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Duo familiares Arcades iter una facientes Megaram venerunt, ubi alter ad hospitem iit, alter in tabernam devertit. Is, qui in hospitio erant, vidit in somnio comitem suum orantem ut sibi, cauponis insidiis circumvento, subveniret. Si enim celeriter adcucurrisset, amicum imminenti periculo subtraxisset. Statim, vit dormiens excitatus prosiluit, tabernamque, ubi comes erat petivit. Sed pestifero fato eius humanissimum propositum supervacuum fuit et, cum amicum non invenisset, lectum ac somnum repetivit. Tunc iterum in somnio apparens mineglexisset, saltem ultionem amico interfecto non negaret. Corpus enim infelicis a caupone trucidatum, tum plaustro vehebantur ad urbis portam, stercore coopertum. Tam constantibus familiaris precibus compulsus, vir protinus ad portam cucurrit et plaustrum in somnio demonstratum comprehendit cauponemque ad capitale supplicium perduxit.
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Ab antiquis scriptoribus saepe nobiles Lacedaemoniorum civium sententiae memorantur. Valerius Maximus Spartanum virum celebrat, qui, dum cludus ad pugnam descendit, ab amico nimia temeritate invrepitus est. Sic fortis vir respondit: (claudus sum, sed propositum meum est pugnare, non fugere). Alius Spartanus vir, cum ingens bellum cum persis imminebat, postquam amicus dixit: (Persae sagittis solem obscurabunt), bono animo respondit: (Bene narras: in umbra enim pugnabimus!). Nec omitto Lacedaemonium virum, qui hospiti suo ostendenti patriae muros altos latosque dixit: (Si mulieribus tantos muros comparavistis, recte fecistis, si autem vestrae urbis viris, turpite
Spesso vengono ricordate dagli antichi scrittori le risposte celebri dei cittadini spartani. Valerio Massimo parla di un uomo spartano che discese/discende (presente o imperfetto) in battaglia per tutto il tempo vacillante (zoppo) Il forte uomo rispose in questo modo: " sono vacillante (zoppo) ma il mio scopo è combattere non fuggire (da fugio). Un altro uomo spartano quando la grande guerra con i persiani era imminente, dopo che un amico disse: "I persiani oscureranno il sole con le (loro) frecce " rispose con nobile animo : "tu parli bene: infatti noi combatteremo nell'ombra". Non ometto (quell') uomo degli spartani (oppure puoi tradurre con il genitivo partitivo: tra gli spartani) che disse al suo ospite che ostentava le mura alte e vaste della (sua) patria: "se voi preparaste (avete preparato) così grandi mura per le donne, voi avete fatto bene, ma se invece (avete preparato tali mura) per gli uomini, voi avete fatto male (turpemente)
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In clara Aesopi fabula industria laudatur et impigra vita magnum bonum putatur. Agricola ob morbum mortem adventare videt et vehementer laborat, quia liberi imperiti agri culturae sunt. Agricola tamen in animo habet agrum suum liberis relinquere. Itaque filios arcessit et dicit: " Cari liberi, nunc e vita discedo, sed vobis donum gratum relinquo: in vinea fodite et multas divitias invenietis". Post agricolae mortem, filii censent: " Thesaurus certe sub terra latet si assidua diligentia vineae terram effoderimus, pecunias reperiemus et copiosi erimus". Itaque per multas horas terram aratro vertunt et strenua cura thesaurum quaeritant, sed frustra. Terra tamen diu arata fecunda fit et vinea laetam uvam fundit: de hoc thesauro agricola filiis suis dicebat.
Traduzione
Nella famosa favola di Esopo è lodata l'industria e la vita operosa è considerata un sommo bene. Il contadino per la malattia vede arrivare la morte e si dispiace fortemente, poiché i suoi figli sono inesperti di agricoltura. Il contadino tuttavia ha in animo di lasciare il suo campo ai figli. E così manda a chiamare i figli e dice: cari figli, ora muoio, ma a voi lasciò un grato dono: nella vigna (cerca fodite) e troverete molte ricchezze. Dopo la morte del contadino, i figli pensano: un tesorto certamente si nasconde sotto terra se scaveremo con somma diligenza la terra della vigna troveremo denaro e saremo ricchi. E così volsero con l'aratro per molte ore e cercano con estrema cura il tesoro ma inutilmente. La terra tuttavia arata a lungo diventa feconda e la vigna offre una lieta uva: di questo tesoro il contadino diceva ai suoi figli.
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Iam vero virtuti Cn. Pompei quae potest oratio par inveniri? Virtutes imperatoriae quae volgo existimantur, labor in negotiis, fortitudo in agendo, celeritas in conficiendo, consilium in providendo, tanta sunt in hoc uno quanta in omnibus reliquis imperatoribus quos aut vidimus aut audivimus non fuerunt. Testis est Italia, quam ille ipse victor L Sulla huius virtute et subsidio confessus est liberatam esse; testis Sicilia quam, multis undique cinctam periculis, non terrore belli sed consilii celeritate explicavit. testis Africa quae, magnis oppressa hostium copiis, eorum ipsorum sanguine redundavit; testis Gallia per quam legionibus nostris iter in Hispaniam Gallorum internicione patefactum est; testis Hispania quae saepissime plurimos hostes ad hoc superatos prostratoque conspexitù; testis iterum et saepius Italia quae, cum servili bello taetro periculosoque premeretur, ab hoc auxilium absente expetivit; hoc bellum expectatione eius attenuatum atque imminutum est, adventu eius sublatum ac sepultum.
