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Atene conta una grande quantità di poeti e di atleti. Gli atleti si esercitano ogni giorno nelle palestre, e allietano gli animi. Alla fine gareggiano nelle arene, oppure nei giochi Olimpici. Ad Atene gli abitanti dedicano altari agli dèi e alle dèe. Gli abitanti di Atene praticano il commercio, ed accumulano ricchezza. Decorano le strade con statue d'oro, ed amano la letteratura e i poeti. Gli abitanti Romani invece, ingaggiavano sempre battaglie: combattevano sempre valorosamente per mezzo di elmi, spade, corazze e lance, e salvavano la patria. Praticavano l'agricoltura: i padroni avevano degli schiavi, i quali coltivavano i terreni e i campi. Le matrone Romane, invece, amavano gli dèi e ottenevano la concordia. Gli dèi e le dèe non abitavano soltanto nel cielo, ma anche sulla Terra e negli Inferi. Anticamente gli abitanti attribuivano agli dèi e alle dèe un aspetto umano ed un carattere, e, per mezzo di storie d'invenzione, portavano sulle scene le inimicizie e le ostilità degli dèi. Infatti gli abitanti dell'antica Roma amavano le commedie e le tragedie Greche, dove gli dèi e le dèe litigavano, combattevano, e alla fine, per mezzo degli spettacoli, liberavano gli animi dalle preoccupazioni. Per giunta i Romani praticavano l'architettura: infatti costruivano magnifiche terme e molte strade in Italia e in Europa.
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Quale atto malvagio, oppure quale scelleratezza posso immaginare o pensare, che costui non abbia concepito? Quale avvelenatore, quale gladiatore, quale bandito, quale assassino, quale parricida, quale falsificatore di testamenti, quale frodatore, quale crapulone, quale dissipatore, quale adultero, quale donna disonorata, quale corruttore della gioventù, quale corrotto, quale rovinato esiste, in tutta l'Italia, che non abbia vissuto in intima amicizia con Catilina? Quali assassinii sono stati compiuti nel corso di questi anni senza di lui? Quale nefanda violazione (è stata compiuta) se non per sua mano? O dèi immortali! Dove mai tra i popoli ci troviamo? In quale città viviamo? Che Stato abbiamo?
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Un ragazzo pascolava nei campi agnelli e capri; non soltanto era oltraggioso, ma per giunta tormentava gli animali con molti dispetti: spesso infatti li colpiva con sassi e bastoni. Un giorno, giungono nei campi degli uomini forestieri, e interrogano il ragazzo in merito alla via corretta verso la città; ma il ragazzo oltraggioso indica ai forestieri la strada errata. Gli uomini vagano per lungo tempo invano: alla fine, spossati e adirati, ritornano al ragazzo. A questo punto, egli, soddisfatto del proprio scherzo, prende in giro i forestieri, ma i forestieri rimproverano aspramente il ragazzo, poi lo percuotono con dei bastoni di legno. Il ragazzo piange e chiede perdono, gli agnelli e i capri, invece, esultano per la punizione del ragazzo.
Quondam Gyges, Lydorum rex, legatos misit Delphos et Apollinis oraculum interrogavit: Quis est morta
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Una volta Gige, il re dei Lidi, mandò degli ambasciatori a Delfi ed interpellò l'oracolo di Apollo: Chi è il più felice tra tutti gli esseri umani? Difatti Gige, essendo il più ricco e il più importante tra tutti i re, reputava la sua felicità la più insigne di tutte. Apollo, al contrario, rispose agli ambasciatori: Non è Gige il più prospero e il più felice tra tutti. Aglao infatti, povero agricoltore dell'Arcadia, non aveva mai lasciato il territorio del suo podere, e non desiderava essere più ricco, né possedere risorse più vaste. Pertanto Apollo giudicò più desiderabile e più tranquilla la piccola capanna di Aglao che la sfarzosissima reggia di Gige; considerò preferibile un piccolo campo, privo di timori e di angosce, che le rigogliose terre dei Lidi, piene zeppe di tutte le preoccupazioni.
Dura et laboriosa in agris agricolarum vita est. Agricolae enim semper laborant industriam ac dilige
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La vita degli agricoltori nei campi è dura e laboriosa. Gli agricoltori, infatti, lavorano sempre, impiegano operosità e diligenza, praticano la tenacia e l'assiduità: spaccano le zolle, seminano le piante, con il falcetto ricurvo tagliano le spighe. Anche le donne lavorano: attingono l'acqua e preparano le vivande, filano la lana e la tingono con la porpora. Le fanciulle pascolano le agnelle e raccolgono le bacche. Gli agricoltori, insieme ai figli e alle figlie, abitano in piccole capanne di legno, e le figlie degli agricoltori abbelliscono con gioia, per mezzo di ghirlande di spighe, le statue di marmo delle dee. Quando è la sera, il lavoro degli agricoltori smette; gli agricoltori cenano felici, e, insieme ai vicini delle fattorie limitrofe, seggono presso il focolare: raccontano belle favole riguardo all'esistenza degli dèi, e alle insigni imprese degli uomini particolarmente illustri. Nel frattempo, le padrone, insieme alle ancelle, pettinano la bianca lana delle agnelle, e preparano le tuniche per le figlie. Ormai le tenebre si avvicinano, e rendono buio il bosco, ma, nella fattoria, la veglia è gradita.
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