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Gli abitanti dell'isola di Sicilia sono per la maggior parte agricoltori e marinai. Gli abitanti di Siracusa sono marinai e, insieme ai pirati, saccheggiano spesso con grande indolenza le regioni straniere, e così si procurano grande ricchezza. In Sicilia ci sono belle fanciulle, crescono ulivi e castagni, e una grande abbondanza di rose abbellisce le ville dell'isola. La Sicilia è patria di poeti, e gli abitanti la chiamano anche Trinacria.
Alexander, Macedoniae dominus, visere Oceanum et pervenire ad terminos mundi desiderabat: ita sine t
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Alessandro, signore della Macedonia, desiderava visitare l'Oceano e giungere ai confini del mondo: così, senza esperti della regione, consegna la vita sua e degli uomini al fiume Indo e ai pericoli del fiume. Alessandro e i marinai navigavano attraverso l'Indo. Non conoscevano la distanza dal mare, né i popoli dell'India, né il temperamento del fiume. Dopo poco, i marinai riconoscono l'aria del mare, e dicono ad Alessandro: L'Oceano non è lontano. Alessandro elogiava i marinai, e i marinai si adoperavano ai remi. Così i marinai remavano con zelo: l'entusiasmo degli animi cresceva. Allora giungono presso un'isola ubicata al centro del fiume: attraccano le imbarcazioni alla terraferma e cercano viveri. Ma l'Oceano si gonfia con veemenza e spinge indietro il fiume. Il comportamento del mare era ignoto alla truppa: il mare si gonfia e si riversa e si spande nei campi. Così le imbarcazioni venivano sollevate dal mare e venivano disperse: gli uomini tornavano di corsa verso le imbarcazioni. Le imbarcazioni in parte stavano nell'acqua molto profonda, in parte erano arenate su una secca. Allora, su decisione di Alessandro, i marinai rimettono a posto le imbarcazioni.
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La corruzione e l'alterazione dei costumi è propria delle città di mare; si mescolano infatti con altri idiomi e condotte di vita, e non vengono importate soltanto merci estere, ma anche costumi esteri: pertanto, niente rimane incorrotto nelle tradizioni degli antenati. Ormai coloro che abitano nelle città marittime non rimangono stabili nelle loro dimore, ma, incostanti, sono sempre trascinati via lontano da casa dall'immaginazione e, anche quando con il corpo restano, tuttavia con l'animo vanno in esilio, e vagano. I Cartaginesi e i Corinzi desideravano commerciare e navigare: abbandonarono perciò la pratica dei campi e delle armi. Questa inclinazione ai viaggi e alla dispersione dei cittadini, alla fine, mandò in rovina Cartagine e Corinto. Anche molti inviti alla dissolutezza, dannosi per le città, che vengono o accolti o importati, sono forniti in abbondanza dal mare; ed anche la piacevolezza delle località contiene numerose tentazioni dei desideri, vuoi lussuose vuoi oziose. Il Peloponneso si trova quasi per intero sul mare. Le isole greche nuotano circondate dai flutti, ed errano assieme agli ordinamenti e ai costumi. Le colonie, perfino, che dai Greci vennero fondate in Asia, in Tracia, in Sicilia, in Africa – fuorché la sola Magnesia, sono bagnate dal mare. I vizi delle città marittime sono le cause dei mali e dei mutamenti della Grecia.
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I pretori C. Calpurnio e L. Quinzio in Spagna, dopo che unirono in Beturia al principio della primavera le truppe fatte uscire dagli accampamenti invernali, avanzarono verso la Carpetania, in cui c'era l'accampamento dei nemici, pronti a condurre la guerra con spirito e giudizio concorde. Non distante dalle città di Ippona e Toledo sorse un conflitto tra pastori e, mentre da ambedue le partisi andava in aiuto a questi dall'accampamento, pian piano tutte le truppe furono fatte uscire sul campo. In quel disordinato scontro sia i luoghi propri, sia la tipologia di combattimento furono a vantaggio del nemico. I due eserciti romani furono messi in fuga e ricacciati nell'accampamento. I pretori romani, nel silenzio della notte successiva, ad un tacito segnale condussero via l'esercito. L'indomani gli Iberici schierarono l'esercito e si avvicinarono alla palizzata e, introdottisi nell'accampamento, vuoto oltre le aspettative, razziarono le cose che erano state abbandonate nel mezzo dello scompiglio notturno e, ritornati nel proprio accampamento, per qualche giorno restarono quieti negli alloggiamenti. Moltissimi Romani furono uccisi nel combattimento o nella fuga, e i nemici si armarono con le spoglie di questi. Partirono quindi per il fiume Tago.
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Ottaviano Augusto, l'imperatore Romano, era bello ed elegante, ma senza orpelli. Ottaviano aveva occhi chiari e limpidi, ma, nella vecchiaia, a causa di una malattia, non vedeva molto; aveva la chioma biondiccia, tuttavia, nella cura della barba e della capigliatura, era trascurato. Spesso, mentre la barba e la chioma venivano tagliate da abili schiavi, Augusto leggeva dei libri, o anche, con la penna, tracciava parole (= scriveva) su una tavoletta cerata; si ungeva il corpo (lett. : "si ungeva le membra") e si esercitava spesso in palestra, poi veniva bagnato con acque gelide. Di tanto in tanto giocava a dadi o a sassolini con i fanciulli. Dalla fanciullezza praticava in maniera appassionata e con impegno l'eloquenza e gli studi. Da lui, uomo dotto, veniva apprezzata la letteratura Greca; era divertito anche dalle commedie, e, spesso, in occasione degli spettacoli pubblici, metteva in scena una commedia. A Roma costruiva edifici pubblici: un foro, dei templi sul Palatino e sul Campidoglio, altari, statue. Emanava editti in merito agli adulterii e al decoro delle donne. Metteva in scena spettacoli non soltanto nel Foro, né (solo) nell'Anfiteatro, ma anche nel Circo e nei Saepta ( = i Saepta erano degli spazi recintati nei quali i cittadini romani si riunivano per il voto; erano nel Foro e nel Campo Marzio).
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