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Io, da vero uomo Romano, procuro a voi, figli e figlie, una grande ricchezza non per mezzo del commercio, ma per mezzo dell'agricoltura. Io, in quanto padre della famiglia, dico a te, o Gaio, figlio mio, che presto sarai un uomo: Guardati dal commercio, perché è pericoloso; pratica piuttosto l'agricoltura, perché è onesta e sicura. Anche la letteratura loda gli agricoltori: leggi Catone oppure Virgilio! Pensa inoltre alla vita di tutti noi: la tavola non ci offrirà una grande abbondanza di vivande, ma vivremo felici; i marinai, invece, saranno ostacolati dalla minaccia dei pirati e delle tempeste. La Sorte avversa incombe sia sugli agricoltori, sia sui marinai, ma a Roma la prudenza è maestra di vita. Ascolta il consiglio e tramanda questo ai posteri!
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A Roma, sulla via Cassia, c'è una villa, che viene detta "la reggia": infatti è straordinaria. Ha una grande porta e molte finestre; l'acqua viene raccolta in una grande vasca per i pesci. Vi si vedono anche molte statue di dee. Nella villa vive Tullia, non una regina, ma una matrona Romana ricca e bella. Grazie alla pazienza, Tullia amministra molte schiave ed ancelle, le quali, nella cucina preparano buoni cibi per la padrona, e nell'aia accudiscono caprette e galline. Da Tullia vengono elogiate la diligenza delle ancelle e la laboriosità delle schiave, e dalle schiave e dalle ancelle vengono offerte a Tullia rose bianche.
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In Italia c'era un'isola bella e piccola, gradita agli abitanti e ai forestieri. Ogni giorno gli agricoltori lavoravano nelle vigne, i marinai si arricchivano per mezzo del commercio, e i poeti celebravano la bellezza della costa. Veniva chiamata l'isola della pace, fino a che la vita pacifica viene sconvolta: la discordia divide gli abitanti, e la laboriosità degli agricoltori viene meno. Gli agricoltori e i marinai indossano corazze ed elmi, e maneggiano lance e frecce aguzze. Nella scuola, dalle maestre venivano raccontate alle fanciulle molte storie di battaglie spietate, ma adesso le fanciulle vedono la violenza della battaglia: i pirati percorrono l'isola, razziano le vigne, distruggono le fattorie. I poeti recitano: O abitanti, soltanto l'armonia e l'affetto reciproco sono amici della patria!
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Un agricoltore bravo e astuto spacca le zolle con l'aratro, e così ara il campo, e semina meli, peri, e ciliegi. Quando dei venti tempestosi recano piogge e rannuvolamenti, egli resta pacifico e a riposo nella fattoria, e trascorre una vita felice insieme ai figli, perché ha vino e cibo modesto. Durante il riposo egli prepara le attrezzature necessarie per la coltivazione, ed attende i venti favorevoli. Quando ritornano l'Austro e il Favonio, con animo allegro egli raccoglie una grande quantità di grano, e la conserva nel granaio.
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L'uomo sano, se è in buona salute ed è autosufficiente, non deve attenersi a nessuna regola, e (non deve) ricorrere né al medico né al massaggiatore. Abbia invece uno stile di vita vario: ora stia in campagna, ora in città, e più spesso nel campo; viaggi per mare, si dia alla caccia, di tanto in tanto si riposi, ma si eserciti di frequente: se è vero che la pigrizia indebolisce il corpo, la fatica lo fortifica; la pigrizia fornisce una prematura vecchiaia, la fatica una lunga giovinezza. A volte si avvalga di un bagno caldo, altre volte delle acque fredde; non eviti nessun tipo di cibo; a volte partecipi a un banchetto, altre si astenga da esso; mangi due volte al giorno. Ma, come i cibi e gli esercizi di questo genere sono necessari, così sono superflui quelli dell'atleta: infatti, da un lato, la regolarità dell'esercizio interrotta a causa di incombenze civili prostra il fisico, dall'altro, i corpi che sono stati sovraccaricati, sia invecchiano rapidamente, sia si ammalano.
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