Esse phantasmata et habere propriam figuram incredibile est, sed aliqui inanes et vanas imagines ...
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L'essere un fantasma ed avere una propria sembianza, è una cosa incredibile, ma alcuni a causa del timore, hanno visto immagini fatue ed evanescenti. Anche io ne ebbi l'occasione. Io ho un liberto non ignorante. Egli dormiva nel medesimo letto insieme al fratello; quello, in sogno, vede un tale che siede sopra il materasso, e che avvicina alla sua testa dei rasoi, e che per giunta taglia i capelli dalla sommità stessa della testa. Quando ha fatto giorno, vengono ritrovati lui rasato intorno alla sommità della testa, e capelli che giacciono tutt'intorno. Il fratello del liberto ha visto durante il sonno la figura del barbiere e mostra i capelli sparsi effettivamente. Perciò, accordare credito ai fantasmi non è una cosa sciocca.
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Il giorno consiste nella presenza del sole al di sopra del mondo, allo stesso modo in cui la notte è il sole al di sotto del mondo. Il giorno legale è di ventiquattr'ore. Oltre a ciò, ci sono due fasi del giorno, la diurna e la notturna, la durata delle quali è di dodici ore. Per gli Egizi il giorno ha inizio dal calare del sole; per i Romani (il giorno ha inizio) dal sorgere del sole; per gli Ateniesi dalla sesta ora della giornata; per i Persiani da mezzanotte.
Croesus Lydiae rex divitiis abundabat sed permagno dolore opprimebatur: filium enim habebat forma et
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Creso, il re della Lidia, era ben provvisto di ricchezza, ma era tormentato da un enorme dolore: infatti aveva un figlio, eccellente per bellezza e per intelligenza, ma muto. Il padre aveva già impiegato parecchie cure, ma tutte erano riuscite inutili. Alla fine si era recato presso l'oracolo di Apollo, dove la Pizia gli rispose: Quando tuo figlio avrò aperto la bocca, per te sarà un momento sinistro. E ovviamente le parole di Apollo vennero confermate. Infatti le truppe dei Persiani espugnarono Sarde, la capitale della Lidia, e i nemici, all'improvviso, fecero un assalto contro Creso. Il re era in pericolo di morte. Allora, per la prima volta, il giovane muto aprì la bocca e gridò a gran voce: O soldati, abbassate le armi! Se avrete ucciso mio padre, poi la Lidia non avrà più un re.
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Nerone, dal momento che non poteva più sopportare la madre Agrippina, stabilì di ucciderla. Per tre volte tentò per mezzo del veleno, ma alla fine apprese che Agrippina si era munita di antidoti. Allora fece in modo che il soffitto cadesse (lett. : "i soffitti cadessero") su di lei durante la notte mentre dormiva. Ma tentò anche questa cosa invano, perché la madre uscì illesa da quel pericolo. Quindi si procurò una nave facile a scomporsi: sperava che o la madre sarebbe morta a causa di un naufragio, oppure che l'avrebbe schiacciata il crollo della coperta. Ma da un liberto della madre apprese che ella, di nuovo, non era stata uccisa. A quel punto Nerone finse che un liberto era venuto ad uccidere lui stesso su ordine di Agrippina. Dunque l'imperatore in persona uccise il liberto, ed ordinò che dei sicari uccidessero di nascosto la madre, simulando che Agrippina si fosse data la morte.
Germani post tergum clamore audito, armis abiectis signisque militaribus relictis, se ex castris eie
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I Germani, udite le urla alle (loro) spalle, buttate via le armi e abbandonate le insegne militari, si lanciarono fuori dall'accampamento, e dopo che furono giunti alla confluenza della Mosa e del Reno, persa speranza nella parte rimanente della fuga, quando un gran numero era stato ucciso, i restanti si tuffarono nel fiume e lì, sopraffatti dal terrore, dalla fatica, dalla potenza del fiume, morirono. I nostri, tutti salvi fino all'ultimo, e con pochissimi ad essere stati feriti, dopo il timore di una guerra tanto grande, si rifugiarono nell'accampamento. Cesare accordò la facoltà di andarsene a quelli che aveva tenuto nell'accampamento. Quelli, temendo i supplizi e le torture dei Galli, dato che avevano saccheggiato i terreni di quelli, dichiararono di voler rimanere presso di lui. A questi, Cesare concesse la libertà.
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