Oppidum Alesia a Romanis militibus obsidebatur; itaque, postquam frumentum consumptum est, de civita
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
La città di Alesia era posta sotto assedio dai soldati Romani; perciò, dopo che il grano fu esaurito, la popolazione in assemblea dibatteva sulle sorti della città. Una parte pronunciava parole a favore della resa, una parte proponeva un'incursione, finché le energie erano sufficienti. Critognato, invece, diede questo parere, che verrà ricordato per la (sua) crudeltà: Non sono intenzionato a parlare dell'opinione di coloro che chiamano con l'appellativo di resa un'indegna servitù, perché questo è un crimine nei confronti della cittadinanza, parlerò invece dell'incursione. Dopo che nell'incursione saremo stati uccisi, sottrarremo il nostro supporto a coloro che hanno ignorato il proprio rischio per la nostra salvezza; pertanto molte popolazioni verranno sottomesse, non appena, a causa della nostra stupidità e incoscienza, l'intera Gallia sarà stata umiliata e sottoposta a una perpetua servitù. I nostri alleati ancora non sono arrivati ad Alesia perché sono bloccati dalle opere di fortificazione romane, ma arriveranno. Questo è il mio parere: a causa della scarsità di cibo, sfameremo la nostra gente con i cadaveri degli anziani.
Caelum est hieme frigidum et gelidum; myrtos, oleas quaeque alia adsiduo tepore laetantur, aspernatu
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Il clima d'inverno è freddo e gelido; rifiuta e disdegna i mirti, gli ulivi e tutte le altre piante che si rallegrano del tepore costante. D'estate, il clima è molto mite: l'aria viene sempre mossa da qualche brezza, ha, tuttavia, più di frequente soffi d'aria che venti. La configurazione naturale della zona è molto bella: immagina un anfiteatro smisurato, come la natura sola può crearlo. Un'ampia ed estesa pianura è cinta dai monti, i monti hanno foreste slanciate e vetuste. La villa, ubicata sul colle più basso, possiede una vista come dalla vetta. Alle spalle l'Appennino, ma piuttosto distante; col tempo sereno e calmo, accoglie da questo venticelli, comunque non forti ed esagerati, ma deboli e smorzati. In gran parte è rivolta a sud e dall'ora sesta invita, per così dire, il sole estivo nel porticato spazioso. Di fronte, pressappoco, alla metà del porticato, si discosta un poco un appartamento che rinchiude un cortiletto, che è ombreggiato dai platani. In questo appartamento c'è una camera da letto che non lascia entrare la luce del giorno, il chiasso, il rumore. C'è anche un'altra camera, resa verdeggiante e ombrosa (lett. : "verdeggiante e ombreggiata") dal platano più vicino, guarnita di marmo fino allo zoccolo. La stessa camera è molto calda d'inverno, perché è inondata da tantissima luce del sole.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Petreio, un luogotenente del console Antonio, inviato contro i Catilinari, perlustrò i luoghi e, con la tromba, dette il segnale di battaglia, e così le coorti furono spinte, poco alla volta, ad avanzare. Si giunse in quel punto da dove la battaglia veniva ingaggiata dai soldati armati alla leggera; cozzarono in formazione di combattimento con il più grande schiamazzo; misero da parte i giavellotti, e la battaglia fu combattuta con le spade. I veterani oppongono resistenza senza spaventarsi (lett. : "non intimoriti"): si lotta con grande impegno. Intanto, Catilina si trovava insieme ai soldati armati alla leggera, andava in aiuto agli stanchi, faceva venire i (soldati) illesi al posto dei feriti; combatté molto egli stesso, ferì spesso il nemico; i soldati valorosi obbedirono ai doveri del buon comandante. Quando Petreio vide Catilina, fece entrare la coorte pretoria nel mezzo dei nemici, e uccise i soldati scompigliati. Poi, da ambedue i lati, fece un assalto contro tutti gli altri. Manlio e Fiesolano, i comandanti dei soldati, fedeli a Catilina, morirono. Catilina, sbaragliato, e lasciato con pochi amici, memore della sua discendenza e della sua antica posizione sociale, si lanciò contro i nemici fitti, e venne abbattuto nello scontro.