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Dionysius tyrannus, cum fanum Proserpinae Locris expilavisset, navigabat Syracusas; isque cum secundissimo vento ...in rogum illatus est, eamque potestatem, quam ipse per scelus erat nanctus, filio transmisit.
Dopo aver saccheggiato a Locri il tempio di Proserpina, il tiranno Dionisio faceva vela a Siracusa; e costui, poiché manteneva la rotta con un vento molto favorevole, ridendo: "Vedete, amici, - disse - che buona navigazione viene concessa dagli dei immortali ai profanatori?". Quest'ultimo, dopo che fece approdare la flotta nel Peloponneso e giunse nel tempio di Giove Olimpio, gli tolse il mantello di grande peso (ablativo di qualità), con cui il tiranno Gelone aveva adornato Giove dal bottino dei Cartaginesi, e scherzò anche su questo, dicendo che un mantello d'oro è pesante in estate, freddo in inverno, e gli mise addosso un mantello di lana, affermando che (questo) fosse adatto ad ogni stagione dell'anno. Ordinò anche che si portassero via da tutti i santuari le mense d'argento, sulle quali, poiché secondo un'uso della Grecia antica era stato inciso: "degli buoni dei" affermava di voler godere della loro bontà. Lo stesso afferrava senza esitazione le statuette d'oro della dea Vittoria, le tazze e le corone, che erano sostenute dalle mani protese delle statue, e affermava di accettarle, non di sottrarle. Insomma né Giove Olimpio colpì costui con un fulmine né Esculapio lo uccise con una misera e lunga malattia, e, morto nel suo letto, fu depositato sul rogo e trasmise al figlio quel potere che egli stesso aveva ottenuto con la malvagità.
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Tertio bello Messenico Athenienses Lacedaemoniis auxilio venerunt. Quorum fidem cum Lacedaemonii suspectam haberent, ...Diu varia victoria fuit; ad postremum aequo Marte utrimque discessum est.
Nella terza guerra Messenica gli Ateniesi giunsero in soccorso agli Spartani. Gli Spartani avendo sospetto della loro fedeltà, fingendo che loro fossero superflui, li estromisero dalla guerra. Gli Ateniesi, sopportando malvolentieri questo fatto, spostarono da Delo ad Atene il denaro che era stato raccolto dall'intera Grecia come tributo per la guerra Persiana, affinché non fosse di depredazione e di bottino venuti gli Spartani meno all'alleanza (ablativo assoluto). Poichè gli Spartani, erano impegnati nella guerra dei Messeni, inviarono i Peloponnesiaci perché facessero una guerra contro gli Ateniesi. A quel tempo gli Ateniesi avevano poche forze (dativo di possesso), poiché era stata inviata una flotta in Egitto. E così facilmente vengono sconfitti combattendo nella battaglia navale. Dopo il ritorno dei loro (soldati) dall'Egitto, gli Ateniesi preparano di nuovo una guerra. E gli Spartani, tralasciato il combattimento (abl. ass. ) con i Messeni, avevano già alzato le armi contro gli Ateniesi. La vittoria fu a lungo incerta; alla fine con pari esito di battaglia (=aequo Marte) ci si ritirò da entrambi i lati.
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Matrem Phalaridis scribit Ponticus Heraclides, doctus vir, auditor...Quod matris somnium immanis filii crudelitas comprobavit.
Eraclide del Ponto, uomo dotto, ascoltatore e discepolo di Platone, scrive che alla madre di Falaride sembrò di aver visto in sogno immagini degli dei che essa stessa aveva consacrato in casa; tra questi parve che Mercurio, da una coppa che teneva nella mano destra, versasse sangue che sembrava ribollire non appena avesse toccato terra, tanto che tutta la casa si riempisse di sangue. Questo sogno della madre confermò la smisurata crudeltà del figlio. (da Cicerone)
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Segesta est oppidum pervetus in Sicilia, iudices, quod ab Aenea fugiente a Troia atque in haec loca veniente conditum esse demonstrant....etiam hostibus digna quam sanctissime colerent videbatur.
Segesta è una città antichissima, nella Sicilia, che dichiarano che fu fondata da Enea mentre fuggiva da Troia e giungeva in questi luoghi. Così, i Segestani ritengono di essere uniti con il popolo Romano non soltanto da costante alleanza ed amicizia, ma, per la verità, anche da parentela. Un tempo questa città, mentre quella popolazione combatteva con i Cartaginesi a proprio titolo e di propria spontanea volontà, venne conquistata con la forza e distrutta dai Cartaginesi, e tutti gli abbellimenti vennero trasferiti da quel luogo a Cartagine. Presso i Segestani ci fu una statua di bronzo di Diana, sia provvista di altissima e antichissima venerazione, sia realizzata con singolare bravura e maestria. Questa, dopo essere stata trasportata a Cartagine, aveva cambiato soltanto sede e uomini, ma di certo conservava la vecchia venerazione; infatti, per via della straordinaria bellezza anche i nemici sembrava degna di santissima venerazione.
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Sexta Olympiade post duo et viginti annos quam prima constituta fuerat, Romulus, Martis filis, Romam urbem Parilibus in Palatino condidit... Hanc originem nomen patriciorum habet.
Nella Sesta Olimpiade, dopo ventidue anni che c'era stata la prima, Romolo, figlio di Marte, fondò la città di Roma sul Colle Palatino durante le feste della Dea Pale. Da quel momento fino al vostro consolato sono passati settecentoottantuno anni; ciò accadde quattrocento-trentasette anni dopo la presa di Troia. Romolo lo condusse a termine aiutato dalle legioni di suo nonno Latino: concorderei infatti volentieri con quelli che lo hanno tramandato in tal maniera, avendo, altrimenti, difficilmente potuto con un pugno di imbelli pastori rendere sicura la nuova città con i Veienti e gli altri, gli Etruschi e i Sabini, così vicini, benché l'avesse rinforzata avendo costruito un rifugio tra due boschi. Qui ebbe come consiglio pubblico cento uomini scelti e chiamati padri. La denominazione di patrizi ha questa origine.