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Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi. Superior stabat lupus, longeque inferior agnus. Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit; 'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?' Laniger contra timens'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor'. Repulsus ille veritatis viribus'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'. Respondit agnus 'Equidem natus non eram'. 'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi'; atque ita correptum lacerat iniusta nece. Haec propter illos scripta est homines fabula quifictis causis innocentes opprimut.
Versione da Corso di lingua latina B pg 402
Un lupo e un agnello erano arrivati allo stesso ruscello spinti dalla sete; più in alto stava il lupo e molto più in basso l'agnello. Allora il mammalucco, incitato dalla gola malvagia, trovò un pretesto di litigio. "Perché" disse "rendi l'acqua torbida a me che bevo?" E in risposta l'agnello spaventato: "Ma scusa, come posso fare ciò per cui ti lamenti, lupo? Il liquido scorre da te verso i miei sorsi". Respinto il lupo con le forze della verità: "Sei mesi fa, disse, tu hai sparlato di me". L'agnello rispose: "Di certo non ero nato". "Per Ercole! Tuo padre, disse quello, ha sparlato di me". E così, afferratolo, lo sbrana con una morte ingiusta. Questa favola è stata scritta per quelli uomini che opprimono gli innocenti con cause false.
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Cum GalliSenones, Relictis ob sterilitatem agris suis, Clusium, Italiae oppidum, obsiderent, missi sunt Roma tre (tre, nom. ) Fabii, qui Gallos monerent ut ab oppugnatione desisterent. Ex quibus unus, contra ius gentium (diritto delle genti), in aciem processit et ducem Senonum interfecit. Propter quam rem Galli, petitis in decitionem legatis nec impetratis, Romam petiverunt et exercitum Romanorum apud Alliam fluvium ceciderunt. Victores Galli urbem intraverunt, ubi nobilissimos senum primum ut deos coluerunt, deinde ut homines interfecerunt. reliqua iuventus cum Manlio in Capitolium fugit, ubi Camilli virtute est servata. Camillus autem, qui interim dictator dictus erat, ex improviso Gallos occidit et postea populum Romanorum, qui Veios migrare optabat, retinuit. Sic et oppidum civibus et cives oppido reddidit
Poiche’ i galli senoni, abbandonati i loro campi a causa della sterilita’, assediarono Chiusi, citta’ dell’Italia, furono mandati da Roma tre dei fabii per ammonire i galli a desistere dall’assedio. Uno tra questi, contro il diritto delle genti, avanzo’ verso l’accampamento e uccise il comandante dei senoni. A causa di cio’ i galli, catturati in ostaggio e non ascoltati gli ambasciatori, si diressero verso Roma e masscrarono l’esercito dei romani presso il fiume Allia. I galli vittoriosi entrarono nella citta’ che prima onorarono per poi ucciderli.
La gioventu’ restante fuggi’ con Manlio sul Campidoglio, dove la gioventu’ della virtu’ di Camillo fu conservata. Camillo, poi, che era stato eletto dittatore, immediatamente uccise i galli e in seguito trattenne con forza il popolo romano, che voleva emigrare. Cosi’ egli restitui’ la citta’ ai cittadini e i cittadini alla citta’.
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3) Mettius ille est ductor ( pred. nom )itineris huius, Mettius idem huius machinator ( pred. nom. ) belli, Mettius foederis Romani Albanique ruptor ( pred. nom. ). (Livio)
Mezzio è quella famosa guida di questo percorso (viaggio), il medesimo Mezzio è l'artefice di questa guerra, Mezzio è il trasgressore del patto dei Romani con gli Albani
4) Non propter corpus ( causa ) vivere debemus: nos huius (genit. oggettivo) nimius amor timoribus ( mezzo) inquietat, sollicitudinibus ( abbondanza ) onerat, contumeliis ( termine ) obicit. (Seneca)
non a causa del corpo dobbiamo vivere: l'eccessivo amore per questo ci turba di paure, ci riempie di preoccupazioni, ci espone a insulti (offese)
6) Peloponnesio bello ( tempo ) multa hic (Trasibùlo) sine Alcibiade ( esclusione ) gessit, ille nullam rem sine hoc (Nepote)
questo (Trasibùlo) durante la guerra del Peloponneso compì molte imprese senza Alcibiade, quello nessuna senza di questo
9) Ariovistus sedes habebat in Gallia ab ipsis Gallis ( agente ) concessas ( part. cong. perf. da concedo rif. a "sedes" ), et obsides ipsorum voluntate dederat. (Cesare)
Ariovisto aveva domicili in Gallia concessigli dai Galli stessi, e aveva consegnato ostaggi per volontà degli stessi (Galli)
B:
1) Omnia simul intellegere potestis("potete"), iudices, ex hoc uno crimine. (Cicerone)
o giudici, potete capire allo stesso tempo tutto da un solo capo d'accusa
3) Lacedaemonii universi ( predicativo ) impetum fecerunt neque prius abscesserunt, quam // magna caede multisque occisis, // fortissime ipsum Epaminondam pugnantem ( = partic, pres. congiunto a "Epaminondam" ) // concidere // viderunt. (Nepote)
