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Publio era un padrone bello e danaroso, ma avido. Viveva nell'isola di Sicilia, in una villa grande e spaziosa. Aveva molti amici, e spesso li invitava per la colazione. Ancelle diligenti preparavano la tavola, ma servivano poche vivande: soltanto uova ed acqua. Da Publio non veniva mai offerta la sportula, ma gli amici sapevano... L'avidità è una malattia. Allora, una volta, decidono di recarsi per cena, insieme alle ancelle, presso la villa di Publio, entrano ed appoggiano sulla tavola un rombo, una triglia, del vivo ed altre buone vivande. Publio, dato che comprende l'intento degli amici, arrossisce, ma mangia e ride felice insieme agli altri. Alla fine dice: O amici, io vi ringrazio, perché sono guarito!
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Il dittatore M. Furio Camillo, desiderando vincere, ed essendo ormai sul punto di ingaggiare battaglia, dopo che ebbe ordinato che i soldati imbracciassero le armi, disse: Sotto la tua guida, o Apollo Pitico, io ho accettato la dittatura, per distruggere Veio e faredono a te della decima parte del bottino. Prego anche te, o regina Giunone, di darci una grande vittoria, e a te consacreremo un sontuoso tempio a Veio! Dopo che ebbe invocato gli dei, spronò i soldati ad attaccare la città da tutte le parti, e dette il segnale. I Romani irruppero anche nel centro della città, perché precedentemente avevano scavato una galleria sotterranea. Quindi i nemici furono invasi senza che se lo aspettassero, e nel giro di poco tempo la vittoria arrise a Camillo e ai Romani.
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Esopo ci ha tramandato il racconto della cornacchia boriosa, affinché non trascorressimo la vita disprezzando la nostra indole. Dopo che a un pavone furono cadute le piume, una cornacchia, gonfia di futile boria, si affrettò a raccoglierle e con le penne abbellì il corpo; poi, disprezzando le altre cornacchie, si unì al bel branco dei pavoni. I pavoni, appena scoprirono l'inganno, strapparono le piume allo sfacciato uccello, e lo misero in fuga con i becchi. Dopo essere stata malmenata, (la cornacchia) lamentandosi per le ferite e per l'offesa, ritornò presso la propria specie, ma venne respinta dalle altre cornacchie che dissero: Tu hai disprezzato la tua specie, perciò hai meritato l'offesa dei pavoni e adesso l'allontanamento. In maniera simile, tutti coloro che si saranno discostati dalle tradizioni passate, perderanno gli amici e si troveranno in grossi guai.
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Orfeo era un famoso poeta e, per mezzo del suono della cetra, smuoveva persino le rocce, e ammansiva le belve feroci. Anche gli antichi Greci amavano Orfeo per via del piacevole suono della cetra. Egli aveva come sposa la bella ninfa Euridice, e insieme alla sposa egli viveva molto felice. Ma un giorno, Euridice viene uccisa da una vipera nascosta nelle erbe. A quel punto Orfeo, molto triste per la morte della moglie, scende negli Inferi, e supplica Proserpina, la regina degli Inferi, perché egli desiderava vedere di nuovo Euridice, e desiderava riportarla alla vita. Suona dolcemente con la cetra, e commuove l'animo della regina. Da tutte le parti accorrono le ombre dei morti, e Proserpina esaudisce le preghiere del poeta e libera la fanciulla. Ma invano. Euridice risaliva dietro al marito, ma Proserpina aveva dato un comandamento ad Orfeo: non guardare la moglie. Orfeo però non obbedisce. Il poeta infatti si affretta verso la porta degli Inferi, ma, per il desiderio, rivolge lo sguardo all'amata. A quel punto Proserpina rapisce di nuovo Euridice, e la riporta negli Inferi. E così Orfeo perde per sempre l'amata moglie.
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Noi conosciamo molti poeti Romani. Alcuni scrissero poesie elegiache, altri poemi epici, altri poemi lirici. Ci furono anche quelli che composero opere teatrali. Il primo poeta dei Romani fu Livio Andronico. Grazie al lavoro di Livio, i Romani conobbero ed amarono i libri di Omero, un illustre poeta dei Greci. Tramite Livio, la bellezza e la saggezza dei poemi di Omero furono percepite dai lettori Romani. Livio scrisse anche commedie e tragedie. Successivamente anche Gn. Nevio si dedicò al palcoscenico. Nevio, tuttavia, è famoso non solamente per gli spettacoli teatrali, ma anche per i libri in merito alla Prima Guerra Punica, nei quali raccontò le vittorie dei Romani contro i Cartaginesi. Poi Tito Maccio Plauto, un autore di commedie, compose molte fabule palliate. Gli spettatori amavano le storie di Plauto, perché in esse veniva raccontata la vita quotidiana dei padroni insieme agli schiavi. Un illustre autore di commedie fu anche Terenzio, ce era stato portato via a forza dall'Africa come prigioniero. Anche Terenzio scrisse fabule palliate, nelle quali vengono raccontati molti fatti divertenti circa i padri e i figli.