Avidus lupus et timidus agnus in ripa parvi rivi stabant: aqua a lupo ad agnum decurrebat; itaque ag
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Un lupo ingordo e un pavido agnello sostavano sulla riva di un piccolo torrente: l'acqua scorreva dal lupo verso l'agnello; perciò certamente l'agnello non sporcava l'acqua al lupo. Ma il lupo cercava una ragione di litigio; allora il lupo dice all'agnello: Tu mi sporchi l'acqua. L'agnello però risponde timorosamente: O lupo, tu non dici la verità: infatti l'acqua dalle tue labbra arriva alle mie. Ma il lupo desidera divorare l'agnello e risponde con grande sfrontatezza: Tu, sei mesi orsono, hai parlato male di me. A quel tempo non ero nato, risponde il povero agnello. Per Ercole! Tuo padre ha parlato male di me: esclama il lupo ingordo, e dilania e divora il povero agnello.
Populus Romanus Bacchum patronum vinearum celebrabat; medici in tutela Aeusculapii medicinae dei era
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Il popolo Romano celebrava Bacco come protettore delle vigne; i medici erano sotto la protezione di Esculapio, il dio della medicina. Sugli altari Romani troviamo spesso la scritta "Per Mercurio", e così pure sulle monete: infatti Mercurio era il protettore del commercio e degli affari. Gli agricoltori Latini consacravano a Silvano, dio dei boschi e dei campi, boschi sacri e (gli) dedicavano statue di legno e di pietra, che incoronavano con rami di pino; il pino infatti era sacro al dio.
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Un tempo Roma non era né grande, né ricca. Dove successivamente c'erano vie ampie e strade selciate, basiliche di marmo, magnifiche terme, precedentemente c'erano sentieri stretti e sassosi, poche capanne e misere, terreni paludosi e scoscesi. La tenacia e la laboriosità e il coraggio degli abitanti sconfiggevano l'asprezza della natura. Poco alla volta, per mezzo di molte battaglie e di importanti vittorie, la forza Romana crebbe e Roma fu la padrona dell'Italia intera. Successivamente le forze militari Romane combattevano in Sicilia, in Spagna e in Africa con battaglie di esito alterno e sanguinose. Alla fine Roma soggiogava e governava per lungo tempo la Macedonia e la Siria e la Spagna e tutte le altre regioni.
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Rea Silvia mette al mondo da Marte i gemelli Romolo e Remo; ma il crudele Amulio mette Silvia in carcere ed ordina ai servitori che gettino i gemelli in acqua. Perciò i servitori abbandonano i gemelli sulla riva di un fiume vicino. All'epoca lì c'erano contrade vaste e disabitate. Non molto dopo, una lupa sente dalle vette vicine il vagito dei fanciulli e immediatamente si avvicina; senza indugio offre loro le mammelle, e li lecca con la lingua. A quel punto Faustolo, custode delle mandrie del re, trova i gemelli, li accoglie nelle sue stalle, e li affida alla moglie Larenzia. Larenzia accoglie e alleva i fanciulli con grande affetto. Ma Romolo e Remo, quando diventarono giovinetti, non desideravano trascorrere la vita tra le stalle e le mandrie: infatti percorrevano i boschi cacciando, inseguivano gli animali selvatici e si spartivano la preda.
Roma olim terrarum domina Latinam linguam divulgabat ubi Romanorum militiae incolaeque colonias cons
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Roma, un tempo signora delle terre, diffondeva la lingua Latina dove le forze militari dei Romani e gli abitanti fondavano colonie. La lingua Latina insegnava la conoscenza e la tecnica dei Romani, e ancora oggi la cultura e l'esperienza dei Romani alimenta la nostra vita. Non soltanto gli abitanti dell'Italia, ma anche dell'Europa parlavano un tempo e parlano in lingua Latina. La lingua Italiana è figlia della lingua Latina; se curiamo la lingua Latina, impariamo ed impareremo meglio la lingua Italiana. Nella scuola gli allievi spendono molte ore, nella letteratura dei Romani, nella storia e nella grammatica. Infatti imparare la lingua Latina significa vivere grazie all'esperienza antica e raggiungere una sana felicità.