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Anfione, figlio di Antiope, prende in matrimonio Niobe, la bella figlia di Tantalo; da Niobe genera molti figli e molte figlie; la sciocca Niobe mette i suoi figli al di sopra di quelli di Latona, figlia del Titano Ceo. Infatti Niobe supera Latona per numero di figli; i figli di Latona però erano Apollo e Diana. Un giorno i figli di Niobe erano in una fitta foresta. Apollo vede i fanciulli e vendica il torto: a causa dell'arroganza di Niobe, il dio crudele, con le frecce aguzze, uccide nella foresta gli sventurati figli di Niobe. I poveri Fedimo e Tantalo vengono feriti dalle frecce assassine di Apollo e cadono per primi: ciascuno dei due geme, ciascuno dei due depone il corpo sul suolo e spira. Il dio di Delo con le frecce fatali trafigge gli organi più interni. Uno tra i fanciulli cerca di estrarre la freccia mortale dalla spalla, ma una seconda freccia, attraverso la gola, si infilza fino alle piume (nota: le piume direzionali della freccia). Per ultimo Iloneo supplica gli dèi: O dèi, risparmiate la mia vita! Ma il crudele Apollo con un'altra freccia uccide il fanciullo. Niobe si trovava nella reggia e sente le lacrime dei suoi figli. Vede i figli sventurati e distribuisce gli ultimi baci tra i suoi figli. Successivamente la crudele Diana uccide con delle frecce d'oro le povere figlie di Niobe all'interno della reggia. Una sola tra le figlie di Niobe si estrae le frecce dal braccio, ma sviene moribonda. Un'altra prova a nascondersi, ma la dea crudele la uccide con le frecce. L'ultima rimaneva ferma: Niobe copre con l'intera veste l'amata figlia, ma invano. La triste Niobe, privata dei figli, siede tra i figli e le figlie. Piange, e poco a poco diventa di pietra: il vento non (le) muove un capello, gli occhi tristi restano immobili. Non c'è nulla di vivo in Niobe, e la sventurata Niobe si trasforma in pietra.
Caesar, postquam Pompeius ad Asparagium pervenit, ibi cum legionibus suis contendit atque in itinere
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO A COLORI - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Dopo che Pompeo giunse ad Asparagio, Cesare marciò là insieme alle proprie legioni e, nel corso della marcia, conquistò la città dei Parteni, nella quale Pompeo teneva una guarnigione. Quando giunse ad Asparagio, pose l'accampamento accanto a Pompeo e l'indomani portò fuori e schierò le truppe, perché aveva deciso di istigare Pompeo al combattimento. Ma, poiché il nemico non mosse i soldati dalle loro posizioni, ricondusse la legione nell'accampamento. L'indomani, pertanto, Cesare procedette insieme a numerose truppe in direzione di Durazzo, attraverso un percorso disagevole e angusto (Pompeo, infatti, aspettava rinforzi dal mare). Pompeo, quando non vide presso l'accampamento i soldati di Cesare, fu lieto, poiché i nemici erano partiti a causa della penuria di grano (così avevano detto gli abitanti di Asparagio), poi però, per mezzo degli esploratori, Pompeo intese la verità; gli esploratori, infatti, dissero: Cesare ha intenzione di occupare Durazzo e, nel momento in cui l'avrà occupata, schiaccerà le schiere pompeiane. Perciò, Pompeo rimosse l'accampamento con i suoi soldati, e si affrettò verso il mare. Cesare, che frattanto aveva rinvigorito le proprie truppe, interruppe la marcia per un breve momento della notte, e il mattino successivo arrivò a Durazzo, proprio quando si distingueva, da lontano, l'esercito di Pompeo, e pose l'accampamento presso le coste del mare. Pompeo, tenuto lontano da Durazzo, fortificò il proprio accampamento in una località elevata, che è detta Petra.