principali
temporale
ablativo assoluto
infinitiva
Gli Spartani tutti insieme fecero un assalto e non si allontanarono prima di aver visto lo stesso Epaminonda cadere mentre combatteva con estremo coraggio, una volta uccisi molti (nemici) con grande strage
In queste frasi trovi anche l'ablativo assoluto. Ricordi la regola? Ricordi come si traduce? Ripassalo con il nostro videotutorial
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Frasi da corso di lingua latina pagina 266 esercizio 41 A e B
Esercizio A
1) Mox Lepido Operam darius Octavianus primus pacem cum Antonio fecit
2) M. Attilius Regulus consul fusis Sallentinis triumphavit primusque Romanorum ducum in africam classem traiecit
3)Caesar cognito consilio Britannorum ad flumen tanesim in fine Cassivellani exercitum duxit
4) Exstincto in Sicilia Dionysio tyranno milites maximum natu ex filio eius nomine Dionysium suffecerunt
5) Graeci oppido Caryatium capto viribus interfectis, civitate delagrata matronas in servitutem oducerunt
6)BessisAlexandri cleritate perterritus dis patriis sacrificio rite facto cum amicis ducibusque capidrum inter epulas de bello consultabat
7) Thessali relicto exteriore circulo mari deficientibus iam copiis in interiorem partem urbis concesserunt
8) Rex duabus urbibs in utraque flumis ripa copiarum ducibus coronas donat
9) Auspicia more maiorum penes patres sunt nam plebeius magistratibus nullus auspicato creditu
10) Adventante fatali urbi clade legati ab clusinis venirent auxilium adversus Gallos petentes
1) poi per intervento di Lepido per primo ottaviano fece pace con Antonio
2) Il console M. Regolo sconfitti i salentini trinfò per primo e spinse la flotta dei comandanti romani in africa
3) Cesare, conosciuto il piano dei britanni, condusse l'esercito al fiume tamesi, ai confini di Cassivellauno
4) Morto in Sicilia il tiranno Dionisio, i soldati elessero il più grande tra i suoi figli, chiamato (di nome, con nome) Dionisio
5) Il re, due citta' fondate su entrambe le rive del fiume, offre le ghirlande ai comandanti delle truppe
6) Besso, spaventato dalla celerità di Alessandro, compiuti i sacrifici agli dei patri secondo il rito, si consultava sulla guerra con gli amici e con i comandanti delle truppe durante i banchetti
7) Gli abitanti della Tessaglia, lasciato il cerchio esterno della fortificazione, privo ormai di truppe, si ritirarono nella parte interna della città
8) -Il re, due citta' fondate su entrambe le rive del fiume, offre le ghirlande ai comandanti delle truppe
9) Gli auspici secondo le tradizioni degli antichi sono nelle mani dei padri, infatti nessun magistrato della plebe è eletto con buoni auspici
10) Giungendo la fatale strage della città, gli ambasciatori vengono da Chiusi per chiedere aiuto contro i Galli.
Esercizio
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Duo familiares Arcades iter una facientes Megaram venerunt, ubi alter ad hospitem iit, alter in tabernam devertit. Is, qui in hospitio erant, vidit in somnio comitem suum orantem ut sibi, cauponis insidiis circumvento, subveniret. Si enim celeriter adcucurrisset, amicum imminenti periculo subtraxisset. Statim, vit dormiens excitatus prosiluit, tabernamque, ubi comes erat petivit. Sed pestifero fato eius humanissimum propositum supervacuum fuit et, cum amicum non invenisset, lectum ac somnum repetivit. Tunc iterum in somnio apparens mineglexisset, saltem ultionem amico interfecto non negaret. Corpus enim infelicis a caupone trucidatum, tum plaustro vehebantur ad urbis portam, stercore coopertum. Tam constantibus familiaris precibus compulsus, vir protinus ad portam cucurrit et plaustrum in somnio demonstratum comprehendit cauponemque ad capitale supplicium perduxit.
I due amici arcadi vennero a MegAra facendo insieme il viaggio, dove uno andò alla locanda, l’altro deviò per la taverna. Quello, che era nella locanda, vide in sonno il suo amico che pregava affinché andasse in soccorso a lui, circuito dalle insidie dell’oste. Se infatti fosse accorso velocemente, avrebbe sottratto l’amico dall’imminente pericolo. Immediatamente, l’uomo che dormiva si alzò eccitato e andò alla locanda, dov’era l’amico. Ma per il fato avverso il suo umanissimo proposito fu inutile e, poiché non aveva trovato l’amico, tornò a letto e al sonno. Allora apparse in sonno una seconda volta il misero amico, ferito lo supplicò che, poiché aveva trascurato di portare aiuto alla sua vita, almeno non negasse la vendetta all’amico ucciso. Infatti il corpo trucidato dall’oste dell’infelice, allora veniva condotto su un carro alle porte della città, coperto di sterco. Spinto da tante costanti preghiere dell’amico, l’uomo accorse subito alla porta e riconobbe il carro mostrato in sonno e condusse l’oste alla pena capitale.