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La Grecia era la patria di poeti molto famosi: Omero, Tirteo, Alceo e molti altri. Omero è il primo poeta conosciuto. Anche oggi, nelle scuole, i libri di Omero vengono letti dai maestri, e amati dagli alunni: nell'uno dei due viene narrata non tutta la guerra di Troia, bensì l'ultimo anno; nell'altro dei due commuovono gli animi le preoccupazioni di un uomo bello, ma sventurato. Anche Tirteo e Alceo erano conosciuti in Grecia: l'uno dei due celebrava la gratitudine della patria agli uomini che combattevano nelle guerre; l'altro dei due dimostrava i benefici delle cene e del vino. Anticamente la presenza dei poeti era motivo di gloria per gli abitanti, e dai poeti veniva data alla patria una straordinaria fama.
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Mentre Cesare si trovava nella Gallia Cisalpina, nell'accampamento invernale, come abbiamo spiegato, arrivavano delle voci in merito ad una rivolta dei Belgi. I Belgi abitavano un terzo della Gallia, e spesso si scontravano con i Germani: i Germani, infatti, poiché erano potenti e temerari in guerra, superavano continuamente il fiume Reno allo scopo di fare bottino nelle terre dei Belgi, e i Romani non impedivano tali torti. I Belgi avevano un grande odio contro l'esercito Romano, dunque organizzavano una rivolta. Dopo che i piani dei Belgi furono arrivati alle orecchie di Cesare tramite i messaggeri e tramite una lettera di Labieno, egli ordinò che nella Gallia Cisalpina fossero arruolate due nuove legioni, e che il luogotenente Q. Pedone fosse mandato nella Gallia più interna. Anche Cesare, più tardi, dopo che ebbe lasciato l'accampamento, arrivò presso il territorio dei Belgi, per reprimere la sollevazione sin dal principio.
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Cesare occupò la città di Alesia. Il bottino di cavalli, pecore ed uomini fu grande: nel bottino si trovavano anche gioielli preziosi, e tra i prigionieri spiccava per prestigio Vercingetorige, egli, infatti, ad Alesia era il capo ed era il condottiero delle popolazioni della Gallia. Ancora oggi noi consideriamo Vercingetorige il vendicatore e il propugnatore della libertà della Gallia. Venne trattenuto in catene, come una bestia feroce nella tana, e alla fine rese più bello il trionfo del vincitore Cesare a Roma. Il trionfo fu magnifico anche per l'affluenza dei cittadini Romani. Fu grande la discrepanza tra la gioia allegra delle legioni dei Romani e il triste silenzio dei prigionieri.
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Fanciullo divino, Apollo ossia Febo, figlio di Giove e di Latona, nacque sull'isola di Delo con la sorella Diana. Era il dio della medicina, della musica, della poesia, della divinazione: di mattina, quando si vedeva il sole in cielo, era lecito innalzare preghiere al dio. Apollo era anche capo delle nove Muse, per le quali dai poeti erano scritti molte opere poetiche. Gli antichi chiamavano le Muse Calliope, Clio, Melpomene, Talia, Euterpe, Tersicore, Erato, Polinnia e Urania. Le Muse non erano mai ai banchetti degli dei, ma vivenao sul monte Elicona. Molti templi furono dedicati ad Apollo, anzitutto il tempietto di Delfi. Spesso Apollo ordinava alla sacerdotessa Pizia di fornire oracoli. Apollo e le Muse proteggevano le arti e la letteratura. Anche nel foro romano, presso le tribune degli oratori, c'era il tempio di Apollo: i Romani lo avevano edificato per un antico giuramento.
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Alessandro si era dedicato sin dall'infanzia a tutte le esercitazioni del corpo e delle armi; e così, da giovinetto, egli spiccava su tutti i coetanei, sia quanto a forze, sia quanto a temerarietà. Una volta, un mercante vendeva un cavallo grande e bello, e Filippo, il padre di Alessandro, lo acquistò. Il cavallo aveva nome Bufecalo. Poiché gli addetti del re non erano capaci di domare l'animale, Alessandro disse: Se tu non lo avrai vietato, o padre, io monterò sul cavallo e nel giro di breve tempo esso sarà domato. Il padre acconsentì, ed il giovinetto si avvicinò al cavallo, quindi, dopo che ebbe accarezzato con grande delicatezza il dorso e la criniera, montò sul dorso, e riportò al padre il cavallo domato.
- Magnitudo doni efficit ut donum gratum sit; gratius tamen erit donum, licet parvum ...
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