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Tiberio Gracco, il nipote dell'Africano, tribuno della plebe, propose, con l'appoggio del collega Ottavio, una legge per vietare che qualcuno possedesse più di mille iugeri di terreno. Poi, poiché desiderava prorogarsi la carica, pur essendo gli auspici sfavorevoli, egli apparve in pubblico, e immediatamente si diresse al Campidoglio, portando le mani alla testa, col qual gesto raccomandava al popolo la sua vita. Mentre il console Mucio indugiava con indolenza, Scipione Nasica ordinò che lo seguissero coloro che desiderassero salvo lo Stato: e dopo che ebbe seguito Gracco sul Campidoglio, lo colpì. Il corpo del tribuno della plebe venne gettato nel Tevere.
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Nella cultura del perfetto oratore risiede non soltanto il prestigio di lui stesso, ma anche il benessere dei moltissimi cittadini privati e, soprattutto, di tutto quanto lo Stato. Per questa ragione, o ragazzi, continuate nella maniera in cui fate, e senza perdere tempo, applicatevi a questo studio in cui vi trovate. In tal modo potrete fornire sostegno a voi, agli amici e allo Stato.
Dum Sulla Mithridatem in Achaia et in Asia vincit, Marius et Cinna in Italia bellum renovaverunt ...
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Mentre Silla vinceva Mitridate in Acaia e in Asia, Mario e Cinna ricominciarono la guerra in Italia e, a Roma, assassinarono nobili senatori ed ex consoli, bandirono molti, costrinsero alla fuga il figlio e la moglie di Silla. I restanti senatori fuggirono dalla città e si riunirono in Grecia, presso Silla. I senatori chiedevano l'aiuto del comandante, poiché avevano molta paura (lett: "poiché temevano molto"). Allora Silla tornò in Italia e combatté la guerra civile contro i consoli Norbano e Scipione. Quando, nel primo combattimento, si scontrò con Norbano non lontano da Capua, molti soldati di Silla morirono, ma Silla catturò molti nemici. Poi Silla si diresse verso Scipione e, prima della battaglia, ricevette in resa tutto l'esercito senza spargimento di sangue.
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Giacinto era un fanciullo avvenente. Sebbene egli fu amato intensamente da Apollo, un giorno, mentre giocava con un disco presso il fiume Eurota, morì per essere stato colpito dal disco medesimo. Dopo la morte, dalle ceneri di lui crebbero fiori dal nome (complemento di qualità) di lui medesimo. Persino le Ninfe lo piansero, e dalle loro lacrime venne prodotta una sorgente perenne. Ai morti è stato consacrato il cipresso, perché esso, una volta che è stato tagliato, non ritorna mai verde. I Romani avevano il costume di apporre un ramo di cipresso sulla casa in lutto. In merito al cipresso, raccontano questa favola: il fanciullo Ciparisso aveva caro un cervo; senza colpa, lo uccise con una propria freccia, e a seguito di questo episodio, morì di dolore. Quindi fu trasformato in un albero di cipresso da Apollo, che lo amava intensamente: in questa maniera, il suo ricordo di lui vivrà per sempre.
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Il centauro Nesso venne trapassato da Ercole con una freccia ricoperta del sangue dell'Idra; pertanto fu infiammato dalla collera e desiderò vendicare la propria morte. Allora offrì la tunica imbevuta del proprio sangue, a Deianira, la moglie di Ercole, e disse: Conserva diligentemente questa tunica; se Ercole arderà per amore di un'altra donna, questa tunica estinguerà facilmente la fiamma dell'amore. In seguito Ercole fu infiammato dall'amore per una bella giovane, che era stata ridotta in schiavitù. Quindi Deianira, memore del suggerimento di Nesso, diede a un suo domestico la veste intinta con il sangue del centauro, e gli comandò così: Metti indosso a Ercole questa tunica! E quando Ercole l'aveva ormai indossata, immediatamente cominciò a bruciare. Ercole fu pervaso per tutte le membra dal veleno, e sentì la morte vicina.
- Esse phantasmata et habere propriam figuram incredibile est, sed aliqui inanes et vanas imagines ...
- Dies est praesentia solis supra terras, sicut nox sol sub terris est. Dies legitimus viginti ...
- Croesus Lydiae rex divitiis abundabat sed permagno dolore opprimebatur: filium enim habebat forma et
- Cum iam Nero Agrippinam matrem tolerare non posset eam occidere statuit. Ter veneno temptavit ...