- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Dico C. Aelio Staieno iudici pecuniam grandem ad corrumpendum iudicium datam esse. Num quis negat?... nam illo absoluto pecuniam aut iudicibus dispertiendam aut ipsi esse reddendam; damnato autem neminem repetiturum esse
Io dico che al giudice C. Elio Staieno è stato offerto molto denaro per corrompere il processo. Forse qualcuno dice di no? Dunque in quale modo, sono (andate) questi fatti? Giudici, andrò un poco più indietro, , e rivelerò tutte quelle cose che sono state celate in una lunga incertezza perché le distinguiate con gli occhi. Di certo nulla da me verrà riferito che non sia degno di questa riunione e di questo silenzio, degno dei vostri interessi e delle vostre orecchie. Infatti, non appena Oppianico sospettò il proprio rischio stabilì immediatamente un rapporto d'amicizia con Staieno, uomo proletario, audace, abile nell'alterare i processi, inoltre a quel tempo un giudice. E dapprima era riuscito soltanto con doni e favori a procurarsi la sua amicizia in modo più audace di quanto richiedesse la lealtà di un giudice. Poi però ritenne di dover correre in soccorso della sua salvezza con rimedi più efficaci. Andò allora a domandare aiuto a Staieno per la sua persona e per i suoi possedimenti, come ad un uomo molto acuto nell'inventare, molto impudente nell'osare, molto crudele nell'ottenere. Infatti o giudici non ignorate, (ovvero) che anche gli animali, spinti dalla fame, in genere fanno ritorno nel luogo in cui hanno mangiato qualche volta. Ma ricevuto il denaro, l'uomo assai corrotto ritenne subito che nulla fosse più vantaggioso per sé che Oppianico fosse condannato: assolto quello infatti, avrebbe dovuto distribuire il denaro ai giudici o restituirlo allo stesso; contriamente, (se) condannato, non l'avrebbe reclamato nessuno.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Hannibal cum patre Hamilcare in Hispaniam contendit et post patris mortem equitum dux fuit cum Hasdrubale fratre, qui autem imperator erat ...
Annibale, insieme al padre Amilcare, si diresse in Spagna e, dopo la morte del padre, fu comandante di cavalleria insieme al fratello Asdrubale, che era, in aggiunta, comandante supremo. Dopo la morte del fratello, i Cartaginesi conferirono ad Annibale il comando supremo. L'autorità di Annibale fu confermata ufficialmente a Cartagine. Così Annibale, nei tre anni seguenti, assoggettò con la guerra le popolazioni della Spagna; espugnò Sagunto, una città confederata, con la forza; allestì truppe numerosissime, una delle quali inviò in Africa, la seconda lasciò in Spagna, la terza portò con sé in Italia. A marce forzate attraverso i monti Pirenei guidò in Italia molti soldati cartaginesi. Arrivò alle Alpi, che separano l'Italia dalla Gallia e che nessuno prima di Annibale, salvo Ercole Graio, aveva mai valicato insieme a dei soldati. Trucidò gli Alpigiani, rese accessibili i luoghi impervi e rese sicuri i percorsi attraverso gli alti monti per mezzo di fortezze: in tal modo condusse al di là le truppe e gli elefanti, animali di eccezionale corporatura, e arrivò in Italia. A Casteggio, presso il Po, si scontrò con il console P. Cornelio Scipione (contro il quale aveva combattuto presso il Rodano), e lasciò il console ferito e intimidito. Dopo questa battaglia Scipione, agitato, insieme al collega Tiberio Longo aspettò i Cartaginesi presso il Trebbia, e combatté contro Annibale, ma fu sconfitto, e Annibale marciò in Etruria. Uccise presso il Trasimeno il console Gaio Flaminio, accerchiato in un'imboscata, e, non molto tempo dopo, il pretore C. Centenio insieme a soldati scelti. Da lì, arrivò in Apulia.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Odisseo approda nella bella isola di Ogigia...
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Pausanias Lacedaemonius magnus vir sed varius in omni genere...
Lo Spartano Pausania è un grande uomo, ma volubile in ogni circostanza della vita. È celebre la battaglia presso Platea, nella quale, essendo Pausania il comandante in capo, il Medio Mardonio, un uomo valoroso e pieno di senno, grazie alle truppe non grandi degli alleati Greci, viene messo in fuga. L'animo di Pausania, per via della vittoria insperata, è gonfiato dalla superbia e viene reso smodatamente ingordo di gloria. Così, egli colloca presso l'oracolo di Delfi una statua d'oro, (proveniente) dal bottino, che recava questa iscrizione: Pausania sterminava i barbari presso Platea, e donava al dio di Delfi questa statua. Ma viene aspramente rimproverato dagli Spartani, i quali cancellano le arroganti parole di Pausania e ne scrivono altre: infatti consegnano al ricordo tutti i nomi degli alleati Greci che sconfiggevano i Persiani. Dopo la vittoria presso Platea, gli Spartani mandano Pausania, con le truppe degli alleati, alle isole dell'Egeo: Pausania scaccia dalle isole le guarnigioni dei barbari, ma, a causa dell'eccessiva arroganza, è in odio a tutti gli alleati.
Versione tratta da: Cornelio Nepote
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Pausanias, Lacedaemonius vir, apud Plataeas contra Persas ducit Lacedaemoniorum copias...
Pausania, eroe Spartano, guida le truppe degli Spartani contro i Persiani presso Platea. Il Medio Mardonio, satrapo dei Persiani, insieme agli alleati, viene messo in fuga dalle truppe non numerose della Grecia, e Mardonio muore nella battaglia. Allora Pausania diventa superbo, e desidera il dominio della Grecia. Colloca un vaso d'oro a tre piedi, (proveniente) dal bottino, a Delfi, e lo consacra ad Apollo. Sull'omaggio viene scritta la frase: i barbari sono sbaragliati da Pausania presso Platea. Dopo la battaglia di Platea, Pausania espugna Bisanzio e cattura i Persiani. Rimanda i Persiani a Serse, signore dei Persiani, e, insieme ai prigionieri di Persia, manda l'ambasciatore Gongilo. Gongilo consegna una lettera al signore dei Persiani; nella lettera sono scritte queste parole: Lo Spartano Pausania assedia Bisanzio, e (ti) rimanda i tuoi uomini, e desidera stringere un accordo con i Persiani. Per questa ragione Pausania cede Sparta e tutto il resto della Grecia all'impero dei Persiani. Serse immediatamente manda Artabazo da Pausania con una lettera e colma di lodi l'uomo Spartano.
Versione tratta da: Cornelio Nepote