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Dopo le continue dispute, Ottaviano ed Antonio rinsaldarono l'alleanza con un trattato: Ottaviano ottenne l'Italia e la Spagna, ad Antonio toccò il comando delle regioni dell'Oriente. Ottaviano, con opere insigni e con l'integrità della vita, destava l'ammirazione dei cittadini, Antonio aveva fissato la dimora ad Alessandria, e viveva voluttuosamente con Cleopatra, la regina d'Egitto. In più, per amore e su istigazione di Cleopatra, preparava la rovina per lo stato Romano. Per questo, il senato, su esortazione di Ottaviano, dichiarò guerra ad Antonio e alla regina d'Egitto. Per questo motivo, nel mese di Settembre, nell'insenatura di mare di Azio, le truppe dei comandanti combatterono una guerra navale; gli eserciti e le flotte erano di pari livello, e lottarono con grande coraggio. L'esito della guerra fu per lungo tempo incerto, ma, improvvisamente, Cleopatra, per mezzo di un'imbarcazione veloce, abbandonò il luogo della battaglia, e fece ritorno a casa. A quel punto, anche Antonio, immemore del dovere di un comandante, fece vela verso Alessandria. Ai soldati del disertore Antonio, Ottaviano promise la vita e il perdono.
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Grazie all'arrivo della decima legione, ci fu un rivolgimento tanto profondo che i nostri, anche coloro che si erano accasciati a causa delle ferite, ristabilirono la battaglia. A quel punto, i soldati addetti al trasporto delle vettovaglie (calones: "soldati addetti al trasporto delle vettovaglie") videro i nemici che erano nel terrore, e sebbene disarmati, aggredirono gli armati. I cavalieri, invece, per cancellare per mezzo del valore il disonore della fuga, combattevano da tutte le parti, al fine di mostrarsi forti ai legionari. Tuttavia, i nemici dimostrarono un valore tanto grande che, dopo che i primi di loro furono morti, i rimanenti insistevano nel combattimento.
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Cesare rassicurò a parole gli animi dei Galli e promise che quella faccenda gli sarebbe stata a cuore. Disse di avere grande speranza e che, spinto dai benefici ricevuti, e dalla sua autorità, Ariovisto avrebbe messo fine alle violenze. Dopo questo discorso sciolse l'assemblea.
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Anfione prese in moglie Niobe, la figlia di Tantalo e di Dione, dalla quale ebbe sette figli ed altrettante figlie; Niobe ritenne la propria maternità più feconda di quella di Latona e cominciò a rivolgersi in modo piuttosto superbo nei confronti di Apollo e di Diana, adducendo il fatto che Diana era vestita con abiti da maschio e che, al contrario Apollo aveva sotto una veste e portava i capelli lunghi, e che infine lei superava Latona in numero di figli. Per tal motivo, Apollo uccise i figli di Niobe in un bosco, mentre quelli erano intenti alla caccia, e Diana uccise, nella reggia, per mezzo delle frecce, le figlie, ad eccezione di Cloride. Si racconta che la loro madre, privata dei figli, per il troppo piangere si trasformò in pietra sul monte Sipilo, e a tutt'oggi, a quanto si dice, le sue lacrime fuoriescono da quella roccia.
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Ciro e Dario erano illustri re dei Persiani. Ciro, per mezzo della guerra, sottometteva numerose popolazioni, e cadeva in battaglia presso i Messageti; Dario tentava invano di sconfiggere la Grecia, e moriva (lett: "usciva dalla vita") da vecchio. Ci sono inoltre tre re dei Persiani: Serse, Longimano e Memnone. Serse è famoso perché combatteva una guerra con i Greci. Longimano aveva un speciale gloria per il bell'aspetto e per il vigore guerresco. Memnone, viceversa, eccelleva specialmente per la nomea di giustizia: in lui erano grandi la devozione e la virtù, come dimostrava spesso.
- In magna insula Sicilia vitam ago. Romae provincia et Italiae horreum est ...
- Themistocles post victoriam eius belli, quod cum Persis fuit, dixit in contione se habere ...
- Haedus ad ovile in vico situm pergebat. Forte lupo incurrit sed eum facile ...
- Rhea Silvia geminos filios gignit. Amulius ferus Rheae patruus regnum occupat et pueros in fluvii ..