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Vilica nimium luxuriosa non erit ...
La fattoressa non sarà troppo amante del lusso. Non accoglierà nella fattoria le fattoresse vicine, né passeggerà fuori dalla villa, né cenerà fuori. Non compirà sacrifici quando lo proibirà il padrone oppure la padrona: infatti il padrone compie i sacrifici per tutta la famiglia. La fattoressa inoltre sarà pulita; terrà la fattoria pulita; manterrà il focolare pulito ogni giorno; quando ci saranno le festività, metterà una corona sul focolare e supplicherà gli dei per la prosperità della famiglia. Inoltre la fattoressa si occuperà del mangiare dei servitori, avrà molte galline e uova; negli orci custodirà pere, fichi, uve passite e mele. Nella dispensa conserverà diligentemente gli alimenti per tutto l'anno.
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Apud Romanos bonus civis bonus colonus erat ...
Presso i Romani il buon cittadino era il buon colono. Il buon colono coltivava i campi con grande diligenza, cospargeva la terra di letame, la dissodava con l'aratro, con il rastrello pareggiava le zolle, la ripuliva dai sassi e dalle erbe nocive. Così otteneva una grande quantità di orzo e di grano. L'agricoltore diligente coltivava anche le vigne, e le piante da frutto, come i meli, i peri e i ciliegi. Le fattorie degli agricoltori abbondavano di maiali, di capretti, di agnelli, di galline e di formaggio e avevano la dispensa del vino e quella dell'olio piena. Gli antichi Romani prediligevano in maniera particolare la vita di campagna, ma ottenevano anche la vittoria nelle battaglie con grande coraggio.
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Avidus lupus et timidus agnus in ripa parvi rivi stabant: aqua a lupo ad agnum decurrebat; itaque agnus aquam lupo certe non inquinabat ...
Un lupo ingordo e un pavido agnello sostavano sulla riva di un piccolo torrente: l'acqua scorreva dal lupo verso l'agnello; perciò certamente l'agnello non sporcava l'acqua al lupo. Ma il lupo cercava una ragione di litigio; allora il lupo dice all'agnello: Tu mi sporchi l'acqua. L'agnello però risponde timorosamente: O lupo, tu non dici la verità: infatti l'acqua dalle tue labbra arriva alle mie. Ma il lupo desidera divorare l'agnello e risponde con grande sfrontatezza: Tu, sei mesi orsono, hai parlato male di me. A quel tempo non ero nato, risponde il povero agnello. Per Ercole! Tuo padre ha parlato male di me: esclama il lupo ingordo, e dilania e divora il povero agnello.
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Duo muli onusti sarcinis per angustias et loca aspera scandebant unus fiscos gerebat cum pecunia alter saccos hordei plenos ...
Due muli, carichi di bisacce, si arrampicavano attraverso strettoie e luoghi impervi, l'uno trasportava dei cesti con del denaro, l'altro (trasportava) dei sacchi pieni di orzo. Il primo, carico a causa delle some, ma arrogante per via della bisaccia così importante, si sporgeva col collo eretto, e sbatteva il sonaglio. Il secondo, calmo, trasportava i suoi poveri cesti. All'improvviso dei pirati piombarono da un agguato, e con la spada ferirono il mulo, rubarono i denari, e non fecero caso all'orzo insignificante. Mentre piange, privato della bisaccia, l'altro dice così: Mi rallegro moltissimo, poiché i pirati hanno disprezzato l'orzo, io non ho perso nulla, e il mio corpo non ha neppure una ferita minuscola!
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Dionysius tyrannus per multos annos in Sicilia regnavit ...
Il tiranno Dionigi regnò in Sicilia per molti anni. Era appassionato non soltanto di arte militare, ma anche di filosofia e di letteratura. Leggeva volentieri i poeti e componeva versi. Invitava presso la sua reggia e alla sua tavola i nobili Siracusani e durante la cena leggeva i suoi versi. I convitati, con grandi applausi, elogiavano il talento di Dionigi. In un'occasione invitò a cena anche Filosseno, e recitò dei nuovi versi. Tutti i convitati, desiderosi della benevolenza del tiranno, celebravano la sua arte con grandi lodi. Il solo Filosseno taceva. Allora Dionigi, irritato, ordinò alle guardie di rinchiuderlo in carcere. Successivamente lo liberò dalle catene, lo invitò a cena, lesse altri versi e richiese il suo parere. Filosseno si alza, abbandona la tavola, e prega le guardie affinché aprano la porta del carcere.