favola del cacciatore e del platano. Un cacciatore stanco si avvicina ad un bosco, e siede sotto un platano ampio e verde. E così, mentre il Sole arde nell'aria, ed il calore dell'estate è torrido, il cacciatore rinfranca le membra grazie alla calma e fitta ombra delle fronde. Mentre sta a riposo in questa maniera, volge gli occhi verso le fronde del platano: non vede nessuna bacca, né un fiore, ma unicamente ampie foglie. Allora, con tono irriconoscente, esclama: O albero infruttuoso, non offri nessun vantaggio agli esseri umani, e nemmeno al bestiame! Viceversa l'albero: Tu rispondi ai miei favori con una cattiva ricompensa, e mostri un animo irriconoscente. Infatti accusi la mia infruttuosità, ma te ne stai disteso sotto i miei rami e le mie fronde!
- Denique post aliquot annos Veientani rebellaverunt. Dictatorem contra illos Romani miserunt Furium .
- Tum ad Sirenas Melpomenes Musae filias Ulixes venit. Sirenes formam gallinaceam ...
- Coloni magna laetitia agros colunt. Latii agricolae Silvano deo lucos sacrant. Pater familias ...
- Ad cenam vulpes ciconiam invitavit et liquidam in patina posuit sorbitionem quam nullo ...