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Paride porta via Elena, moglie di Menelao. Così Agamennone, insieme a Menelao, e ad uomini scelti della Grecia, è in procinto di dirigersi a Troia: infatti, (egli) ha intenzione di recuperare Elena. Ma, a causa della collera di Diana, una tempesta tratteneva i Greci: infatti, Agamennone oltraggiava una cerva di Diana e faceva torto alla dea. Dunque Agamennone interroga un oracolo, e l'oracolo risponde: Sacrifica Ifigenia, tua figlia: così espierai il torto alla dea. Agamennone ascolta le parole dell'oracolo, ma rifiuta di sacrificare la figlia. Allora Ulisse, uomo astuto, inviato insieme ad un amico fidato presso Ifigenia e presso la madre Clitemnestra, dice parole ingannevoli: O Clitemnestra, la tua Ifigenia verrà data in moglie ad Achille. Poi Ulisse conduce Ifigenia, fanciulla sventurata, presso le truppe Greche, e Agamennone decide di sacrificare la figlia, ma Diana, la dea dei boschi, ha intenzione di risparmiare la fanciulla: infatti sostituisce una cerva ad Ifigenia, e, attraverso un cielo nuvoloso, trasferisce Ifigenia nella regione della Tauride.
Hamilcar, cognomine Barca, Carthaginiensis, primo Poenico bello, sed temporibus extremis, admodum ad
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Amilcare, di soprannome Barca, cartaginese, molto giovane guidò l'esercito in Sicilia nella prima guerra punica, ma nei periodi finali. Non arretrò mai davanti al nemico, e anzi lo provocò di frequente, e riuscì sempre vincitore. Successivamente, i Cartaginesi furono sconfitti con la flotta dal console C. Lutazio presso le isole Egadi, e Amilcare richiese la pace ai Romani: la patria, infatti, impoverita dalle spese, non poteva sopportare più a lungo le sciagure della guerra. Non appena Amilcare giunse a Cartagine, esplose una guerra intestina: dapprima i soldati mercenari, di cui i Cartaginesi si erano serviti contro i Romani, si ribellarono, sollevarono l'intera Africa, attaccarono Cartagine. I Cartaginesi, atterriti dalla paura, chiesero truppe ausiliarie ai Romani, ma infine nominarono Amilcare comandante supremo. Egli non soltanto stornò i nemici dalle mura di Cartagine, ma riconsegnò alla patria anche tutte le città ribelli, le più potenti dell'intera Africa. In seguito, con animo sicuro ed estremamente avverso nei confronti dei romani, il comandante fu inviato in Spagna insieme all'esercito, e lì portò con sé il figlio Annibale, molto giovane. In più c'era, con Amilcare, un giovane insigne, bellissimo, Asdrubale, che guidò l'esercito dopo la morte di lui e per primo traviò con la corruzione le antichissime consuetudini dei Cartaginesi. Ma Amilcare, dopo che oltrepassò il mare ed arrivò in Spagna, realizzò grandi cose grazie alla sorte favorevolissima: soggiogò popolazioni molto importanti e molto bellicose, arricchì l'Africa intera di cavalli, armi, uomini e denaro. Otto anni dopo che era arrivato in Spagna, venne ucciso mentre combatteva in battaglia contro i Vettoni.
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Saturno fu il dio delle seminagioni, ed inoltre il signore del tempo, ed un antico re dell'Italia. Infatti, fuggitivo dal regno del cielo, giunse in Italia, e si nascose nel Lazio; poi Giano, il re del Lazio, ebbe Saturno in alleanza, e gli concesse il regno. In Lazio, Saturno, in qualità di re, addomesticò per mezzo dell'agricoltura le abitudini selvagge degli uomini. All'epoca tutti vivevano con grande prosperità: gli alberi fornivano spontaneamente il cibo agli uomini, i fiori davano il miele, i capi di bestiame offrivano le mammelle piene di latte. All'epoca non vi furono soldati, né collera, né guerre. Quell'età fu dorata. Successivamente vennero le età dell'argento e del bronzo: gli uomini smuovevano la terra per mezzo dell'aratro, e vivevano con fatica. Però, dopo l'età del bronzo venne un periodo spaventoso: atroci calamità devastarono il mondo, gli uomini erano spaventati dalle malattie e dalle guerre, e le donne partorivano con grande dolore pochi bambini. Questa fu l'età "del ferro", oppure "di Marte": infatti Marte, il dio della guerra, ebbe il potere, e sparse la distruzione nelle città degli uomini.
Caesar, postquam ex Menapiis in Treveros venit, trans Rhenum copias ducere instituit, quia Germani a
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Cesare, dopo che, dai Menapi, arrivò dai Treveri, stabilì di portare le truppe oltre il Reno, poiché i Germani avevano mandato delle truppe ausiliarie in aiuto ai Treveri contro i soldati romani. Gli Ubii mandarono ambasciatori a Cesare, e spiegarono così: Dalla nostra popolazione non sono state inviate truppe ausiliare ai Treveri, accusiamo invece di tradimento gli Svevi, perché hanno infranto il patto coi Romani e, quando sarete arrivati nella regione dei Germani, vi uccideranno. Cesare rese grazie agli ambasciatori degli Ubii, e si diresse a marce forzate verso gli Svevi. Mentre i soldati romani collocano l'accampamento presso un piccolo bosco sacro, gli Svevi allestiscono molte truppe contro di loro; Cesare chiede supporto agli Ubii per mezzo di un messaggero. Gli Svevi, non appena videro legioni romane tanto numerose, insieme a molti soldati degli Ubii, misero al riparo le proprie truppe, quelle degli alleati e l'intera popolazione in una foresta dalla smisurata grandezza.
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Fra i più eminenti re dei Persiani ci furono Ciro e Dario, ciascuno dei quali raggiunse il potere da privato cittadino grazie al valore. Il primo di questi morì in battaglia, Dario perì di vecchiaia. Celeberrimo fu il re Serse, che mosse guerra alla Grecia per terra e per mare con gli eserciti più grandi a memoria d'uomo. Tra i sovrani spicca Artaserse, di soprannome "Macrochiro", che ha il principale vanto di un gigantesco e bellissimo aspetto fisico, che abbellì con un'incredibile valore militare: nessun Persiano, in effetti, fu più potente, quanto a forza fisica, di Artaserse.
Nel popolo dei Macedoni, invece, Filippo, figlio di Aminta, e Alessandro Magno sorpassarono di gran lunga tutti gli altri quanto alla gloria delle gesta: Alessandro fu consumato dalla malattia a Babilonia, Filippo fu assassinato da Pausania nei pressi del teatro ad Egio. Dionigi il Vecchio (prior), siculo, fu sia forte sia esperto di guerra, niente affatto licenzioso, non avido bensì estremamente bramoso di potere, e spietatissimo. Ci furono ancora importanti re tra gli amici di Alessandro Magno, che dopo la morte di lui s'impadronirono dei suoi domini: Antigono, Demetrio, Lisimaco, Seleuco, Tolomeo. Antigono venne ucciso in battaglia, mentre lottava contro Seleuco e Lisimaco. Lisimaco venne ucciso da Seleuco. Demetrio, fatto prigioniero in guerra, perì in carcere a causa di una malattia. E, non molto dopo, Seleuco fu assassinato con l'inganno da Tolomeo Cerauno. Tolomeo fu assassinato dal figlio.
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