Ed inoltre quale discorso potrebbe esser adeguato al valore di Gneo Pompeo? Esistono altre virtù, per un generale, oltre a quelle che tutti riconoscono: l'applicazione negli affari, la saldezza la laboriosità nelle imprese, la rapidità nelle azioni, la saggezza nelle decisioni; in lui solo esse si trovano in numero tale, mai ebbero gli altri generali che abbiamo conosciuto o di cui abbiamo sentito parlare. (Sono) testimoni (di questo) l'Italia, che lo stesso Silla, vittorioso, confessò di aver liberata confidando sul suo valore (sul valore di Pompeo) e sul suo aiuto, fu (infatti) liberata la Sicilia, che, presa da insidie provenienti da esse (dalle insidie) liberò non facendo ricorso alla violenza dello scontro armato, bensì con la prontezza della sua decisione; l'Africa, che traboccante di nemici, si impregnò del sangue dei nemici che la attanagliavano, la Gallia, il cui attraversamento per la Spagna alle nostre legioni, fu garantito dopo una strage di Galli; la Spagna, che vide, molto spesso, la maggioranza dei nemici sconfitti ed umiliati da questo (uomo). Testimone, di nuovo e più spesso, l'Italia che schiacciata dall'abominevole e dal pericolosa guerra servile, lo reclamò in aiuto, mentre era assente: furore guerresco che, nella timorosa attesa di lui, andò finendo e indebolendosi, e morto e sepolto con l' arrivo
I partecipanti alla congiura di Catilina- Versione latino di Sallustio da Corso di lingua latina per
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Igitur circiter Kalendas Iunias L. Caesare et C. Figulo consulibus primo singulos appellare, hortari alios, alios temptare; opes suas, inparatum rem publicam, magna praemia coniurationis docere. Ubi satis explorata sunt, quae voluit, in unum omnis convocat, quibus maxuma necessitudo et plurumum audacia inerat. Eo convenere senatorii ordinis P. Lentulus Sura, P. Autronius, L. Cassius Longinus, C. Cethegus, P. et Ser. Sullae Ser. filii, L. Vargunteius, Q. Annius, M. Porcius Laeca, L. Bestia, Q. Curius; praeterea ex equestri ordine M. Fulvius Nobilior, L. Statilius, P. Gabinius Capito, C. Cornelius; ad hoc multi ex coloniis et municipiis domi nobiles. Erant praeterea complures paulo occultius consili huiusce participes nobiles, quos magis dominationis spes hortabatur quam inopia aut alia necessitudo. Ceterum iuventus pleraque, sed maxume nobilium, Catilinae inceptis favebat; quibus in otio vel magnifice vel molliter vivere copia erat, incerta pro certis, bellum quam pacem malebant. Fuere item ea tempestate, qui crederent M. Licinium Crassum non ignarum eius consili fuisse; quia Cn. Pompeius, invisus ipsi, magnum exercitum ductabat, cuiusvis opes voluisse contra illius potentiam crescere, simul confisum, si coniuratio valuisset, facile apud illos principem se fore.
Traduzione
Pertanto, verso le Calende di giugno, sotto il consolato di L. Cesare e G. Figulo, comincia a chiamare a uno a uno i suoi accoliti, esorta gli uni, sperimenta gli altri; vanta le proprie risorse, l'impreparazione dello Stato, i grandi vantaggi di una congiura. Dopo che ebbe saggiato ciò che voleva conoscere, raduna tutti i più indigenti e i più audaci. Vi si trovarono, dell'ordine senatorio, P. Lentulo Sura, P. Autronio, L. Cassio Longino, G. Cetego, P. e Servio Silla, figli di Servio, L. Vargunteio, Q. Annio, M. Porcio Leca, L. Bestia, Q. Curio, inoltre dell'ordine equestre, M. Fulvio Nobiliore, L. Statilio P. Gabinio Capitone, G. Cornelio, poi molti delle colonie e dei municipii, notabili nella loro patria. Partecipavano inoltre alla congiura con un pò più di segretezza numerosi nobili, spinti più dalla speranza del potere che dalla miseria o da altre necessità. Del resto, la maggior parte della gioventù, specialmente la nobile, favoriva i disegni di Catilina; essi, che avevano la facoltà di vivere oziosi nel lusso e nella mollezza, preferivano al certo l'incerto, la guerra alla pace. Vi fu così in quel tempo chi credette che neanche M. Licinio Crasso fosse stato all'oscuro del complotto; poiché Cn. Pompeo, che egli odiava, era a capo d'un grande esercito, avrebbe voluto vedere accrescersi la potenza di chiunque contro di quello, fidando insieme che, se la congiura avesse trionfato, facilmente egli sarebbe divenuto il capo dei congiurati.