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Alessandro Magno arrivò alla palude presso l'isola di Faro, e con grande interesse esaminò la geografia del luogo. Poiché l'isola non era stata esposta alle scorrerie dei nemici, il comandante dei Macedoni fondò nell'isola una nuova città. Ma, dopo che ad Alessandro la nuova isola apparve grande, cambiò parere, scelse un altro luogo tra la palude e il mare, e tracciò i confini. Mentre il re tracciava con la farina d'orzo il cerchio delle mura, poiché i Macedoni avevano siffatta abitudine, giunsero in volo degli stormi d'uccelli e mangiarono la farina. Al re un simile avvenimento apparve un cattivo presagio, ma gli indovini dissero: La nuova città sarà sontuosa ed importante, poiché avrà afflusso di stranieri e fornirà a tutti molti mezzi di sussistenza.
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Attraverso molte e varie peregrinazioni, Ulisse giunse con i compagni nell'isola di Ischia. Nell'isola viveva la maga Circe, la figlia del Sole. Molti uomini vennero trasformati in animali selvatici da un filtro della maga. Ulisse mandò in avanscoperta Euriloco insieme ai compagni. Gli uomini si avvicinarono alla bella casa della dea, dove videro leoni e lupi, e sentirono la voce della maga. Da Circe venne aperta la porta, e gli stranieri vennero invitati. Tutti Greci, da sprovveduti, entrarono, il solo Euriloco rimase all'esterno. Poi la maga servì agli amici di Euriloco dei cibi, insieme ad un filtro, e li trasformò in maiali. A quel punto Euriloco scappò, e riferì ad Ulisse il pericolo. Ulisse si recò di corsa presso la maga e costrinse la maga a restituire l'aspetto umano ai compagni.
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A Roma le donne che erano state soddisfatte di un unico matrimonio erano onorate con la corona della pudicizia: ritenevano infatti che fosse particolarmente puro per sincera fedeltà quell'animo della matrona che non sapesse uscire in pubblico dalla camera dove aveva deposto la sua verginità, credendo che l'esperienza di numerosi matrimoni fosse un segnale di dissolutezza. Alcun ripudio tra moglie e marito si verificò fino al centocinquantesimo anno dalla fondazione di Roma. Per primo Spurio Carvilio ripudiò la moglie, a causa della sterilità. E costui, sebbene sembrasse spinto da una motivazione accettabile, tuttavia non fu esente da critica, perché si riteneva che neppure il desiderio di figli avrebbe dovuto essere anteposto alla fedeltà coniugale.
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A Trasibulo, a ricompensa dei meriti tanto grandi, venne offerta dal popolo una corona d'onore, che era composta da due ramoscelli di ulivo. Questa, poiché l'aveva espressa l'amore dei cittadini e non la (sua) autorità, non causò alcuna invidia, e la gloria fu grande. Giustamente, quindi, quel famoso Pittaco, che è stato considerato nel gruppo dei sette sapienti, poiché gli abitanti di Mitilene volevano dargli in dono molte migliaia di iugeri di terreno, disse: Non mi date, vi prego, ciò che molti invidieranno. Per la qual cosa, di codesti (iugeri), non ne voglio più di cento iugeri, i quali manifestano sia la mia giustizia d'animo, sia la vostra volontà. Infatti, le piccole donazioni erano considerate durevoli, le ricche non stabili. Dunque, soddisfatto di quella corona, Trasibulo non chiese di più, né superò chiunque in onore. Costui, il giorno seguente, fu ucciso in una tenda dai barbari.
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Non è mai affidabile l'alleanza con un potente; così dimostra Fedro per mezzo di una nota favola. Una volta, una vacca, una capretta e una pecora si allearono sui monti con un leone. Dopo che ebbero catturato un grosso cervo, il leone lo divise in quattro parti e disse alle compagne con grande arroganza: Io prendo la prima, perché mi chiamo leone; mi offrirete la seconda, perché sono vigoroso; darete a me anche la terza, perché valgo di più; vi divorerò tutte se soltanto toccherete la quarta. Così l'iniquità del leone sfacciato tolse alle ingenue compagne la preda intera.
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