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Gli antichi Germani erano bellicosi. Avevano gli occhi azzurri, le chiome ricciolute. La terra dei Germani era o spaventosa a causa delle foreste o spiacevole a causa delle paludi. Presso di loro le pecore, le capre, i capi di bestiame erano le uniche ricchezze apprezzate; non avevano né oro, né argento. Nelle battaglie pochi combattevano con la spada o con la l'asta, molti (combattevano) con la lancia corta, o corpo a corpo oppure a distanza; anche le donne sostavano in un luogo vicino e facevano coraggio agli uomini e ai figli. Abbandonare lo scudo in guerra era una particolare scelleratezza. Non costruivano templi per gli dei, ma consacravano a loro foreste e boschi sacri. Allevavano anche cavalli bianchi, sacri agli dei. Tra gli dei veneravano soprattutto Mercurio, al quale sacrificavano spesso vittime umane. Preferivano il gioco dei dadi a tutti gli altri giochi.
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Bacco, o Dioniso, fu un dio allegro e benevolo; infatti concesse agli agricoltori i doni del vino rosso e del grano biondo. Per le concessioni del dio i popoli della Grecia sacrificavano molte vittime davanti agli altari di Bacco. Al dio erano graditi i sacrifici dei cinghiali feroci e dei caproni cornuti. Dalla Grecia avanzò nell'Asia attraverso l'Egitto con un piccolo gruppo di uomini e di donne coraggiosi. Non cavalli, ma leopardi maculati tiravano il carro d'oro di Bacco. Gli uomini e le donne non impugnavano armi, ma tamburi e fiaccole. Condusse guerre sanguinose contro nemici sciocchi ed arroganti. Inoltre espugnò città fortificate e punì gli avversari con aspre pene. Giunse anche nei lontani luoghi dell'India, e concesse doni graditi anche ai popoli dell'India. Discese nei regni degli Inferi e riportò un amico sulla terra. Alla fine ascese al cielo, dove conduce una vita felice insieme agli dei e alle dee.
Duo muli onusti sarcinis per angustias et loca aspera scandebant unus fiscos gerebat cum pecunia alt
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Due muli, carichi di bisacce, si arrampicavano attraverso strettoie e luoghi impervi, l'uno trasportava dei cesti con del denaro, l'altro (trasportava) dei sacchi pieni di orzo. Il primo, carico a causa delle some, ma arrogante per via della bisaccia così importante, si sporgeva col collo eretto, e sbatteva il sonaglio. Il secondo, calmo, trasportava i suoi poveri cesti. All'improvviso dei pirati piombarono da un agguato, e con la spada ferirono il mulo, rubarono i denari, e non fecero caso all'orzo insignificante. Mentre piange, privato della bisaccia, l'altro dice così: Mi rallegro moltissimo, poiché i pirati hanno disprezzato l'orzo, io non ho perso nulla, e il mio corpo non ha neppure una ferita minuscola!
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Una colomba, mentre si lava le ali in un fossato, vede una formica nell'acqua del fossato. La povera formica piange e implora l'intervento della colomba. Allora la colomba offre un filo d'erba all'insetto e salva la formica. Successivamente un agricoltore, presso la sua fattoria, vede la colomba e prepara una freccia: infatti vuole uccidere la colomba oppure donarla viva ai figli e alle figlie. Infatti l'agricoltore ha dei figli e delle figlie nella sua fattoria. Ma mentre l'agricoltore riflette, la formica riconoscente si avvicina e morde l'agricoltore. L'agricoltore allora, a causa del dolore, lascia cadere la freccia e la colomba vola via.
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Un agricoltore che aveva già comprato un asino diligente, si procurò anche un grazioso cagnolino. Il cagnolino era caro al padrone e trascorreva la vita nell'ozio; l'asino viceversa trasportava bisacce pesanti, insieme al cavallo tirava l'aratro nei campi, girava la mola nel mulino, sopportava una vita sventurata e difficile, e non riceveva l'affetto del padrone. Infatti il padrone al cagnolino offriva una focaccia ogni giorno, all'asino della paglia e poco cibo. Il povero asino paragonò la sua vita con la vita del cagnolino e pensò così: Anche io sarò gradito al padrone, se mi sarò comportato così come il cagnolino, e avrò conseguito la sua benevolenza con i servizi e con le lusinghe. Così, quando il padrone si avvicinò, agitò festosamente la coda, saltellò graziosamente, appoggiò gli zoccoli sulle spalle del padrone. Ma il padrone si spaventò e chiamò i servitori in soccorso. I servitori accorsero, tirarono via l'asino e lo percossero con bastoni duri.