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Proca, rex Albanorum, Amulium et Numitorem filios habuit, quibus regnum annius vicibus habendum reliquit. Sed Amulius fratri imperium non dedit et ut eum subole privaret, filiam eius, Rheam Silviam, Vestae sacerdotem praefecit, ut virginitate perpetua teneretur; quae a Marte compressa Remum et Romulum edidit. Amulius ipsam in vincula compegit, parvulos in Tiberim abiecit, quos aqua in sicco reliquit. Ad vagitum lupa accurrit eosque uberibus suis aluit. Mox Fustulus pastor collectos Accae Laurentiae coniugi educandos dedit. Qui postea, Amulio interfecto, Numitori avo regnum restituerunt
Proca, re degli albani, ebbe come figli Numitore e Amulio ai quali lascio’ il regno affinche’ regnassero ad anni alterni. Ma Amulio non consegno’ il regno al fratello e, per privarlo della discendenza, fece di sua figlia, Rea Silvia, una sacerdotessa di Vesta, affinche’ fosse vincolata da una perpetua virginita’; tuttavia questa, dopo che fu resa gravida da Marte, partori’ Romolo e Remo. Amulio allora la rinchiuse in prigione, getto’ i fanciulli nel Tevere, che l’acqua abbandono’ sulla terra ferma. Una lupa accorse al lamento e li nutri’ con le sue mammlle. Poi il pastore Faustolo li raccolse affinche’ fossero cresciuti da sua moglie Acca Lorenzia. In seguito questi, ucciso Amulio, ristituirono il regno al nonno Numitore.
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Enomao versione latino Igino traduzione libro
Corso di Lingua Latina Sintassi pagina 157 Numero 31
"Oenomaus, martis filius habuit in coniugio... a quo myrtoum pelagus est appellatum. "
Enomao, figlio di Marte e Asterope, figlia di Atlante, prese in moglie Evarete, figlia di Acrisio, dalla quale ebbe Ippodamia, fanciulla di straordinaria bellezza; ma egli non voleva concederla in nozze a nessuno perché un oracolo lo aveva ammonito di guardarsi dalla morte per mano del genero. E poiché molti la chiedevano in sposa, stabilì il patto che l’avrebbe data a chi lo avesse sfidato in una gara col carro e fosse riuscito a superarlo (egli aveva infatti cavalli più veloci del vento), mentre chi veniva sconfitto doveva essere messo a morte. Molti avevano già perso la vita quando per ultimo si presentò Pelope, figlio di Tantalo, che, vedendo inchiodate sulla porta le teste dei pretendenti di Ippodamia, iniziò a pentirsi temendo la ferocia del re. Così corruppe Mirtilo, l’auriga di Enomao, promettendogli la metà del regno se lo avesse aiutato. Stabiliti i patti, Mirtilo preparò il carro senza inserire le biette ai mozzi delle ruote, e così, quando i cavalli presero il via, mandarono in pezzi il carro difettoso di Enomao. Pelope tornò in patria vincitore insieme a Ippodamia e Mirtilo, ma ebbe paura del disonore che lo attendeva: perciò precipitò Mirtilo nel mare che da lui prese nome Mirtoo.
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Dopo la morte di Ettore versione latino Igino
Traduzione libro Corso di lingua latina
Inizio: Postquam hectoris corpus sepultum est, Fine: et postea sibi mortem gladio conscivit.
Dopo che Ettore fu (lett è) sepolto, Achille superbo si aggirava intorno alle mura dei Troiani e spesso diceva così agli amici: " io da solo ho espugnato Troia".
Clicca qui per il testo latino completo e per la traduzione
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La lettera di Temistocle al re
persiano Artaserse
Versione di latino di Cornelio Nepote
LIBRO Corso di lingua latina per il biennio
Testo latino
La laboriosità rende fertili i campi- Versione latino di Plinio il Vecchio da Corso di lingua latina
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C. Furius Cresimus e servitute liberatus, cum in parvo admodum agello multo largiores fructus perciperet quam ex amplissimis vicinitas, in invidia erat magna: omnes eum fruges alienas pellicere veneficiis dicebant. Quamobrem, a Spurio Albino aedile curuli die dicta, metuens damnationem, instrumentum rusticum omne in forum attulit et adduxit familiam validam atque bene curatam ac vestitam, ferramenta egregie facta, graves ligones, vomeres ponderosos, boves saturos. Postea dixit: 'Veneficia mea, Quirites, haec sunt, nec possum vobis ostendere aut in forum adducere lucubrationes meas vigiliasque et sudores. ' Omnium sententiis absolutus itaque est. Profecto opera, non impensa, cultura constat, et ideo maiores fertilissimum in agro oculum domini esse dixerunt.
Traduzione
Caio Furio Cresimo, liberato dalla schiavitù, giacchè coglieva, in un appezzamento di terra proprio piccolo frutti molto più numerosi che i vicini in campi vastissimi, era oggetto di grande invidia. Affermavano che egli attirava a sè, tramite incantesimi, tutti i frutti altrui. E perciò, fissata la data dell'udienza dall'edile curule Spurio Albino, temendo la condanna, recò seco nel foro tutti gli arnesi agricoli, e condusse con sè una servitù ben nutrita, curata ed abbigliata, ferramenta plasmate egregiamente, pesanti zappe e vomeri (lett: pesanti vomeri), nonchè buoi satolli. In seguito dichiarò: 'I miei incantesimi, Romani, sono questi, ne' posso mostrarvi o portarvi nel foro le mie notti in bianco, le mie veglie e le mie fatiche'. Dunque fu assolto con il benestare di tutti. Certamente l'agricoltura si basa sulla fatica, non sugli strumenti; e perciò gli antenati affermarono che l'occhio del padrone è il più fertile nel campo
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