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Un cavallo, equipaggiato con una briglia d'oro e d'argento, e con una sella preziosa, va incontro ad un asino in un passaggio stretto. L'asino, stanco e gravato da una grande bisaccia, cedeva lentamente il passo al superbo animale da soma. Allora il cavallo rimproverò l'asino in maniera arrogante e minacciosa. Il povero asinello sopportò le ingiurie e restò zitto, ma in silenzio invocò la vendetta degli dei. Successivamente il cavallo, fiaccatosi correndo, divenne magro a causa della negligenza del padrone e dei servitori. Il padrone lo assegnò ad una fattoria di campagna, dove l'animale da soma trasportava sterco, e non utilizzava ornamenti d'oro, ma rustici e sporchi. Un giorno l'asinello, pascolando in un prato, vede il cavallo, ormai malato e derelitto. Allora esclama così: Dove sono, o amico, quei tuoi ornamenti preziosi? Dov'è la superbia e l'arroganza?
Matronae Romanae honorabant Minervam deam sapientiae Dianam deam lunae et silvarum Vestam deam famil
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Le matrone Romane veneravano Minerva, la dea della conoscenza, Diana, la dea della luna e dei boschi, Vesta, la dea della famiglia; ad esse dedicavano altari, sacrificavano vittime, (ne) abbellivano le statue con corone di viole e di rose. A Minerva era sacra la civetta, a Diana la cerva, a Vesta il focolare perpetuo. Minerva, dea bellicosa, che gli abitanti di Atene amavano poiché aveva donato loro l'ulivo, indossava una lancia e un elmo. Diana, figlia di Latona, percorreva i boschi insieme alle ninfe e con le frecce colpiva le bestie feroci. Nelle ore notturne la stella dedicata a Diana illuminava i boschi bui. Le Vestali votavano la vita alla custodia della fiamma di Vesta, che l'intera famiglia venerava.
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La fattoressa non sarà troppo amante del lusso. Non accoglierà nella fattoria le fattoresse vicine, né passeggerà fuori dalla villa, né cenerà fuori. Non compirà sacrifici quando lo proibirà il padrone oppure la padrona: infatti il padrone compie i sacrifici per tutta la famiglia. La fattoressa inoltre sarà pulita; terrà la fattoria pulita; manterrà il focolare pulito ogni giorno; quando ci saranno le festività, metterà una corona sul focolare e supplicherà gli dei per la prosperità della famiglia. Inoltre la fattoressa si occuperà del mangiare dei servitori, avrà molte galline e uova; negli orci custodirà pere, fichi, uve passite e mele. Nella dispensa conserverà diligentemente gli alimenti per tutto l'anno.
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Agricola qui sedulum asinum iam emerat etiam lepidum catellum sibi comparavit ...
Un agricoltore che aveva già comprato un asino diligente, si procurò anche un grazioso cagnolino. Il cagnolino era caro al padrone e trascorreva la vita nell'ozio; l'asino viceversa trasportava bisacce pesanti, insieme al cavallo tirava l'aratro nei campi, girava la mola nel mulino, sopportava una vita sventurata e difficile, e non riceveva l'affetto del padrone. Infatti il padrone al cagnolino offriva una focaccia ogni giorno, all'asino della paglia e poco cibo. Il povero asino paragonò la sua vita con la vita del cagnolino e pensò così: Anche io sarò gradito al padrone, se mi sarò comportato così come il cagnolino, e avrò conseguito la sua benevolenza con i servizi e con le lusinghe. Così, quando il padrone si avvicinò, agitò festosamente la coda, saltellò graziosamente, appoggiò gli zoccoli sulle spalle del padrone. Ma il padrone si spaventò e chiamò i servitori in soccorso. I servitori accorsero, tirarono via l'asino e lo percossero con bastoni duri.
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Antiqui Germani bellicosi erant …
Gli antichi Germani erano bellicosi. Avevano gli occhi azzurri, le chiome ricciolute. La terra dei Germani era o spaventosa a causa delle foreste o spiacevole a causa delle paludi. Presso di loro le pecore, le capre, i capi di bestiame erano le uniche ricchezze apprezzate; non avevano né oro, né argento. Nelle battaglie pochi combattevano con la spada o con la l'asta, molti (combattevano) con la lancia corta, o corpo a corpo oppure a distanza; anche le donne sostavano in un luogo vicino e facevano coraggio agli uomini e ai figli. Abbandonare lo scudo in guerra era una particolare scelleratezza. Non costruivano templi per gli dei, ma consacravano a loro foreste e boschi sacri. Allevavano anche cavalli bianchi, sacri agli dei. Tra gli dei veneravano soprattutto Mercurio, al quale sacrificavano spesso vittime umane. Preferivano il gioco dei dadi a tutti gli altri giochi.