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Cicerone dice salve ad Attico. L'attesa delle vostre lettere rende dubbioso tutto il mio viaggio. Infatti, se ci sarà occasione, la destinazione sarà l'Epiro, in caso contrario, Cizico, o qualche altra località. D'altra parte, le tue lettere, che io leggo spesso, mi tolgono fiducia; e infatti, quanto più attentamente sono lette, tanto più (esse) indeboliscono il mio animo, tanto che diviene evidente che tu hai voluto obbedire sia alla consolazione, sia alla verità. Pertanto ti prego apertamente di scrivere a me le cose che sai come (esse) realmente saranno, e (di scrivere) le cose che penserai esattamente come le pensi nella tua mente.
Hinc consules coepere, pro uno rege duo. Et placuit, ne imperium longius quam annuum haberent, ne pe
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Da questo momento ebbero inizio i consoli: due al posto di un solo re. E parve opportuno che non detenessero un comando più lungo di un anno, affinché non fossero resi troppo arroganti da un lungo periodo di potere, ma fossero sempre umili: infatti sapevano che dopo un anno sarebbero stati dei privati cittadini. Dunque, nel primo anno dopo la cacciata dei re, furono consoli L. Giunio Bruto, che si era enormemente adoperato affinché Tarquinio fosse cacciato, e Tarquinio Collatino, il marito di Lucrezia. Ma a Tarquinio Collatino la carica fu presto tolta. Infatti si era deciso che nessuno che si chiamasse Tarquinio restasse a Roma. Pertanto, dopo che ebbe radunato tutto il proprio patrimonio, egli emigrò da Roma, e al posto dello stesso fu eletto console L. Valerio Publicola.
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La famiglia Romana comprendeva il padre, la madre, i figli, gli zii da parte di padre, gli zii da parte di madre, le zie da parte di padre, le zie da parte di madre, i nonni, le nonne, i consanguinei, i generi e molti parenti. Nella famiglia c'erano molti schiavi, coltivavano i campi e cucinavano i cibi. Il pedagogo era uno schiavo ed insegnava ai figli. Il padre di famiglia era il capo, e deteneva il potere su tutta la famiglia: con una sua decisione prometteva in sposa una figlia e la assegnava ad un uomo. La promessa sposa e il promesso sposo contraevano il matrimonio e formavano una nuova famiglia. Ma, di tanto in tanto, il promesso sposo annunciava il ripudio della promessa sposa, e aveva figli da una nuova promessa sposa.
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Dopo che Frisso fu arrivato illeso nella Colchide, stabilì di sacrificare l'ariete ricoperto dal vello d'oro. Dopo che ebbe appeso il vello d'oro ad una quercia, in un bosco sacro di Marte, pose ad esso come guardiani dei tori che emettevano fuoco dalle narici, ed un enorme serpente, affinché lo sorvegliasse nel corso dei giorni e nel corso delle notti. Tramandano che a quell'epoca in Tessaglia regnava Pelia. Il fratello di Pelia, Esone, aveva per figlio Giasone, un giovane magnifico quanto a forze del corpo e quanto a grandezza d'animo. A costui, lo zio paterno ordinò di recarsi presso i Colchi, e rubare il vello d'oro. Questa cosa era ardua e difficile, tuttavia Giasone desiderò portare a compimento l'impresa; e così scelse dei compagni valorosi. Tra questi furono scelti Ercole, Castore e Polluce, ed Orfeo. Argo, il figlio di Frisso, su consiglio di Minerva, costruì una nave. Per questa ragione la nave venne chiamata Argo; gli eroi vennero chiamati "gli Argonauti".
Athenae victoria Marathonia Miltiadi, viro mirae virtutis, premium tributurae erant. Populi Romani p
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Atene, per via della vittoria di Maratona, era in procinto di offrire una ricompensa a Milziade, un uomo di mirabile valore. Le ricompense del popolo Romano erano state poco frequenti e modeste; è risaputo che, viceversa, ad Atene le ricompense erano rare, ma magnifiche. Milziade infatti, che, per mezzo della sua vittoria, aveva liberato Atene e l'intera Grecia, ricevette un omaggio insigne: gli abitanti dipinsero lo scontro di Maratona sotto il portico che è chiamato Pecile e, nel gruppo dei dieci pretori, misero come presidente Milziade, che aveva spronato le milizie al combattimento. Raccontano, infatti, che il popolo Ateniese non offriva né sculture di marmo, né gemme preziose, ma piuttosto decorazioni gradite ai posteri.
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