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La Trinacria, o Sicilia, è una bella isola dell'Italia, la regina del mondo, illustre penisola. La terra della Sicilia è fertile, ed è la dispensa di Roma. Infatti è ricca: ci sono spighe abbondanti, ulivi e uve. Nell'isola di Sicilia ci sono innumerevoli ed illustri colonie dei Greci. C'è una grande affluenza di abitanti, una grande abilità dei marinai, una grande abbondanza di dracme e di anfore. Nell'isola ci sono molte città conosciute: Siracusa, patria di poeti, Gela, Segesta, Eraclèa, Catania e Messina. La Sicilia è sacra ad innumerevoli dee, ma in particolare, a Demetra e a Proserpina, la bella figlia di Demetra. Su Proserpina e Demetra esiste una triste favola.
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Arione di Lesbo è stato un famosissimo suonatore di cetra. Per l'abilità, il re di Corinto Periandro ritenne Arione un amico e un favorito. Un giorno Arione lasciò il re e arrivò in Sicilia e in Italia, terre rinomate. Non appena giunse là, in entrambe le terre lusingò le orecchie e le anime degli abitanti. A quel punto poi Arione, dotato in abbondanza di denaro e di beni, decise di fare ritorno a Corinto; scelse pertanto un'imbarcazione e dei marinai corinzi. I marinai però, bramosi di guadagno e di denaro, dopo che si trovarono in alto mare, stabilirono di uccidere il suonatore di cetra. Allorché Arione si accorse del malvagio piano dei marinai, supplicò: O marinai, se avrete risparmiato la mia vita, in cambio della mia salvezza riceverete grandi ricchezze. I marinai, spinti dalle suppliche, non uccisero loro stessi l'uomo con la forza, ma comandarono: Se ti sarai tuffato a precipizio in mare di tua volontà, sarai salvo. Arione allora, terrorizzato, prese la cetra e intonò un canto, a consolazione della sua sofferenza. E là, vestito e adornato secondo l'usanza, sul ponte più elevato di poppa intonò con voce straordinaria un canto che è definito "in tono acuto". Dopo che aveva portato a termine il canto, si tuffò con lo strumento musicale lontano, nel mare profondo. I marinai navigarono, sicuri della morte di Arione, ma avvenne un fatto singolare, straordinario e pietoso. Improvvisamente, un delfino si accostò nuotando tra le onde e, sollevato il dorso sulle onde, trasportò Arione, il quale giunse a Tenaro, in terra spartana. Gli abitanti di Lesbo e di Corinto riferirono la storia, e tuttora a Tenaro si vedono due statue di bronzo: un delfino che trasporta un uomo, e un uomo che sta seduto sul dorso di un delfino.
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Nei banchetti, dai poeti vengono celebrate la giustizia, la temperanza, la concordia e l'amicizia. A Roma, e anche nelle isole e nelle colonie, sotto la sorveglianza delle truppe Romane, la saggezza dei poeti viene elogiata dagli abitanti. Infatti i poeti custodiscono l'antica gloria della grande Roma, celebrano l'assennatezza degli agricoltori e dei marinai e degli operai, elogiano la laboriosità delle ancelle e la pudicizia delle matrone. La collera e la malvagità vengono rimproverate dai poeti: infatti procurano agli abitanti colpa e disonore agli abitanti, sono causa di dissolutezza e di pigrizia, distruggono la patria. Nelle poesie dei poeti leggiamo così: o abitante, evita le battaglie sanguinose, metti da parte il pugnale e le frecce, conduci una vita diligente e rispettabile, ama le caprette, coltiva la terra scura e fertile con grande premura! La Natura offre averi e delizie, non tristezza.
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Mentre il fiume Peneo, in una grotta disabitata, piange la figlia, che è stata trasformata in alloro da Apollo, tutti gli altri fiumi della Tessaglia accorrono in quel luogo, ed offrono conforto allo sventurato. Il solo Inaco è assente, e, nascosto nel profondo di una grotta, con le lacrime fa aumentare le acque, e piange la figlia Io, che non trova in nessun luogo e considera perduta. Io ritorna tranquilla al fiume suo padre, quando Giove la vede da sola in strada ed esclama: Giovane fanciulla, degna di un dio, ricerca l'ombra delle fitte foreste, mentre c'è caldo ed il sole è eccessivamente alto nel cielo. Se hai paura ad entrare da sola nei nascondigli degli animali selvatici, entra nei boschi, anche se oscuri, sicura grazie alla protezione di un dio: e non sono un dio qualsiasi, impugno i grandi scettri celesti e scaglio i mobili fulmini. Resta! Ma ormai la fanciulla timorosa fuggiva. Allora Giove, per mezzo di un'ampia nube nasconde le terre, blocca la fuga della fanciulla, e ne vince la pudicizia. Nel frattempo Giunone, dalla vetta dell'Olimpo, abbassa gli occhi verso i campi, e vede la densa nube al di sotto del cielo sereno. Allora, sospettosa (conosce bene i tradimenti del marito) si guarda intorno, e non trova il dio in tutto il cielo. Così, dall'Olimpo, scende sulla Terra, e disperde le nubi, ma Giove si rende conto della presenza della moglie, e, senza perdere tempo, trasforma la fanciulla amata in una giovenca bianca.
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Come leggiamo, negli ultimi tempi dell'imperatore Tiberio, il Signore Gesù Cristo venne crocifisso dai Giudei, successivamente risorse, e riunì i discepoli, che il timore della cattura aveva spinto alla fuga. Poco dopo, l'arrivo di una nuvola aveva avvolto Gesù Cristo e, strappatolo agli sguardi degli uomini, lo aveva portato via in cielo. Dopodiché, i discepoli vennero dispersi per il mondo, e predicarono il vangelo, come aveva ordinato il Signore (loro) maestro. E, per molti anni, fino al principio dell'Impero Neroniano, (essi) posero, attraverso province e città, le fondamenta della chiesa. Sotto l'Impero dell'imperatore Nerone, Pietro giunse a Roma, e, grazie ai miracoli che faceva per via del potere datogli da Dio, convertì molte persone alla verità, e fondò un luogo di culto stabile e saldo. Ma Nerone, un tiranno crudele, inchiodò ad una croce Pietro, e condannò alla pena capitale Paolo, i servitori di Dio. Tuttavia non restò impunito. Infatti, Dio osservò con grande pietà la persecuzione del suo popolo. E così il tiranno, rovesciato dal vertice dell'Impero, e scaraventato giù dalla vetta, improvvisamente non comparve più in alcun luogo, e non è neppure comparso nel mondo un luogo di sepoltura di quella belva tanto crudele. Così gli uomini devoti ritengono Nerone un servitore del Diavolo.
- Postquam divitiae honori esse coeperunt et divitias gloria, imperium, potentia sequebantur, hebesceb
- Italia, Romae provinciarum regina, magna et clara paeninsula est ...
- Hora caniculae est: natura languet, terra rimarum plena est, glebae arent et diu desiderant pluviam
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