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Dopo che l'esercito romano penetrò nella Germania, vennero assoggettati i Canninefati, gli Attuarii, i Bructeri, sottomessi i Cherusci, si attraversò il Visurgi, furono penetrate le regioni più lontane. Tiberio si addossava ogni compito dell'asprissima e rischiosissima guerra, e mise a capo di tutte le altre, che erano di minor pericolo, il luogotenente Senzio Saturnino, uomo ricco di varie virtù, diligente, pronto, prudente ed estremamente resistente alle fatiche militari, e al contempo espertissimo. La campagna militare, prolungatasi fino al mese di dicembre, recò il beneficio di un'immane vittoria. Nell'estate successiva, sotto il comandante Tiberio, compimmo grandissime imprese. L'intera Germania fu perlustrata con le armi, (furono) sconfitte popolazioni dal nome pressoché sconosciuto (lett. : "pressoché sconosciute quanto ai nomi"), assoggettate le genti dei Cauci; tutta la gioventù, smisurata nel numero, immane nelle corporature, sicurissima per la posizione di luoghi, riconsegnò le armi insieme ai propri comandanti. Furono abbattuti i Longobardi, popolo più feroce anche della ferocia germanica; infine l'esercito romano fu condotto con le insegne fino al fiume Albi, che scorre presso il territorio dei Sermoni. Nella medesima località, per straordinaria fortuna e per la scrupolosità del comandante, la flotta, che aveva navigato rasente le insenature dell'Oceano, si riunì all'esercito vittoriosa (lett. : "con la vittoria") su moltissime genti, con abbondantissima quantità di ogni bene.
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Timoteo viene messo al mondo ad Atene. Egli era eloquente ed esperto di guerra. Con la guerra sottomette gli Olinti e i Bizantini. Attacca Samo. Conduce la guerra contro Coto. Libera Cizico. Circumnaviga il Peloponneso, mette in fuga i soldati della flotta degli Spartani, riduce Corcira sotto l'egemonia degli abitanti di Atene e si guadagna come alleati gli Epiroti e gli Atamani. Per questa ragione gli Spartani desistono dalla duratura guerra e concedono agli abitanti di Atene il dominio del mare. Gli Attici rendono grazie a Timoteo e, a spese dello Stato, collocano nel foro una statua per Timoteo. Timoteo aveva molti amici ad Atene. Una volta Timoteo sosteneva un processo ad Atene; non soltanto gli amici, ma anche il tiranno della Tessaglia difendevano l'uomo. Tuttavia, successivamente, su decisione del popolo, Timoteo fa una guerra contro il tiranno della Tessaglia.
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Nella seconda guerra Punica, tra i Romani e i Cartaginesi, vi furono molti attriti. Dai Romani vennero presi prigionieri degli ambasciatori dei Cartaginesi, ma, su decisione di Scipione, vennero lasciati andare. Addirittura, Annibale, sconfitto da Scipione in ripetuti scontri, chiede anche la pace. Si giunse ad un incontro, e venne concessa una tregua. Tuttavia, ai Cartaginesi le condizioni di pace non piacquero, e dichiararono guerra. Per giunta, da Massinissa, un altro re della Numidia, che era alleato con Scipione, venne dichiarata guerra a Cartagine. Annibale inviò tre spie all'accampamento di Scipione, e Scipione, dopo averle catturate, le portò in giro per l'accampamento. Infatti aveva intenzione di mostrare alle spie le sue truppe, poi dette loro anche il pranzo, e le lasciò andare. Gli incaricati riferirono ad Annibale le cose che avevano visto presso i Romani. Nel frattempo, da ciascuno dei due comandanti venne preparata una battaglia che fu degna di memoria: infatti uomini esperti condussero le loro truppe alla guerra. Scipione si ritirò vincitore, fu quasi catturato Annibale, che si mise in salvo dapprima con molti cavalieri, poi con venti, alla fine con quattro. Nell'accampamento di Annibale vennero trovati argento, oro, e numerosi vasi preziosi. Poi i Romani misero fine alla guerra con i Cartaginesi. Scipione, a Roma, celebrò il trionfo con grande gloria, e venne chiamato l'Africano.
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Labieno, inviato in Gallia come luogotenente Romano, durante la notte, attraverso una via poco conosciuta, giunge a Metiosedo. Metiosedo è una città dei Galli, ubicata su un'isola della Senna, come poco fa dicevamo in merito a Lutezia, città dei Parisi. Rapidamente, da Labieno vengono prese molte navi equipaggiate, e lì vengono messi coraggiosi combattenti. I pochi cittadini lasciati in patria (infatti molti uomini venivano richiamati per la guerra), terrorizzati, e senza una battaglia, consegnano la città alle truppe Romane. Labieno ricostruisce il ponticello precedentemente interrotto dai Galli. Attraverso il ponticello trasferisce le sue truppe e assale Lutezia. I barbari, informati dai fuggiaschi circa l'iniziativa di Labieno, incendiano estesamente villaggi e campi, e, da Lutezia, fuggono verso le sponde della Senna, e poi si fermano di fronte all'accampamento di Labieno. Intanto i Bellovaci, un popolo valoroso e coraggioso, sono in procinto di radunare uomini armati, ed hanno intenzione di organizzare apertamente una guerra. Labieno, a causa di problemi tanto grandi, convoca immediatamente una riunione, e dice: Obbedite diligentemente e laboriosamente ai miei ordini, ci troviamo in grande pericolo.
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L'età dell'oro ebbe luogo per prima, quando Saturno governava il mondo. All'epoca l'onestà e la correttezza venivano rispettate spontaneamente, senza un giudice della giustizia. E non esistevano né l'aspra condanna, né il difficile processo: i decemviri non scrivevano ancora le dodici tavole, né la massa timorosa attendeva i verdetti nei processi, al contrario, (essa) era sicura senza un avvocato. Gli alti pini nelle foreste di montagna non venivano ancora tagliati, né (essi) scendevano nei limpidi flutti del mare, poiché la razza umana detestava il mare insidioso, e non esplorava luoghi sconosciuti al di là delle coste marittime. I profondi fossati non circondavano ancora le città, non esistevano (ancora) la tromba di bronzo, lo spaventoso elmo, né la spada affilata: i popoli, privi di servizio militare, vivevano sicuri nella pace. Persino i campi, non toccati dall'aratro, né graffiati dal rastrello, davano di loro spontanea volontà doni numerosi, vari e abbondanti. C'era una perpetua primavera, e gli Zefiri tranquilli, con tiepide brezze, accarezzavano i prati rigogliosi: nel giro di poco tempo, anche i campi non arati biondeggiavano di spighe cariche (di chicchi).