Caius Plinius Gallo suo salutem dicit. Laurentina haec mea domus tanto opere me delctat, propter gra
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Gaio Plinio saluta il suo amico Gallo. Questa mia villa di Laurento mi diletta moltissimo, per la bellezza della casa, per la comodità del luogo, per l'estensione della spiaggia. Non è lontano da Roma, infatti dista da Roma soltanto diciassette miglia. Ci si arriva non per un'unica via; infatti, verso il medesimo luogo, conducono sia la (via) Laurentina che l'Ostiense. Da entrambe le parti segue un cammino sabbioso, breve e agevole con i cavalli. Da una parte e dall'altra ci sono diversi tipi di paesaggio: infatti ora la via è chiusa dai boschi, ora si apre in ampi prati; lì (ci sono) molte greggi di pecore, molte mandrie di cavalli e di buoi, che si nutrono con le erbe.
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Il fiume (nel senso: "la divinità fluviale") Acheloo si trasformava in tutte le forme. Egli, mentre lottava con Ercole per via dell'unione con Deianira, si tramutò in un toro. Ercole gli staccò un corno, e lo diede alle Esperidi, anche dette Ninfe, e le dee lo riempirono con dei frutti, e lo chiamarono cornucopia (lett. : "corno dell'abbondanza"). Poiché Ercole era stato accolto presso il re Eneo, fu infiammato dall'amore per Deianira, la figlia del re, e la legò a sé come promessa sposa. Dopo che Ercole andò via, anche il centauro Eurito, figlio di Issione e Nubi, chiese Deianira come moglie. Poiché il padre di lei temeva la prepotenza del centauro, accettò la proposta. Nel giorno stabilito, Eurito si recò alle nozze con i fratelli, ma fu ucciso dallo stesso Ercole, che alla fine portò via con sé la propria moglie.
Panthera imprudens olim in foveam decidit. Quam cum viderunt agrestes, alii fustes in eam congerunt,
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Un'incauta pantera, un giorno, cadde in una buca. Quando degli agricoltori la videro, alcuni gettarono (presente storico) dei pezzi di legno contro di essa, altri la ricoprirono (presente storico) di sassi. Certi altri, invece, mossi a compassione verso quella che stava per morire, lanciarono all'animale feroce del pane, affinché riprendesse spirito. Dopo che fu seguita la notte, gli agricoltori andarono (presente storico) a casa senza timore. L'indomani ritornarono alla buca, intenzionati a sotterrare la pantera. Ma quella, quando ebbe ristorato le deboli forze, con un veloce balzo si liberò dalla buca, e si affrettò a passo svelto verso la tana. Dopo pochi giorni si precipita fuori, massacra il gregge, ammazza gli stessi pastori e infierisce distruggendo ogni cosa con impeto furioso. A quel punto, avendo paura per sé stessi, quelli che non avevano fatto niente di male alla fiera, scongiurano per la vita. Ma la pantera: Mi ricordo di coloro che mi aggredirono con le pietre, e di coloro che mi offrirono il pane. Distinguo chiaramente gli uni e gli altri. Voi, perciò, cessate di temere: infatti venni qui a pretendere vendetta soltanto da quelli che mi fecero del male.
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Apollo, il figlio di Latona e di Giove, era l'inventore ed il protettore delle arti: della medicina, della musica e delle poesie; per giunta era il dio dei suonatori di cetra e dei profeti. Per lo più se ne stava in una reggia del cielo, e, per mezzo della cetra, allietava le orecchie degli dèi nel momento del banchetto; dal cielo, però, scendeva spesso sulla Terra, si aggirava con piacere per i boschi e per i monti, ed abitava insieme alle ninfe. Per mezzo degli oracoli e delle profezie mostrava il futuro agli esseri umani. Nelle città della Grecia ci furono molti ed illustri oracoli di Apollo, ed in particolare l'oracolo di Delfi. Gli abitanti delle città della Grecia consacravano ad Apollo molti santuari, ponevano nei templi del dio preziose statue d'oro e d'avorio, ed erano riconoscenti nei confronti del dio, perché, per mezzo delle erbe, curava i malati e rinvigoriva le forze dei mortali.
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L'Ateniese Dracone, uomo probo, fu considerato essere di grande assennatezza (complemento di qualità: "fu considerato un uomo dalla grande assennatezza, dotato di grande assennatezza"), e fu esperto nel diritto divino ed umano. Questo Dracone per primo tra tutti, diede agli Ateniesi delle leggi di cui essi si valessero. In quelle leggi, il ladro, di qualsiasi tipo fosse il furto, ritenne e decretò che venisse punito con la pena capitale. Dunque le sue leggi, dato che erano severe, non in base a un decreto o a un'ordinanza, ma per un tacito e non scritto accordo degli Ateniesi, caddero in disuso. Successivamente si valsero di altre leggi redatte da Solone. Egli, nella propria legge giudicò che i ladri venissero puniti non con la morte, ma con il doppio del valore dell'oggetto rubato. Invece i nostri decemviri, nelle dodici tavole, ritennero che il ladro, che fosse stato colto in flagrante, venisse ucciso se, o mentre commetteva il furto era notte, o se si era opposto durante il giorno con un'arma mentre veniva catturato. Ma per tutti gli altri furti, pure flagranti, ordinarono che gli uomini liberi venissero fustigati, e che invece gli schiavi, colti in flagranza di furto, fossero fustigati e fossero gettati giù dalla rupe Tarpea.
- Cicero Attico salutem dicit. Totum iter mihi incertum facit exspectatio litterarum vestrarum ...
- Hinc consules coepere, pro uno rege duo. Et placuit, ne imperium longius quam annuum haberent, ne pe
- Romana familia patrem matrem liberos patruos avunculos amitas materteras ...
- Cum Phrixus incolumis in Colchidem advenisset, arietem vellere ex auro vestitum immolare ...