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Non sum sapiens, nec ero. Exìge itaque a me, non ut optìmis par sim, sed ut malis melior: hoc mihi satis est, cotidie alìquid ex vitiis meis demere et erròres meos obiurgàre. Non pervèni ad sanitatem, ne perveniam quidem. «Aliter», inquis, «loqueris, alìter vivis». Hoc Platòni obiectum est, obiectum Epicùro, obiectum Zenòni; omnes enim isti dicèbant vivendum esse non quemadmòdum ipsi vivérent, sed quemadmodum esset et ipsis vivendum. De virtute, non de me loquor, et cum vitiis convicium facio, in primis meis convicium facio: vivam quomodo oportet. Nec malignitas me ista multo venèno tincta deterrebit ab optìmis; ne virus quidem istud, quo alios spargìtis, quo vos necàtis, me impediet quomìnus persevérem laudare vitam, non quam ago, sed quam agendam (esse) scio, quomìnus virtutem adòrem et ex intervallo ingenti reptabundus sequar.

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Frasi latino Corso di Lingua Latina 1/13 Pagina 43
Esercizio 18 A e Esercizio 18
Esercizio 18 A
1. L’Italia non è un’ isola ma ha molte isole.
2. Nella fattoria della padrona c’è un baule di denaro.
3. Le spiagge e i boschi dell’Italia sono molti.
4. Le corone sono la gloria dei poeti.
5. Oh ancelle siete gradite alla padrona della fattoria.
6. Siamo poeti di Roma.
7. La capanna dell’agricoltore è piena di forestieri.
8. La storia è la vita della memoria e la maestra della vita.
9. Oh fanciulla sei la gioia della maestra.
Pag. 43, Esercizio 18 B
1. La vita degli agricoltori non è lieta, ma è sempre maestra di laboriosità.
2. La veglia delle matrone e delle figlie di famiglia è gradita alla dea.
3. Il denaro è spesso causa non di gioia ma di invidia.
4. L’invidia e la superbia delle scolare sono motivo di preoccupazione per la maestra.
5. Non la ricchezza, ma la saggezza e la giustizia sono il motivo di gloria per la padrona e per la regina.
6. Le gole delle Termopili sono fonte di preoccupazione per le truppe dei Persiani.
7. Siamo poeti e nelle nostre lettere non c’è ostilità
8. Tebe si trova in Grecia.
9. Le minacce dei Persiani sono fonte di preoccupazione per Atene, l’insidia degli stranieri (lo è) per Roma.
10. Sulle rive e sulle spiagge dell’isola c’è una grande abbondanza di erbe.
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Frasi latino Corso di Lingua Latina 1/13 Pagina 43
Esercizio 18 A e Esercizio 18
Esercizio 18 A
1. L’Italia non è un’ isola ma ha molte isole.
2. Nella fattoria della padrona c’è un baule di denaro.
3. Le spiagge e i boschi dell’Italia sono molti.
4. Le corone sono la gloria dei poeti.
5. Oh ancelle siete gradite alla padrona della fattoria.
6. Siamo poeti di Roma.
7. La capanna dell’agricoltore è piena di forestieri.
8. La storia è la vita della memoria e la maestra della vita.
9. Oh fanciulla sei la gioia della maestra.
Pag. 43, Esercizio 18 B
1. La vita degli agricoltori non è lieta, ma è sempre maestra di laboriosità.
2. La veglia delle matrone e delle figlie di famiglia è gradita alla dea.
3. Il denaro è spesso causa non di gioia ma di invidia.
4. L’invidia e la superbia delle scolare sono motivo di preoccupazione per la maestra.
5. Non la ricchezza, ma la saggezza e la giustizia sono il motivo di gloria per la padrona e per la regina.
6. Le gole delle Termopili sono fonte di preoccupazione per le truppe dei Persiani.
7. Siamo poeti e nelle nostre lettere non c’è ostilità
8. Tebe si trova in Grecia.
9. Le minacce dei Persiani sono fonte di preoccupazione per Atene, l’insidia degli stranieri (lo è) per Roma.
10. Sulle rive e sulle spiagge dell’isola c’è una grande abbondanza di erbe.
Le donne sabine pongono fine alla guerra tra Romani e Sabini - Livio versione latino corso lingua la
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Sabinae mulieres, quarum ex iniuria bellum ortum erat, crinibus passis scissaque veste, victo muliebri pavore, ausae sunt se inter tela volantia inferre, dirimere infestas acies, dirimere iras, hinc patres Sabinos, hinc viros Romanos orantes, ne se sanguine nefando soceri generique respergerent, ne parricidio macularent partus suos, nepotum illi, hi liberum progeniem. 'Si adfinitatis inter vos, si conubii piget, in nos vertite iras; nos causa belli, nos vulnerum ac caedium viris ac parentibus sumus; melius est mori quam viduae aut orbae sine alteris vestrum vivere'. Movet res cum multitudinem tum duces; silentium et repentina fit quies; inde ad foedus faciendum duces prodeunt. Nec pacem modo sed civitatem unam ex duabus faciunt. Regnum consociant: imperium omne conferunt Romam. Ita geminata urbe, ut Sabinis tamen aliquid daretur, Quirites a Curibus appellati sunt.
TRADUZIONE
Le donne Sabine, dall'ingiuria delle quali aveva avuto origine la guerra, sciolti i capelli e stracciata la veste, vinto il tipico timor femminile, osaron gettarsi tra i dardi sibilanti, pacificare gli schieramenti ostili, dirimere le ire, pregando da un lato i padri sabini, dall'altro gli uomini romani, di non macchiarsi del sangue sacrilego del suocero e del genero, e di non macchiar altresì i propri figli di parricidio, e la stirpe dei nipoti i primi, dei figli i secondi. 'Se vi vergognate della parentela tra di voi, del matrimonio, volgete le ire contro di noi: noi siamo la causa della guerra, noi delle ferite e delle morti di mariti e genitori; è meglio morire piuttosto che vivere vedove o prive degli uni o degli altri tra di voi!' Il gesto intenerisce sia la moltitudine dei soldati, sia i comandanti; improvvisa cala una quiete silenziosa; da ciò si fecero avanti i comandanti, per stipulare i patti. E non stringono una pace soltanto, ma, da due, danno origine ad un'unica civiltà. Uniscon i regni, trasportano il comando interamente a Roma. Così riunita la cttà, affinché fosse assegnato, nonostante tutto, qualcosa ai Sabini, vennero nominati Quiriti da Curi.
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Valerio Massimo Corso di Lingua latina
C. Afrania, Licinii Bucconis senatoris uxor, prompta ad lites contrahendas ...
C. Afrania, moglie del senatore Licinio Buccone, pronta a mettere a freno le controversie, sempre parlò in sua difesa presso il pretore, non perché era tralasciata dagli avvocati, ma perché era colma di sfrontatezza. Pertanto lavorando assiduamente nei tribunali nel foro con strane urla, si diffuse l'assai famoso esempio della scrupolosità della donna, a tal punto che a mò di accusa il nome di Gaia Afrania sia rimproverato dalle usanze riprovevoli delle donne. Inoltre Ortensia, figlia di Quinto Ortensio Ortalo, dal momento che il collegio delle matrone era stato aggravato dai triumviri con un grave tributo e nessuno osava adattare loro la difesa degli uomini, fece l'interesse delle donne dinanzi agli uomini con fermezza e fortunatamente: infatti riprodotta la facondia del padre, ottenne che la maggior parte del denaro che era stato imposto di pagare fosse restituito alle matrone. Allora rinacque Quinto Ortensio Ortalo dalla discendenza femminile e favorì le parole della figlia.