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Ma il generale dei Cartaginesi, Amilcare, mentre assediava Siracusa, udì in un sogno una voce che diceva che egli, il giorno successivo, avrebbe cenato in quella città. Amilcare fu assai lieto di questo sogno e, credendo che la vittoria gli fosse stata promessa dal cielo, contava pienamente sul valore dei soldati e sperava che in breve tempo si sarebbe impossessato di Siracusa. Già allestiva ogni cosa per il combattimento, ma, dopo che fu esploso un violento contrasto fra i suoi soldati, i Siracusani, cogliendo l'occasione (lett: "attraverso l'occasione"), improvvisamente osarono fare una sortita fuori dalla città, invadere l'accampamento, e portare Amilcare in persona all'interno delle mura della città. Così, il generale dei Cartaginesi cenò nella città di Siracusa da prigioniero, e non, come col pensiero aveva presunto, da vincitore.
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Però, per primo, desiderò decretare di redigere le leggi su dei libri, il console Pompeo, ma non andò fino in fondo, per timore dei detrattori. In seguito Cesare stava per fare ciò, ma fu assassinato prima. Gradualmente, dunque, le antiche leggi, per via dell'invecchiamento e dell'incuria, scomparirono, e di queste, anche se ormai non c'è più nessun utilizzo, in ogni caso è necessaria la conoscenza. Le nuove leggi ebbero inizio su impulso di Costantino, e furono portate avanti dai restanti successori, ed erano confuse e caotiche. In seguito Teodosio allestì un codice sotto uno specifico titolo, a imitazione del (codice) gregoriano e dell'ermogeniano, e lo chiamò "teodosiano", dal suo nome.
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Nettuno diede a Ulisse un difficile ritorno. Così, dopo varie peregrinazioni e fatiche, alla fine quello raggiunse Itaca. Lì nobili uomini, che occupavano la dimora regale, nel corso dei giorni e delle notti trascorrevano la vita in maniera oziosa e con grande dispendio, ed incalzavano sgradevolmente Penelope, la moglie di Ulisse, al fine di nuove nozze. Quando Ulisse raggiunse la spiaggia di Itaca, Minerva cambiò il suo aspetto nella figura di un mendicante, così i nemici non potevano riconoscerlo, e quello entrò in casa sua. A casa sopportò pazientemente i torti dei Proci, e preparò una vendetta atroce contro di loro.
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Dopo che Libero si era recato in fretta presso gli Indi, ed aveva spostato l'esercito attraverso i luoghi disabitati della Libia, spinto dalla sete, supplicò l'aiuto del proprio padre Giove: presto Giove mostrò (nel senso di: "fece comparire") un ariete. Allora Libero calcò le orme dell'ariete e l'animale condusse Libero presso una roccia, che l'ariete batté con la propria zampa: da quel luogo sgorgò una sorgente. Quando Libero dedicò un tempio, (vi) collocò una statua di Giove con le corna di una ariete. Conosciamo una seconda storia: tra Cirene e Cartagine, dei pastori catturarono un fanciullo somigliante ad un ariete, che sedeva sulla sabbia e ed emetteva profezie. Tuttavia il fanciullo, lontano dalla (propria) sede, restava in silenzio, rimesso sulla sabbia, pronunciava nuovamente profezie. Successivamente egli scomparve dalla vista degli uomini, e per questo motivo tutti considerarono il fanciullo un dio, e lo chiamarono "Ammone". Infatti i Libici chiamano "Ammone" l'ariete.
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Lucio Sergio Catilina fu un uomo di grande forza, sia d'animo, sia di corpo, ma di indole malvagia e scellerata. A lui, sin dalla giovinezza, erano gradite le guerre civili, le ruberìe, la discordia tra cittadini, e qui impegnava la sua giovinezza. Possedeva un corpo resistente alla fame, al freddo e alla veglia più di quanto è possibile credere, (possedeva) un animo temerario, subdolo, simulatore e dissimulatore. Il suo animo ambizioso desiderava continuamente cose smisurate, incredibili, eccessivamente alte. L'animo aggressivo era turbato di giorno in giorno di più dal bisogno di denaro e dalla consapevolezza dei misfatti.
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