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Presso i Romani il buon cittadino era il buon colono. Il buon colono coltivava i campi con grande diligenza, cospargeva la terra di letame, la dissodava con l'aratro, con il rastrello pareggiava le zolle, la ripuliva dai sassi e dalle erbe nocive. Così otteneva una grande quantità di orzo e di grano. L'agricoltore diligente coltivava anche le vigne, e le piante da frutto, come i meli, i peri e i ciliegi. Le fattorie degli agricoltori abbondavano di maiali, di capretti, di agnelli, di galline e di formaggio e avevano la dispensa del vino e quella dell'olio piena. Gli antichi Romani prediligevano in maniera particolare la vita di campagna, ma ottenevano anche la vittoria nelle battaglie con grande coraggio.
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Gli antichi Romani trascorrevano le festività in special modo sui litorali marittimi della Campania. Il cielo della Campania era limpido e sereno; il suolo era fertile e abbondante di acque limpide. Lì costruivano belle ville e le abbellivano con statue e fontanelle. Molte ville erano magnifiche grazie ai boschi e ai giardini. Dove un tempo c'erano le ville, ora ci sono vigneti e frutteti, dove c'erano le statue, lì ci sono peri, meli, ciliegi; dove gli antichi Romani trascorrevano felici momenti di riposo, lì i coloni Campani arano e seminano la terra, raccolgono frutti e vendemmiano: gioiscono soprattutto per l'abbondanza di grano e di frutti.
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Euristeo di Tirinto mandò il fratello Ercole nel giardino delle Esperidi, dove c'erano frutti d'oro. Poiché la strada era sconosciuta ad Ercole, Proteo, dio marino, (gli) indicò la via. Dopo molti pericoli l'eroe coraggioso si spostò verso i confini estremi della terra e arrivò presso il dio Atlante, che con le spalle sosteneva il cielo. Quindi domandò al dio dei frutti d'oro. Tuttavia una ceratura prodigiosa sorvegliava per tutto il tempo i frutti dell'orto ed Ercole tentava invano di cogliere i frutti dalla pianta. Allora Atlante colse i frutti; nel frattempo Ercole sosteneva il cielo al posto del dio. Poi Atlante si rifiutò di alleviare la sofferenza all'eroe spietato. Ercole tuttavia fu libero con l'inganno e portò i frutti d'oro ad Euristeo.
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Diana, figlia di Latona, era una dea casta e la sovrana dei boschi. Infatti viveva nei boschi insieme alle ninfe, amava in modo particolare i boschi ombrosi, portava frecce aguzze ed uccideva le crudeli bestie feroci. Era anche la protettrice di Roma. Ma la dea aveva tre aspetti: Diana sulla terra, la Luna nel cielo ed Ecate negli Inferi. Perciò chiamavano la dea "Trivia" e la veneravano nei crocicchi. La cerva era sacra a Diana. Come la dea Minerva, così anche Diana amava la pudicizia, e proteggeva le fanciulle prima delle nozze. Invece Era, la sovrana delle dee, era la protettrice delle nozze e delle matrone. I Romani dedicavano molte belle statue a Diana, ad Era e a Minerva: costruivano anche altari e le fanciulle diligenti offrivano spesso corone di rose e di viole alle dee.
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De Alexandro historici narrant praesertim bella contra Dareum et contra Persarum copias. Persae strenue Persiam defendebant, sed Alexander, apud Arbelam, in Syria, Dareum Persarumque auxilia profligat; populos subigit et Assiae oppida capit, Tyrum delet, Alexandriam in Aegypto condit. Alexander non divitias, sed gloriam cupiebat, et Macedoniae incolarum animos incendebat.
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