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I Sabini preparavano una guerra sanguinaria contro il popolo Romano, pertanto affidano a Tito Tazio il comando di tutto il popolo. Tito conduce verso Roma molte truppe. I Sabini, però, non sconfiggono la città con le armi, ma, per mezzo dell'oro, corrompono Tarpea, una fanciulla Romana. Tarpea era considerata dai concittadini una donna frivola e pretenziosa. I Sabini trasformano la stupidità della fanciulla in un loro vantaggio e, con l'inganno, ordinano alla fanciulla: O fanciulla, apri velocemente le porte di Roma, e guida una piccola truppa di uomini armati. Se aprirai le porte della tua città, ti daremo ciò che portiamo sulle braccia sinistre. La donna sciocca viene ingannata, infatti, i Sabini intendono le armi, le lance e gli scudi (che portavano con le braccia sinistre), Tarpea, al contrario, capisce i gioielli d'oro e d'argento. E così dall'avida fanciulla vengono aperte le porte, e la patria viene consegnata: subito i Sabini, per mezzo degli scudi, schiacciano la fanciulla, ed espugnano Roma. La donna, di nascosto, cerca la fuga, ma Romolo, il re dei Romani, la punisce e la butta giù da un'alta rupe presso il Campidoglio. I Romani chiameranno l'alta rupe "Tarpea", in memoria dell'episodio. Successivamente, dalla rupe Tarpea, verranno buttati giù gli uomini sleali.
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Quotiens ego hunc Archiam vidi, iudices, - utar enim vestra benignitate, quoniam me in hoc novo genere dicendi tam diligenter attenditis - quotiens ego hunc vidi, cum litteram scripsisset nullam, magnum numerum optimorum versuum de eis ipsis rebus quae tum agerentur dicere ex tempore, quotiens revocatum eandem rem dicere commutatis verbis atque sententiis! Quae vero accurate cogitateque scripsisset, ea sic vidi probari ut ad veterum scriptorum laudem perveniret. Hunc ego non diligam, non admirer, non omni ratione defendendum putem? Atque sic a summis hominibus eruditissimisque accepimus, ceterarum rerum studia ex doctrina et praeceptis et arte constare, poetam natura ipsa valere et mentis viribus excitari et quasi divino quodam spiritu inflari. Qua re suo iure noster ille Ennius «sanctos» appellat poetas, quod quasi deorum aliquo dono atque munere commendati nobis esse videantur. Sit igitur, iudices, sanctum apud vos, humanissimos homines, hoc poetae nomen quod nulla umquam barbaria violavit.
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Nam cum pecunia publica, quae ex metallis redibat, largitione magistratuum quotannis interiret, Themistocles...eum enim a deo significari murum ligneum.
Infatti, siccome il denaro pubblico che si ricavava dalle miniere veniva sperperato ogni anno a causa delle elargizioni dei magistrati, Temistocle convinse il popolo a impiegare quel denaro per costruire una flotta di cento navi. Allestita in breve una tale flotta, dapprima debellò i Corciresi, poi dette la caccia ai predoni marittimi finché rese il mare sicuro. Con ciò arricchì gli Atenìesi e nello stesso tempo li rese molto esperti nella guerra navale Di che gran salvezza ciò sia stato per tutta la Grecia, si conobbe con la guerra Persiana. Infatti quando Serse portava guerra per terra e per mare a tutta l'Europa, la invase. Essendo stata portata in Grecia la notizia del suo arrivo e poiché si diceva che si dava la caccia soprattutto agli Ateniesi per la battaglia di Maratona, mandarono messi a Delfi per chiedere cosa fare circa le loro questioni. Ai richiedenti la Pizia rispose di difendersi con mura di legno. Mentre nessuno capiva a cosa si riferisse quel responso, Temistocle convinse che era proposito di Apollo che portassero se stessi e le loro cose sulle navi: quello infatti era il muro di legno significato dal dio.
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Inizio: Ex iis litteris quas Atticus a te missas mihi legit, ... Fine: ut id utrique nostrum commodissimum esse videatur.
Da quelle lettere che, inviate da te, Attico mi ha letto, ho appreso che cosa fai e dove sei; quando poi ti avrei visto, non ho potuto assolutamente dedurlo dalle medesime lettere. Tuttavia coltivo la speranza che il tuo arrivo si avvicini: che mi sia di conforto! E sebbene siamo oppressi da tante e così grandi faccende, che [consecutiva] nessuno che non sia totalmente sciocco debba sperare alcun sollievo. Ma tuttavia o tu puoi aiutare me o forse io te in qualcosa; sappi infatti che dopo il mio ritorno in città, mi sono riconciliato con i vecchi amici, cioè con i nostri libri. Anche se non avevo abbandonato il loro uso perché arrabbiato con essi, ma perché provavo un po' di vergogna nei loro confronti. Mi sembrava che non avessi seguito abbastanza i loro insegnamenti, essendo andato a finire in situazioni molto confuse a causa di compagni inaffidabili. Mi perdonano, mi riportano alla vecchia familiarità e dicono che sei stato più sapiente di me, poiché sei rimasto in essa . Perciò, dal momento che mi servo di questi, una volta riconciliatomi, sembra che io debba sperare, se ti vedrò, di sopportare le situazioni che premono sia quelle che incalzano. Perciò o nel Tuscolano o se ti farà piacere nel Cumano o, cosa che non gradirei assolutamente, a Roma, purché siamo insieme, certamente farò in modo che ciò sembri cosa piacevolissima a entrambi.
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Alii in praedia sua proficiscuntur ut locupletiores revertantur, ego ut pauperior. ...ut dicitur, pertica sed distincte gradatimque tractavi, quanto quis melior probior, tanto mihi obligatio abiit.
Alcuni partono verso i loro poderi per far ritorno più ricchi, io per essere più povero. Avevo venduto l'uva ai commercianti che facevano a gara per comprarla. Il prezzo li accattivava, sia per com'era allora sia per come sarebbe diventato. La speranza li trasse in errore. Era agevole condonare equamente a tutti, ma non fu abbastanza equo. In verità inizialmente mi sembrava egregio, come nelle piazze così a casa, come in quelle grandi così in quelle piccole, come in quelle altrui così in quelle proprie, sventolare la giustizia. Infatti se i peccati sono pari, anche le lodi sono pari. Accordai pure a tutti l'ottava parte del prezzo, di quel che ognuno aveva comprato, affinché nessuno se ne andasse da me scontento; poi a coloro, i quali avevano versato somme molto ingenti per gli acquisti, provvedetti separatamente. Infatti mi avevano sia giovato di più sia avevano fatto un danno maggiore a loro stessi. Dunque a coloro che avevano acquistato di più di diecimila, aggiunsi a quell'ottava comune per così dire pubblica la decima di quella somma, da cui erano stati esclusi i diecimila. Temo di aver espresso poco: sarò più chiaro nel calcolo. Se coloro che per caso avevano acquistato per quindicimila, incassarono sia l'ottava dei quindicimila sia la decima dei cinquemila. Per questo infatti sembrava che tutti sarebbero stati attratti molto convenientemente in futuro sia nell'acquistare sia anche nel pagare. sia questo computo che l'agevolezza mi stettero a gran prezzo, ma furono di tanto valore. Infatti nell'intera regione viene elogiata sia la forma che la novità della remissione. ho trattato alcuni di questi stessi non, come si dice, con un'unica misura ma distintamente e per gradi, quanto ciascuno è migliore più onesto, tanto l'obbligo verso di me ha una buona riuscita. (By Maria D.)