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Ai miei gravosi e incredibili impegni si aggiunge che non ho l'abitudine di lasciare arrivare a te alcuna lettera senza una dimostrazione e un parere. E dunque, in primo luogo, illustrerò a te, come è giusto fare per un cittadino che ama la patria, le cose che avvengono nella repubblica: in secondo luogo, poiché noi siamo vicini a te con amore, scriveremo anche riguardo a noi queste cose che riteniamo che tu voglia sapere. Ebbene, ora nello Stato si trova soprattutto una certa paura della guerra Gallica. Infatti, i nostri fratelli Edui, poco tempo fa, hanno combattuto una battaglia sfortunata, e gli Elvezi sono senza dubbio in armi e compiono delle scorrerie nella Provincia. Il Senato ha stabilito che i consoli ricevessero in sorte le due Gallie, che si facesse un arruolamento, che venissero inviati degli ambasciatori, per recarsi presso le popolazioni della Gallia e darsi da fare affinché esse non si unissero con gli Elvezi.
Croeso, ex Asiae regibus ditissimo, duo filii fuerunt: minor natu, Lydus, corpore graciliore erat qu
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Creso, il più ricco tra i re dell'Asia, ebbe due figli: il più giovane, Lido, era di corporatura più gracile rispetto al fratello, e non era in grado di sostenere particolarmente a lungo le fatiche; il maggiore, Ati, più agile rispetto al fratello, e più valido quanto a doti fisiche, combatteva le guerre in modo eccellente e compiva numerose imprese meritevoli di lode e, perciò, amatissimo dal padre, era stato designato per la successione al trono. Dopo che, in una certa occasione, Creso, già assai anziano, aveva visto in sogno il primogenito Ati essere assassinato, stabilì di allontanare dal figlio ogni rischio: perciò manteneva in patria Ati, non lo inviava mai in guerra, assegnava al figlio compagni con la spada più numerosi che in precedenza, stava in guardia in difesa del figlio con maggior cura e in modo molto migliore che nei tempi precedenti. Però la necessità aprì la porta alla disgrazia. Un giorno, difatti, Ati, su comando del padre, era avanzato con parecchi cacciatori contro un cinghiale di notevole grandezza, che danneggiava le campagne vicine alla città e che uccideva numerosi contadini. Mentre tutti, con attentissimo zelo, erano impegnati nella caccia al cinghiale, per un ostinato caso, uno tra i cacciatori deviò la lancia contro il giovanetto: in tal modo Creso perse il più caro dei due figli.
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Tra gli dèi, venerano principalmente Mercurio. Di costui ci sono moltissime statue: ritengono costui l'inventore di tutte le arti, costui la guida delle vie e dei cammini. Costui ha una grandissima influenza ai fini del guadagno di denaro e dei commerci. Dopo costui, venerano Apollo e Marte e Giove e Minerva. Apollo scaccia le malattie, Minerva insegna i fondamenti dei mestieri e delle arti, Giove detiene il governo degli dèi del cielo, Marte governa le guerre. A questo dio, quando hanno deciso di scontrarsi in una battaglia, offrono in voto per lo più quelle cose che hanno conquistato in guerra. Ho visto, in molte città, molte vittime nei luoghi consacrati; e non (le) possono nascondere presso di sé contro la prescrizione religiosa: per quel delitto vi è un grande castigo.
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Nel regno di Fauno, prima dei viaggi di Enea, c'era l'Arcade Evandro (Arcade = abitante dell'Arcadia), un uomo di grande ingegno, figlio di Mercurio. La madre di Evandro aveva nome Carmenta: infatti, dalla donna venivano recitate profezie in versi. La madre ripeteva ad Evandro: Tu sarai in Italia! Nel giro di breve tempo arriverà il grande Enea. Da' ascolto a tua madre! Dunque, dall'Arcadia, una regione della Grecia, Evandro si affrettava in Italia. A quel punto Fauno era ospitale e amichevole: donava al figlio di Carmenta un piccolo podere. Poi Evandro chiamava anche i suoi compagni, e assegnava loro un terreno, costruiva una dimora sul monte Palatino, e lì dedicava un santuario a Pan, il dio dell'Arcadia. Dopo alcuni anni, Enea giungeva nel Lazio, ed Evandro lo riceveva in maniera benevola.
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Bacco era il dio del vino. Gli Italici lo chiamavano anche Libero, perché il vino libera gli animi dalle preoccupazioni. Le cerimonie sacre di Bacco erano sempre allegre, alcune volte (erano) addirittura sfrenate: tra i riti sacri sono conosciute le orge Bacchiche, dove le donne bevevano il vino, impugnavano tamburi e fiaccole, e contemporaneamente danzavano ubriache. E perciò gli antichi Romani, talvolta, avevano in sdegno le cerimonie del dio Bacco. Allora il dio combatteva dure guerre contro gli sciocchi e gli arroganti, che lo temevano, e puniva gli avversari con castighi crudeli. Ma alcuni Romani veneravano il dio in maniera corretta, e, adorni di pampini d'uva, celebravano Bacco con animo lieto.
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